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Il viaggio in Asia di Obama è riuscito a metà

(tvsvizzera)

Di Giorgio Cuscito (Limes)

Durante il viaggio in Estremo Oriente, il presidente Usa ha rafforzato le alleanze militari con Giappone, Corea del Sud, Malesia e Filippine, ma non ha fatto passi avanti su Trans Pacific Partnership e altri accordi commerciali. La Russia di Putin è un ostacolo a un contenimento efficace della Cina.

Tra il 23 e il 28 aprile, il presidente Usa Barack Obama ha messo da parte la crisi ucrainaLink esterno per volare in Estremo Oriente e concentrarsi sulla vera priorità della politica estera statunitense: il Pivot to Asia, la strategia per controbilanciare l'ascesa della Cina nella regione.

Obama ha fatto tappa in Giappone, Corea del Sud, Malesia e Filippine. Per rinsaldare il legame con questi paesi, il presidente Usa si è concentrato su tre punti: la questione delle isole contese nel Mar Cinese OrientaleLink esterno e MeridionaleLink esterno; il possibile quarto test nucleare della Corea del Nord; la realizzazione della Trans Pacific Partnership (Tpp).

Lo scorso ottobre, l'inquilino della Casa Bianca aveva rinunciato alla missione diplomatica in questa parte di mondo per occuparsi dello shutdownLink esterno del governo federale.

Le isole contese e l'assertività della Cina

Negli ultimi anni, la Cina ha mostrato una crescente determinazione nell'affermare la propria sovranità su una serie di arcipelaghi nel Mar Cinese Orientale e Meridionale i cui fondali sono ricchi di gas e petrolio. Ciò ha provocato le critiche di molti dei suoi vicini: Giappone e Corea del Sud a Est; Malesia, Brunei, Filippine, Taiwan e Vietnam a Sud-Est. La Cina preferisce discutere bilateralmente le controversie con questi paesi piuttosto che affidarsi a un accordo multilaterale. In questo modo, può far pesare la sua forza economica e militare con ciascuno di essi.

Tra gli Stati più preoccupati vi è il Giappone, cui la Cina contesta la sovranità sulle isole Senkaku/DiaoyuLink esterno. L'ultima mossa di Pechino è stata la creazione, lo scorso novembre, di una "Zona d'identificazione per la difesa aereaLink esterno" (Adiz) nello spazio sopra l'arcipelago. Obama ha rassicuratoLink esterno il primo ministro giapponese Shinzo Abe: l'articolo 5Link esterno dell'accordo di sicurezza Usa-Giappone (che obbliga gli Stati Uniti a intervenire a difesa del suo alleato in caso di attacco ai suoi territori) copre anche questo arcipelago. "Ci opponiamo a qualunque tentativo unilaterale atto a compromettere l'amministrazione giapponese su quelle isole" ha aggiunto il presidente Usa. Per evitare fraintendimenti (la crisi in SiriaLink esterno insegna), Obama ha affermatoLink esterno che non si tratta di una "linea rossa", "stiamo solo applicando il trattato".

L'inquilino della Casa Bianca ha poi accolto gli sforzi di Abe per reinterpretare la costituzione pacifistaLink esterno giapponese al fine di esercitare il diritto di auto-difesa collettiva. Ciò permetterebbe a Tokyo di appoggiare militarmente gli Usa qualora questi siano attaccati.

Il portavoce del ministro degli Esteri cinesi Qin Gang ha esortato Obama a "rispettare i fatti, assumere un atteggiamento responsabile, onorare la promessa di non prendere parte nelle questioni di sovranità territoriale tra Cina e Giappone". Il quotidiano Xinhua, invece, ha invitatoLink esterno a non sopravvalutare le parole del presidente statunitense, che non presentano alcuna novità rispetto alle dichiarazioni standard degli Usa.

Con il primo ministro malese Najib Razak, Obama ha rilevatoLink esterno l'importanza di risolvere le controversie marittime attraverso mezzi pacifici seguendo "i principi universalmente riconosciuti del diritto internazionale, compresa la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare".

Nelle Filippine, il presidente Usa ha ottenuto un buon risultato, firmando con il suo omologo Benigno Aquino un accordo decennale di difesaLink esterno. I punti chiave riguardano il dispiegamento di truppe Usa sul territorio, l'assistenza all'esercito filippino e l'utilizzo da parte delle Forze armate statunitensi delle strutture militari locali. L'accordo non prevede la ristrutturazione di vecchie basi americane sul territorio (chiuse nel 1991) né la creazione di nuove. Manila rivendica la sua sovranità sulle isole Paracel e SpratlyLink esterno e a marzo si è rivolta alle Nazioni UniteLink esterno per dirimere mediante arbitrato le controversie con Pechino. Il governo cinese si rifiutaLink esterno di partecipare al procedimento.

La minaccia di Pyongyang

Altro argomento chiave del viaggio: l'assertività della Corea del Nord. Il regime retto da Kim Jong-un è in procinto di realizzare il suo quarto test nucleare. Lo confermerebbe l'aumento delle attività nella base di Punggye-ri, rilevato da 38 NorthLink esterno, sito dell'istituto Usa-Korea della Johns Hopkins University. I precedenti esperimenti sono stati realizzati nel 2006, 2009 e nel febbraio 2013Link esterno. In tutti e tre i casi, il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto alla Corea del Nord delle sanzioniLink esterno. Obama ha affermato che il quarto test potrebbe portare a un nuovo round di provvedimenti. Il presidente Usa ha poi esortato la Cina a usare la propria influenza per spingere la Corea del Nord (suo alleato) a interrompere la corsa al nucleare.

Pur mantenendo un certo distacco, Pechino non gradisce la tensione sollevata dal regime di Kim Jong-un. Nei giorni scorsi, il governo cinese ha dichiaratoLink esterno di essere contrario "a qualunque mossa generi tensione nella regione, che si tratti di esercitazioni congiunte o di minacce di nuovi test nucleari".

La Corea del Nord non ha recepito il messaggio. Un editorialeLink esterno dell'agenzia di stampa nordcoreana Kcna, pubblicato domenica 27 aprile, ha definito la presidente Park "una prostituta capricciosa". Due giorni dopo, Pyongyang ha iniziatoLink esterno delle esercitazioni navali lungo il confine marittimo conteso con Seoul sul versante occidentale della penisola coreana.

Queste circostanze potrebbero far aumentare nuovamente la tensione in Estremo Oriente.

Tpp, un cantiere aperto

Tasto dolenteLink esterno del viaggio è stata la Trans pacific partnership (Tpp). Se e quando sarà terminato, il grande accordo di libero scambio dovrebbe includere 12 paesiLink esterno a cavallo dell'Oceano Pacifico.

Nonostante i lunghi negoziatiLink esterno, Giappone e Usa non hanno concluso un accordo di liberalizzazione commerciale, considerato da Washington un passo importante verso la Tpp. Tokyo non è disposta ad abbattere la politica protezionista che tutela il settore agricolo nazionale (in particolare la produzione di riso, frumento, manzo e pollame, prodotti lattiero-caseari e zucchero) e quello automobilistico.

Stesso magro risultato in MalesiaLink esterno. Obama e il premier Razak intendono dare inizio a una "partnership globale", ma la presenza di alcuni "punti sensibili" impedisce la firma di un accordo commerciale. Questi riguardanoLink esterno le aziende statali, la risoluzione delle controversie tra Stato e investitore e il mercato del lavoro. Lo scorso ottobre, il premier malese ha dettoLink esterno di voler firmare "alle proprie condizioni".

Usa e Corea del Sud sono già legati da un accordo di libero scambio. Ciò facilita i negoziati per la Tpp. Tuttavia, Washington non sembra soddisfattaLink esterno di come la dogana sudcoreana stia trattando alcuni esportatori statunitensi. Questo è un ostacolo al commercio tra i due paesi e, potenzialmente, al funzionamento della Trans Pacific Partnership.

Oggi la Tpp ha solo quattro membri (Brunei, Cile, Nuova Zelanda e Singapore). Secondo Washington, una volta implementata, questa costringerebbe Pechino a scegliere: farne parte accettando limiti stringenti nel campo della tutela dei lavoratori, dell'ambiente, della proprietà intellettuale (settori in cui la Cina è fortemente criticabile) oppure autoescludersi dal mercato. In entrambi i casi, la forza della Cina sarebbe ridimensionata.

I limiti del contenimento della Cina

La missione di Obama è riuscita a metà. Il presidente ha rinsaldato l'alleanza militare con i paesi visitati, ma non ha compiuto grandi passi in avanti nella realizzazione della Tpp.

A prescindere da ciò, la strategia di contenimento della Cina presenta una lacuna ancora più grande: non tiene conto del ruolo della Russia di Vladimir Putin, che sta sviluppando il suo pivot to AsiaLink esterno e stringendo i rapportiLink esterno con Pechino, nell'ambito della sicurezza e dell'energia. Inoltre, la crisi ucrainaLink esterno dimostra che Casa Bianca e Cremlino non hanno ancora superato del tutto le logiche della guerra fredda. Parlare di amicizia tra Mosca e Pechino è incauto, ma questi fattori complicano i piani di Washington per controllare il "perno" asiatico.

Per approfondire: Usa contro CinaLink esterno

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