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La lezione dei quattro Papi

tvsvizzera

di Bruno Boccaletti

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 aprile 2014 - 15:37

Benedetto XVI, le donne miracolate da Wojtyla, i fedeli accampati per terra e il messaggio di Francesco: i momenti forti della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

Ci siamo riempiti gli occhi - l'alba non era ancora fatta - delle migliaia di fedeli accampati per terra, dove potevano, in attesa che aprissero i varchi per Piazza San Pietro e via della Conciliazione. Scene già viste, in occasioni analoghe: questo è il popolo cattolico, quando vuole bene a qualcuno si muove, macina chilometri, non ha paura di sfidare la pioggerella primaverile che incombeva su Roma stamattina.

Papa Francesco deve avere pensato a indicare la strada a questa umanità di vario genere, tanti giovani come raramente si vedono nelle chiese della vecchia Europa. Il 27 aprile 2014 resterà negli annali della Chiesa cattolica come un capolavoro di equilibrio: da un lato sale gli altari la quercia della fede, l'instancabile viaggiatore, il Papa che spronava a non avere paura. Dall'altra l'uomo del dialogo, delle aperture a un mondo che cambia, maturate nel lungo apprendistato tra Bulgaria, Turchia, Grecia, Francia, Venezia.

Di questa giornata resteranno il sorriso di Benedetto XVI, l'abbraccio per nulla imbarazzato di Francesco, l'emozione delle due donne miracolate da Wojtyla, catapultate al centro della scena mediatica. E poi, anche, la tranquillità delle migliaia in piazza San Pietro. Sono scomparsi i cori di discutibile gusto, sentiti ancora in tempi recenti. Il volto di Francesco era concentrato sull'essenziale, sul mistero del rito cattolico di due Papi che prendono posto accanto a Dio in Paradiso. Quell'essenzialità è stata trasmessa anche al suo popolo, durante le due ore della cerimonia. Anche questo è il messaggio di Francesco.

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