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La marcia di Isis verso Baghdad e le opportunità per Usa e Iran in Iraq

(Carta di Laura Canali)

di Giorgio Cuscito (Limes)

In Iraq, l'organizzazione terroristica dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Islamic State of Iraq and al-Sham – Isis, jihadisti sunniti) ha conquistato diverse cittàLink esterno, mettendo a rischio la stabilità del paese. La tensione è molto alta e si intravedono nuove avvisaglieLink esterno di scontri settari.

Nelle ultime due settimane, Isis ha preso il controllo delle città di Mosul, Tikrit e Tal Afar, nel Nord dell'Iraq. La conquista di questi centri urbani si somma a quella di Fallujah e Ramadi, da mesi nelle sue mani. Ora l'organizzazione terroristica punta verso Baghdad.

In Iraq, gli sciiti rappresentano il 60-65% della popolazioneLink esterno e si concentrano a Sud della capitale, mentre i sunniti (32-37%) popolano il Nord del paese. I curdi si concentrano nella regione del Kurdistan iracheno, che confina con Iran, Turchia e Siria. Il primo ministro iracheno Nuri al Maliki (che ha recentemente rivintoLink esterno le elezioni) e il partito islamico Da'wa di cui è il leader sono di confessione sciita.

Cos'è Isis?

Isis è un gruppo terrorista islamico sunnita operante in Iraq e Siria, guidato da Abu Bakr al Baghdadi, stella nascente del movimento jihadista. Il suo obiettivo è creare un califfato in Medio Oriente. L'organizzazione è nata nel 2003 dopo la caduta di Saddam Hussein con il nome di al Qaida in Iraq (Aqi) per contrastare la presenza statunitense nel paese. A febbraio Ayman al Zawahiri, leader di al Qaida, ha disconosciutoLink esterno Isis considerandola troppo anarchica, in seguito a un tentativo di fusione con al-NusrahLink esterno, gruppo terroristico operante in Siria - e affiliato alla rete jihadista fondata da Osama bin Laden.

Proprio in Siria, negli ultimi due anni Isis ha notevolmente rafforzato il suo ruolo. L'organizzazione terroristica ha sfruttato la guerra tra ribelli e il regime di Bashar al Asad per reclutare militanti islamici. Qui ha anche accumulato denaro vendendo il petrolio dei giacimenti controllati e contrabbandando antichità fuori dal paese. In Iraq, la penetrazione di Isis è stata facilitata dagli attriti tra la comunità sunnita irachena e il governo sciita di al Maliki e dalle dispute tra Baghdad e il Kurdistan iracheno.

Vittorie decisive

Quella di Mosul (la seconda città più popolata del paese dopo Baghdad) è stata una vittoria tattica. I militanti islamici hanno confiscato all'esercito iracheno veicoli corazzati e armi. Inoltre, hanno presoLink esterno 429 milioni di dollari dalla banca centrale della città. Un funzionario dell'intelligence ha dichiarato al the GuardianLink esterno che "prima di Mosul l'organizzazione aveva 875 milioni di dollari tra denaro e beni" e che "i soldi presi dalla banca e le forniture militari sottratte" hanno un valore complessivo di 1.5 miliardi di dollari. Secondol'International Business Times, Isis sarebbe oggi l'organizzazione terroristica più riccaLink esterno del mondo.

A Tikrit, lo Stato islamico afferma di aver uccisoLink esterno 1.700 soldati iracheni sciiti. La conquista di Tal Afar è importante dal punto di vista geostrategico. La città si trova tra Mosul e il confine - ormai inesistente - con la Siria e può fungere da punto di raccordo per il passaggio di militanti di Isis da un paese all'altro.

Nei giorni scorsi, l'esercito iracheno ha sferrato degli attacchi aereiLink esterno per contrastare l'organizzazione jihadista, in particolare in prossimità di Mosul e Samarra. In quest'ultima città, si combatteLink esterno anche sul terreno. Le forze di sicurezza curde (conosciute come peshmerga) hanno dichiarato di aver preso il controllo di KirkukLink esterno per difenderla dall'arrivo dei jihadisti dopo che truppe irachene avevano abbandonato le loro basi.

Anche il regime di Asad in Siria ha lanciatoLink esterno raid aerei contro le basi di Isis sul territorio, incluse quelle a Raqqa, nel Nord Est del paese.

L'organizzazione terroristica, nota per le sue sofisticate strategieLink esterno sui social media, ha pubblicato su Twitter alcune immagini della strage compiuta a Tikrit. Almeno sei account collegati a Isis sono stati sospesiLink esterno dal popolare social network. Uno di questi (@Nnewsi) aveva eseguito il live tweeting (il racconto in diretta, ndr) della presa di Mosul. Baghdad avrebbe oscuratoLink esterno l'accesso ai principali social media per impedire a Isis di servirsi nuovamente di queste tecniche.

Le reazioni di Turchia, Iran e Usa

L'avanzata di Isis in Iraq e Siria mette a rischio la stabilità del Medio Oriente. Per questo suscita la preoccupazione degli attori regionali, che stanno valutando il da farsi.

La Turchia confina a Sud Est con entrambi i paesi e teme di essere contagiata dalla loro instabilità. Ankara è legata all'Iraq anche da interessi energetici. La pipeline Kirkuk-Ceyhan (che ha subito 53 attentati lo scorso anno) trasporta il petrolio dal Kurdistan iracheno fino alla costa mediterranea della Turchia. Inoltre, il 5 giugno il governo turco ha firmatoLink esterno con quello regionale di ErbilLink esterno un accordo che prevede l'importazione del petrolio curdo per i prossimi 50 anni. Baghdad, che è stata esclusa da questa trattativa, non ha gradito. Recentemente, il rapporto tra la comunità curda in Turchia e il governo del premier Recep Tayyip Erdoğan ha fatto dei passi in avantiLink esterno.

Ankara ha fatto evacuare il personale diplomatico dal consolato di Bassora ed è preoccupata per l'incolumità degli 80 turchi rapiti dall'Isis durante la presa di Mosul e per quella dei turkmeni (popolazione turcofona) che popolano Tal Afar.

A margine dei negoziati sul nucleare iraniano in corso a Vienna, i rappresentanti di Washington e Teheran hanno parlato brevemente della crisi in Iraq ed esclusoLink esterno una collaborazione militare nel paese. Il presidente Usa Barack Obama ha detto che non invierà truppe in Iraq (da dove l'esercito statunitense si è ritiratoLink esterno nel 2011) ma, come ha affermatoLink esterno il segretario di Stato John Kerry, l'attacco aereo è un'opzione. Nel frattempo, Washington ha dispiegatoLink esterno 275 soldati a protezione dell'ambasciata Usa a Baghdad. Lunedì 16 giugno la nave Uss Mesa Verde (con 550 marines a bordo) è entrataLink esterno nel golfo Persico, raggiugendo la portaerei George H.W. Bush. Entrambe sono lì per fornire possibile supporto alle forze armate irachene.

L'Iran ha sempre appoggiatoLink esterno il governo di Damasco e quello di Baghdad, entrambi di matrice sciita. Inoltre, ha criticato gli Usa per aver sostenuto militanti sunniti in Siria nel tentativo di rovesciare il governo di Asad, contribuendo indirettamente al rafforzamento di Isis.

Un'opportunità per Usa e Iran

Su incitamento dell'ayatollah Ali al Sistani, nei giorni scorsi molti cittadini iracheni si sono arruolatiLink esterno per far fronte ai numerosi casi di diserzione. Tuttavia, l'esercito iracheno non sembra essere in grado di resistere da solo all'avanzata jihadista verso Baghdad. Con il passare dei giorni è probabile che lo scontro tra i due assuma i connotati di una guerra settaria tra sunniti e sciiti.

Una collaborazione tra Stati Uniti e Iran potrebbe frenare l'avanzata di Isis e giovare al parziale disgelo tra i due paesi, iniziato nel 2013 dopo l'elezione del presidente iraniano Hassan Rohani. Uno sviluppo che non piacerebbe a Israele e Arabia Saudita, tradizionali alleati di Washington e antagonisti di Teheran.

Ad ogni modo, il coinvolgimento in Iraq di questi due attori non è sufficiente a risolvere i contrasti interni tra sciiti e sunniti. Paradossalmente potrebbe anzi alimentare la tensione tra le due confessioni, visto che si concretizzerebbe in una qualche forma di supporto al governo di al Maliki. C'è il rischio di agevolare indirettamente il proselitismo di Isis.

Per approfondire: Solo Baghdad e il Kurdistan possono fermare Isis in IraqLink esterno

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