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La legge? E chissenefrega!

Keystone

di Massimo Donelli

Da una parte i sindaci di Roma e Milano che celebrano le nozze gayCollegamento esterno. Dall’altra il sindaco di un paesino della cintura torinese che vuole istituire un bus per soli zingariCollegamento esterno.

Che cosa lega due vicende apparentemente così lontane?

Il più antico male italiano: il disprezzo per la legge unito all’incapacità di farla rispettare.

Quando, infatti, Giuliano PisapiaCollegamento esterno (di SELCollegamento esterno) e Ignazio MarinoCollegamento esterno (del PdCollegamento esterno), a caccia tanto di consensi quanto di polveroni utili a nascondere le magagne di MilanoCollegamento esterno e RomaCollegamento esterno, registrano come validi i matrimoni omosessuali di cittadini italiani celebrati in altri PaesiCollegamento esterno, violano la leggeCollegamento esterno.

Di più: la calpestano con gioia.

Ed è grave, perché da loro dovrebbe venire l’esempio buono, non quello cattivo.

Ma che cosa succede se due sindaci decidono di violare fragorosamente la legge?

Succede che nessuno si sofferma su un dettaglio nè piccolo nè trascurabile. Questo: fin qui – giusto o sbagliato che sia – lo Stato italiano non contempla le unioni fra individui appartenenti allo stesso sesso.

Chiaro?

No.

O, comunque, non importa.

La questione diviene subito ideologica: di qua i “progressisti”, che, violando la legge, stanno con i gay; di là i “conservatori”, i quali, pretendendo che la legge venga rispettata, passano per omofobi.

E se non ti schieri di qua o di là perché vuoi esaminare problematicamente il merito, tutti ti squadrano con sospetto.

Stessa storia a BorgaroCollegamento esterno, primissima cintura torinese.

Qui il sindaco Claudio GambinoCollegamento esterno (che guida una giunta Pd-SEL) ha lanciato una provocazioneCollegamento esterno facendo gridare addirittura all’apartheid.

Al centro della vicenda c’è la linea 69, che collega Borgaro con il capoluogo piemontese. Il 69 ha un fermata proprio davanti al campo nomadi di strada dell’AeroportoCollegamento esterno. E il 69 è il bus che prendono ogni mattina centinaia di adolescenti per andare a scuola a Torino.

Morale: furti, pestaggi, angherie subiti dai ragazzi che ora hanno paura di viaggiare con gli zingari, mentre i genitori vanno in processione da mesi nell’ufficio di Gambino per chiedergli di intervenire.

E lui, allora, la butta lì: se sdoppiassimo la linea 69?

Una, per soli zingari, con fermata al campo nomadi; l’altra che salta quella fermata. Che ve ne pare?

Apriti cielo.

Soprattutto perché la Lega batte immediatamente le mani al sindaco, con grande disagio politico della sinistra.

E, così, anche qui, il mancato rispetto della legge, ossia l’impossibilità di viaggiare tranquilli in autobus (cui si aggiunge quella di far pagare il biglietto agli zingari), passa in secondo piano. Mentre la questione ideologica, con gli italiani sempre pronti a dividersi come ai tempi di Fausto Coppi e Gino Bartali, prende il sopravvento.

Stavolta sono in campo, quasi fosse una puntata di Ciao DarwinCollegamento esterno, i progressisti contro i razzisti: tutti concentrati sulla polemica, nessuno che pensi al merito, cioè a prevenire e a reprimere devianze criminali.

Dura lex sed lex? L’antico adagio latino sembra ormai agli…arresti domiciliari nelle aule dei tribunali: fuori non può metter naso.

Due storie molto tristi, dunque, la cui perfetta sintesi è questa: la legge? E chissenefrega!

Peccato che senza il rispetto della legge un Paese muore.

Lentamente, ma muore.

E infatti l’Italia non gode proprio di gran salute…

massimo.donelli@usi.ch

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