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In Turchia, Erdogan batte gli scandali e vince le amministrative

(tvsvizzera)

Di Giorgio Cuscito (Limes)

L’Akp prevale nettamente alle elezioni locali e spiana la strada del suo leader alla candidatura per le presidenziali. Le accuse di corruzione e il blocco di Twitter e YouTube non hanno danneggiato il premier.

Domenica 30 marzo in Turchia si sono tenute le elezioni amministrative. Il partito Giustizia e Sviluppo (Akp) ha vinto in maniera netta, ottenendoLink esterno circa il 46% dei voti. Il successo dell'Akp è il trionfo del suo leader, il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan. Il grande scandaloLink esterno di corruzione che ha colpito il premier negli ultimi mesi e la censura di Twitter e YouTube non hanno inciso sull'esito delle elezioni. La votazione è stata caratterizzata da alcune segnalazioniLink esterno di brogli e da isolati episodiLink esterno di violenza, tra cui l'uccisioneLink esterno del candidato sindaco per il partito della Felicità (Sp) nel distretto di Tillo (provincia orientale di Siirt).

La distribuzione dei voti

Secondo dati ancora non definitivi, l'Akp ha circa il 46% dei voti, ovvero 7 punti percentuali in più rispetto alle amministrative del 2009. Istanbul e Ankara sono rimaste in mano al partito di Erdoğan. Il partito Popolare Repubblicano (Chp, fondato da Mustafa Kemal Atatürk), principale oppositore dell'Akp, ha ottenuto il 28% dei voti. Il Chp ha vinto principalmente nelle province occidentali, bagnate dal Mar Mediterraneo. Il 15% dei votanti ha scelto il partito del Movimento Nazionalista (Mhp). Il partito della Pace e della Democrazia (Bdp) di matrice curda ha ottenuto il 4%, vincendo in una decina di province nell'Est del paese, dove si concentra la minoranza etnicaLink esterno.

Il partito Popolare Repubblicano ha affermatoLink esterno che presenterà ricorso per verificare il risultato di Ankara, dove è stato battuto dall'Akp con uno scarto dello 0.9%. Per la prima volta in Turchia, tre donneLink esterno - rispettivamente appartenenti ad Akp, Chp e Bdp - sono state elette sindaco.

Erdoğan, più forte di Gezi park e degli scandali

I risultati ottenuti negli ultimi 11 anni da Erdoğan (liberalizzazione economica, stabilità politica interna, politica estera assertiva ma di efficacia limitataLink esterno) e la mancanza di una valida alternativa tra le fila dell'opposizione sono la chiave per comprendere il recente risultato elettorale.

La popolarità del premier non è stata danneggiata dalle proteste cominciate lo scorso giugno a piazza Taksim, a Istanbul, per la distruzione di Gezi ParkLink esterno. Alle manifestazioni, poi diffusesi nel resto della Turchia, ha partecipato una fetta della popolazione preoccupata dall'autoritarismo del leader turco e dalla deriva islamista del paese. Il premier ha risposto duramente alle proteste.

Neanche lo scandalo corruzioneLink esterno che ha colpito l'Akp lo scorso dicembre ha scalfito il consenso verso il "sultanoLink esterno". L'arresto dei figli di tre ministri e di uomini d'affari legati a Erdoğan ha costretto quest'ultimo a un rimpasto di governo. A febbraio, su YouTube sono state pubblicate due intercettazioni, di cui una collegherebbe il premier e suo figlio Bilal allo scandalo. La sua autenticità non è stata confermata, ma il 21 marzo Erdoğan ha tentatoLink esterno di oscurare Twitter per frenarne la diffusione. Il 26 marzo, un tribunale di Ankara ha disposto la sospensione del provvedimento ma il governo non ha ancora obbedito a tale decisione.

Il 27 marzo la censura ha colpito YouTubeLink esterno: questione di "sicurezza nazionale". Quattro giorni dopo l'abbattimento di un Mig siriano da parte di due caccia turchi, sul sito Internet era stata pubblicataLink esterno la registrazione di una conversazione tra il capo dell'intelligence turca Hakan Fidan, il ministro degli Esteri Ahmet Davutoğlu e il vicecapo delle Forze armate Yasar Guler. I tre discutevano di possibili operazioni militari contro Damasco. Per DavutoğluLink esterno, "intercettare il primo ministro e i nostri funzionari è un atto di guerra contro la repubblica turca"[…]"prendere le precauzioni necessarie è un dovere dello Stato".

Il 31 marzo Google ha comunicato che fornitori di servizi Internet turchi hanno intercettato e deviato i suoi Domain name servicesLink esterno (Dns). I server Dns sono utilizzati dagli utenti per aggirare la censura e accedere ai social network oscurati.

Per Erdoğan le intercettazioni e lo scandalo corruzione sono stati architettati dall'imam Fetullah Gülen, capo del movimento Hizmet, un tempo alleato dell'Akp. Il predicatore islamico è accusato di aver creato uno "Stato nello StatoLink esterno" grazie ai numerosi seguaci presenti nelle istituzioni. Dopo il successo elettorale, Erdoğan ha dettoLink esterno che "sradicherà i gülenisti". Per farlo, il premier ha già ottenuto l'approvazione di due leggi: una consenteLink esterno all'esecutivo di controllare la nomina dei giudici; l'altra prevedeLink esterno la chiusura entro settembre delle dershanes, le scuole private preparatorie. La maggior parte di queste è controllata da Hizmet.

Verso le presidenziali

La vittoria alle amministrative è un segnale incoraggiante per Erdoğan in vista delle elezioni presidenziali di agosto, le prime a suffragio universale diretto. Per diventare capo dello Stato sarà necessario il 50% + 1 dei voti. Un obiettivo alla portata del leader dell'Akp, che non ha ancora ufficializzato la sua candidatura. Per raggiungere quella soglia, nei prossimi mesi dovrà guadagnare il consenso di una fetta più ampia della popolazione. L'indubbio successo della strategia sin qui adottata spingerà Erdoğan a proseguire lungo la strada del "paternalismo socialeLink esterno", fedele ai modelli culturali dell'Anatolia profonda. L'aumento della tensione tra i sostenitori del "sultano" e i suoi oppositori è altamente probabile.

Per approfondire: I figli del sultanoLink esterno

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