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Le Ceneri del lavoro

Turni di 13-14 ore, paghe orarie sotto la norma e persino sospetti di caporalato. Cosa si cela dentro il cantiere della maxi infrastruttura ferroviaria del Monte Ceneri? Gli inquietanti risvolti messi in luce dal servizio di Falò.  

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 aprile 2019 - 14:00
Oscar Acciari e Simona Bellobuono, Falò (RSI)
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“Dovevamo lavorare otto ore al giorno, sulla carta, ma… spesso si lavorava 13 o 14 ore. Molto spesso di notte. Tutte in galleria”. La denuncia arriva da alcuni lavoratori impiegati sul cantiere della nuova galleria ferroviaria del Monte Ceneri.

Ma i soprusi non si fermerebbero agli orari di lavoro, anche le retribuzioni non sarebbero state quelle promesse: a fronte di 15 o 16 ore effettive, sulla busta paga figuravano sempre al massimo 8 ore. E come se non bastasse ci sarebbero anche stati casi di caporalato.

Le testimonianze sono convergenti e chiamano in causa la ditta che ha ottenuto l’appalto per l’armamento ferroviario. Un appalto ricevuto anche grazie all’offerta di prezzi più bassi rispetto alla concorrenza. Ed è una storia che si ripete, perché la stessa azienda era già stata al centro di uno scandalo simile in Danimarca, dove vicende analoghe sono state segnalate su ben tre cantieri.

E allora viene da chiedersi; ma come è possibile che su cantieri pubblici così importanti non si riesca a far rispettare il contratto collettivo di obbligatorietà generale, firmato proprio con lo scopo è di garantire ai lavoratori dei salari minimi? 

L’inchiesta di Falò, sostenuta da una serie di testimonianze e di documenti raccolti tra il Ticino e la Danimarca, rivela le ombre di un’opera fondamentale per la Svizzera, salutata con favore dal grande pubblico, ignaro però di quanto succedeva dentro e attorno al cantiere del secolo.

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