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Lo sci appeso a un filo

Keystone / Alexandra Wey

In Svizzera le stazioni invernali sono una risorsa fondamentale per le regioni di montagna. Ma quest'anno a complicare le cose c'è la pandemia. L'approfondimento di Falò su un tema d'attualità molto dibattuto in questi giorni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 dicembre 2020 - 09:45
Marzio Pescia e Luca Marcionelli, RSI

Obbligo di portare la mascherina in coda agli skilift e in tutti gli spazi d’attesa, distanziamento sociale, teleferiche e funivie riempite solo per due terzi delle loro capacità.

Basteranno queste regole per permettere a turisti ed appassionati di godersi l’inverno della seconda ondata del coronavirus sulla neve e sugli sci? In Svizzera per il momento si vuole credere di sì tanto che, a differenza di tutti i Paesi che ci circondano, la stagione dello sci è partita proprio in questi giorni.

Ma la discussione era e resta infuocata, dentro e fuori i nostri confini: quanti rischi è giusto assumersi per soddisfare la voglia di montagna di parte della popolazione e permettere alle stazioni turistiche di beneficiare dell’indotto economico dello sci?

Falò ha seguito la preparazione alla stagione in diverse stazioni sciistiche in Ticino e nei Grigioni. Tra norme in continua evoluzione e scenari più o meno restrittivi. Le speranze, i timori e le responsabilità degli operatori turistici che, nonostante tutto, vogliono credere in quest’inverno appeso a un filo.

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tvsvizzera/ats/spal con RSI (TG del 18.12.2020)

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