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Meno forte, più diffuso: il terrorismo tre anni dopo bin Laden



Carta di Laura Canali

Carta di Laura Canali

(Limes)

Di Giorgio Cuscito

La leadership di al Qaida è più debole, ma gli attentati terroristici sono aumentati. Questo è il messaggio chiave del rapporto annualeLink esterno sul terrorismo pubblicato dal dipartimento di Stato Usa lo scorso 30 aprile, a tre anni dalla morte di Osama bin Laden. Il 2 maggio 2011, lo sceicco è stato ucciso da truppe speciali statunitensi in PakistanLink esterno.

Secondo i dati contenuti nel report ed elaborati dal National consortium for the study of terrorism and response to terrorism (Start), nel 2013 si sono verificati in totale 9.707 attacchi terroristiciLink esterno (il 43% in più rispetto al 2012). Quasi 18 mila persone sono morte e 32 mila sono rimaste ferite. I primi paesi per attentati subiti sono Iraq (2.495, il doppio rispetto al 2012), Pakistan e Afghanistan. Le organizzazioni responsabili appartengono ad al Qaida o sono a essa affiliate. I talebani sono i primi per attacchi perpetrati (641), seguiti dallo Stato Islamico di Iraq e Levante (Isil, che opera in Iraq e Siria) e da Boko Haram, operante in NigeriaLink esterno e (di recente) in CamerunLink esterno. I maoisti indiani sono quarti, mentre al Shabaab, che è attivo in Somalia e KenyaLink esterno, è quinto.

Cittadini e proprietà private sono i principali bersagli degli attentati (3.035 target), seguiti da forze di polizia e obiettivi governativi.

Made in al Qaida

Il report sottolinea l'aumento di gruppi terroristici nel mondo, sia affiliati ad al Qaida sia indipendenti. Le violenze sono alimentate soprattutto da ragioni confessionali, in particolare in SiriaLink esterno, Libano, Pakistan e Iraq.

Secondo il dipartimento di Stato, gli sforzi realizzati a livello mondiale per contrastare al Qaida hanno determinato l'indebolimento della sua leadership sul piano operativo. "Al-Zawahiri, riconosciuto come il leader ideologico del movimento jihadista" dopo la morte di bin Laden, non è riuscito a risolvere i contrasti tra al-Nusrah e al Qaida in Iraq (Aqi)Link esterno durante la guerra in Siria. Ciò ha portato al disconoscimento ufficiale del secondo gruppo, oggi conosciuto come Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil) e guidato da Abu Bakr al-Baghdadi, la stella nascente del movimento jihadista.

Per finanziare le attività terroristiche, le organizzazioni compiono una vasta gamma di crimini: rapimenti, frodi, traffici illegali. Per esempio a quello di droga o di sigarette, che è valso al noto terrorista operante nell'Africa settentrionale Mokhtar BelmokhtarLink esterno il soprannome di "Mister Marlboro"; oppure, al traffico di avorioLink esterno, che riempie le casse degli estremisti islamici di al-ShabaabLink esterno, delle milizie di Janjaweed del Sudan e dei guerriglieri ugandesi del Lord's resistance army(Lra). Il 70% dell'"oro bianco" è diretto in Cina. Tuttavia, secondo il documento "le donazioni private dal Golfo restano una delle fonti principali di finanziamento dei gruppi terroristi sunniti, in particolare, di quelli operanti in Siria".

"Durante il 2013, questi gruppi avrebbero fatto un uso crescente dei social mediaLink esterno, fondamentale per propaganda, indottrinamento, reclutamento e addestramento. Tuttavia, "confusioni e contraddizioni tra le varie voci del movimento sono sempre più comuni".

Inoltre, il report afferma che gli "estremisti solitari" rappresentano ancora una seria minaccia, come dimostra l'attentato avvenuto ad aprile dell'anno scorso durante la maratona di BostonLink esterno (Usa).

La calamita siriana

La guerra di SiriaLink esterno fra il regime di Bashar al Asad e il variegato fronte dei ribelli non è solo il teatro in cui si fronteggiano potenze planetarie e regionaliLink esterno. Secondo il report, Damasco è il nuovo polo gravitazionale del terrorismo islamico. Militanti da tutto il mondo – circa 7 milaLink esterno da 50 paesi - sono diretti qui per schierarsi con i ribelli, mentre i libanesi di Hezbollah e altre milizie sciite appoggiano il regime. Nonostante il 50% della armi chimiche siriane sia stato rimosso o distruttoLink esterno in base all'accordoLink esterno tra Usa e Russia, la guerra nel paese prosegue - i morti sono più di 150 mila - e ha ormai superato i confini con l'Iraq occidentaleLink esterno e il LibanoLink esterno.

La Siria è una palestra pericolosa per i jihadisti "stranieri" che, una volta tornati nei paesi di appartenenza, potrebbero mettere in pratica quanto appreso per condurre altri attentati.

Le critiche di Iran, Cuba e Cina

Alcuni paesi hanno criticato il report lamentando un doppio standard di valutazione da parte dell'amministrazione Usa.

In primo luogo l'Iran, classificato come "Stato sponsor del terrorismo" insieme a Cuba, Sudan e Siria. Il documento definisce in questo modo le entità statuali i cui governi "hanno ripetutamente fornito supporto ad atti di terrorismo internazionale". Lo status comporta l'applicazione di sanzioni economiche e finanziarie. L'Iran, in questa lista dal 1984, continuerebbe a inviare armi a Damasco violando il divieto impostogli dal consiglio di sicurezza Onu di vendere o trasferire armi. Inoltre, servendosi delle forze Qods del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell'Iran (Irgc-qf, unità speciale responsabile delle operazioni fuori dal paese) e del ministero della Sicurezza e dell'Intelligence (Mois), Teheran sosterrebbe Hezbollah in Libano e gruppi terroristici palestinesi nella striscia di Gaza. Lo scorso giugno, il "partito di Dio" è stato definito un'organizzazione terroristica dal Consiglio per la cooperazione nel Golfo (Ccg). L'Ue ha limitato quest'accezioneLink esterno alla sua ala militare.

Secondo il documento, l'Iran ha anche incrementato la propria presenza in Africa e tentato di fornire armi all'opposizione sciita in Bahrain e ai separatisti houtiLink esterno in Yemen. Nel 2013 in questo paese si sono verificati un centinaio di attentati e il terrorismo s'intreccia con le insurrezioni secessioniste a Nord e a Sud. Per colpire al Qaida sul territorio yemenita, Washington ha fatto un uso massiccio di droniLink esterno, in particolare nel 2012.

La portavoce del ministro degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha affermatoLink esterno che "l'Iran è stato una delle principali vittime del terrorismo negli ultimi trent'anni, accusarlo di esserne un sponsor significa distorcere la verità". Teheran "condanna fortemente questo approccio, che minaccia la sicurezza e la pace globale", ha concluso la portavoce.

Nel 2013, grazie all'apertura del presidente iraniano Hassan Rohani, eletto il giugno scorso, le relazioni tra Washington e Teheran hanno subito un parziale disgelo. Iran e i paesi del 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) stanno tenendo i negoziati per definire i dettagli dell'accordo quadro raggiunto il novembre scorsoLink esterno con cui Teheran rinuncerebbe alla realizzazione del programma nucleare militare in cambio di una riduzione delle sanzioni internazionali.

Anche CubaLink esterno, considerata sponsor del terrorismo dal 1982, ha respinto energicamente il report. Per lungo tempo l'isola è stata un rifugio per membri dell'organizzazione terroristica basca Euskadi Ta Askatasuna (Eta) e per le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). Oggi i legami con queste organizzazioni si sono allentati e Cuba sta ospitandoLink esterno i negoziati tra Farc e governo colombiano. Nonostante ciò, secondo Washington, l'Avana continua a accogliere fuggitivi ricercati negli Usa. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha affermato che il report "manipola una questione sensibile come il terrorismo internazionale e lo trasforma in uno strumento politico contro Cuba".

Infine la Cina. Washington critica il ruolo marginale di Pechino nella war on terror e la scarsa quantità d'informazioni diffuse riguardo gli attacchi terroristici subiti. Secondo il governo cinese, i responsabili sarebbero estremisti islamici di etnia uigura, minoranza turcofona di religione musulmana che abita nello Xinjiang, nell'Ovest del paese. Il 30 aprile, alla stazione ferroviaria di Urumqi, capoluogo di questa provincia, una bomba è esplosa uccidendo tre persone e ferendone settantanove. L'attentato è avvenuto subito dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping, durata quattro giorni. Come in occasione dell'attentato di piazza TiananmenLink esterno, a Pechino, e quello della stazione dei treni di KunmingLink esterno, il governo cinese ha diffuso informazioni con il contagocce, lasciando dubbi sulla responsabilità uigura. Pechino, che si ritiene una vittima del terrorismo, ha definitoLink esterno "irresponsabile" la relazione statunitense.

L'eredità di bin Laden

Al di là degli obiettivi politici di questo report, un dato è certo. Con la morte dello sceicco del terrore, il processo di decentralizzazione di al Qaida (che era già in atto) si è accentuato. Al punto che la maggior parte delle organizzazioni che beneficiano del suo marchio predilige gli obiettivi locali al jihad globale. Ciò dovrebbe renderne più prevedibili le loro mosse, eppure nell'ultimo anno gli attentati sono aumentati esponenzialmente. Per due ragioni. La prima è il vuoto di potere generato dalle cosiddette primavere arabeLink esterno, che non hanno destabilizzato solo i paesi da cui hanno avuto origine (EgittoLink esterno, Tunisia, LibiaLink esterno, Yemen, Siria, MaliLink esterno eccetera), ma tutta l'Africa del Nord, dell'Est e il Medio Oriente. Nella maggior parte dei casi, la mancanza di attori statuali forti ha fornito il retroterra strategico ideale per le organizzazioni terroristiche, che in questi paesi stanno consolidando le proprie fondamenta.

La seconda ragione è la scelta degli Stati Uniti di non porre più la war on terror in cima all'agenda di politica estera, sostituendola con il contenimento della CinaLink esterno, il dossier iranianoLink esterno e quello russoLink esterno. Non è un caso se lo scorso anno il maggior numero di attacchi si sia verificato in Iraq - dove dal 2011Link esterno non ci sono più truppe Usa - e in Afghanistan, dove queste si avviano al ritiro. Insomma, la guerra al terrore non è più prioritaria per Washington, ma è certamente lontana dalla sua conclusione.

Per approfondire: Le maschere di OsamaLink esterno

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