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“Lasciar governare l’AfD? Sarebbe un errore politico molto grave”

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Keystone-SDA

Post voto in Sassonia-Anhalt, lo storico e docente dell'Istituto storico germanico di Roma, Lutz Klinkhammer, soppesa le chance di un blocco democratico unico, e avverte: “L’estrema destra occuperebbe posti chiave e scaricherebbe sempre la colpa su altri”.

L’analisi del voto in Sassonia-Anhalt, il Land tedesco dove l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) ha conquistato, secondo proiezioni, il 44%, quasi il triplo dei voti ottenuti dalla CDU (crollata al 17%) rivela una faglia profonda: la transizione post-riunificazione non è mai stata metabolizzata. E il “cordone sanitario” , il “Brandmauer” anti-destra, non regge più di fronte a un elettorato privo di legami tradizionali con i vecchi partiti. È quanto emerge dalle parole di Lutz Klinkhammer, docente di storia contemporanea presso l’Istituto storico germanico di Roma, lunedì mattina ospite di Modem.

“Un terremoto politico che si sentirà soprattutto a Berlino”. È la lettura a caldo del professor Lutz Klinkhammer, docente di storia contemporanea presso l’Istituto storico germanico di Roma. Uno scossone tuttavia “annunciato, perché le previsioni davano soprattutto un malcontento della popolazione molto forte con la politica governativa. È interessante l’affermazione di Sven Schulze (ministro presidente uscente della Sassonia-Anhalt ed esponente di primo piano della CDU, ndr), che non ha dato la colpa agli elettori. Ha detto ‘questa è la democrazia’, nel senso che ancora sta sperando di riassorbire in un futuro questa protesta. Perché aritmeticamente non è neanche facile sostituirlo. Ci vorrebbe un’alleanza tra AfD e BSW. Vediamo come evolve la situazione. È chiaro comunque che gli elettori non hanno difficoltà a rompere questo tabù politico e questo cordone sanitario votando massicciamente un partito che, secondo l’Ufficio per la protezione della Costituzione, è sicuramente estremista di destra”.

La puntata di Modem della RSI del 7 settembre 2026:

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Che il bersaglio del voto di domenica possa essere il governo federale sembra trovare conferma anche da alcuni sondaggi precedenti il voto, ricordati durante la trasmissione dal corrispondente RSI dalla Germania, Walter Rahue: ai cittadini della Sassonia-Anhalt era stato chiesto se sono soddisfatti della vita che conducono, ebbene il 68% ha risposto affermativamente. Mentre meno del 20% si è detto contento della situazione politica della Germania.

Caduto il “cordone sanitario” ora tra gli avversari dell’AfD, ma anche tra i commentatori, emerge la tesi del “mettiamoli alla prova del governare”, in questo modo, è la tesi un po’ cinica, il partito trascinato nel Land da Ulrich Siegmund potrebbe perdere l’aura di invincibilità.

“Lasciarli governare significherebbe però anche rafforzare, a mio avviso il partito”, fa notare Lutz Klinkhammer. “Perché poi occuperebbero svariati posti, non solo politici, e darebbero comunque sempre la colpa ad altri se le loro proposte politiche si rivelassero irrealizzabili. Capisco però anche che chi sostiene questo vorrebbe evitare dilemmi forti per i partiti tradizionali, in primis i democristiani, perché dovrebbero decidere dove rompere il ‘cordone sanitario’ verso l’AfD o verso la Linke, il partito di sinistra e questo potrebbe spaccare in due il partito”. Andare avanti con la creazione di un blocco democratico unico, ricorda il professore, “dovrebbe includere non solo i democristiani e verdi socialdemocratici, ma anche la Linke, che per i democristiani è ancora un problema”.

Per evitare questi dilemmi, prosegue Klinkhammer, “qualcuno dice lasciamoli governare, ma secondo me è un errore politico molto grave. Non va comunque dimenticato che durante la campagna elettorale il candidato ha nascosto benissimo il programma politico del partito. (…) Il successo dell’AfD dipende, a mio avviso, da motivazioni emozionali, soprattutto da un sentito reale deficit di rappresentazione politica e economica. E da qui dalla disponibilità anche di rompere il patto politico sul passato, per infrangere quello che loro considerano l’egemonia culturale dei partiti dell’arco costituzionale tedesco”.

Quindi la domanda è come si evolve questo arco costituzionale? “Il BSW ha già detto che sono pronti a collaborare su alcuni elementi politici, su proposte politiche concrete. Quindi è un po’ paradossale che una formazione che deriva appunto dalla sinistra dell’ex DDR potrebbe aiutare un partito di estrema destra a creare un governo parlamentare. Anche se aritmeticamente è difficile, perché se si arriva al terzo turno, il BSW dovrà decidersi se appoggiare apertamente, e non solo su alcune misure politiche, la AfD. Oppure rimanere, come è successo in Turingia, con i democristiani e socialdemocratici”.

L’Italia ha praticato per decenni una sorta di cordone sanitario verso la destra postfascista, poi però è arrivata al governo con Giorgia Meloni attraverso un percorso di legittimazione graduale. La Germania si trova oggi al bivio che l’Italia ha già superato… “In parte possiamo vedere delle analogie”, sostiene il docente di storia contemporanea. “L’Italia ha però avuto una delegittimazione della classe dirigente senza precedenti”. In Germania, conclude Klinkhammer, “non vedo la figura di un Berlusconi che potrebbe mettere insieme una forza nuova, come Forza Italia, con i movimenti neofascisti e la Lega. L’AfD vuole rompere col passato tedesco e non fare da partner junior di un’altra forza politica. Vorrebbero, e lo hanno detto fino adesso, governare solo da soli. Questa era la campagna elettorale ma non sono abituati a compromessi. Non vedo questa forza di creare una coalizione”. Rispetto a quanto successo in Italia, conclude, “la storia dell’AfD è stata quella di una radicalizzazione sempre maggiore. Per quanto riguarda i quadri dirigenti, non parlo degli elettori”.

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