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Il colpo di Stato getta la Thailandia nell’incertezza

(Laura Canali)

Di Giorgio Cuscito (Limes)

A Bangkok, una giunta militare ha realizzato un golpe per porre fine alla crisi iniziata a ottobre ed estromettere definitivamente Thaksin e Yingluck Shinawatra dalla politica nazionale. La frattura tra popolazione rurale ed élite della capitale resta insoluta.

(Dettaglio della carta "Il mare nostrum cinese", di Laura Canali. Per l'originale clicca quiLink esterno")

La crisiLink esterno in Thailandia ha raggiunto un punto di svolta con un colpo di Stato militare avvenuto la settimana scorsa, dopo sei mesi di stallo politico e di proteste contro il governo dell'ex primo ministro Yingluck ShinawatraLink esterno, leader del partito Pheu Thai (Ptp).

Il potere è ora nelle mani del Consiglio per la pace nazionale e il mantenimento dell'ordine (noto con l'acronimo inglese Ncpo), guidato dal generale Prayuth Chan-ocha, che tra giovedì 22 maggio e domenica 25 maggio ha sciolto le camere e sospeso la costituzione; la stessa che Chan-ocha aveva contribuito a redigere durante il colpo di Stato del 2006 con cui è stato deposto Thaksin Shinawatra, fratello di Yingluck.

Il golpe, il dodicesimo Link esterno da quando la Thailandia è una monarchia costituzionale (1932), ha ricevutoLink esterno il consenso del re Bhumibol Adulyadej. La giunta intende formare un parlamento ad interim, dei comitati di riforma e redigere una nuova carta costituzionale. Non è stata fissata una data per le prossime elezioni.

In questi giorni, l'Ncpo ha fermatoLink esterno oltre 150 politici e attivisti, ai quali è stato vietato di lasciare il paese. Tra questi vi era anche Yingluck Shinawatra, rilasciataLink esterno domenica 25 maggio.

Subito dopo aver dichiarato la legge marziale, la giunta ha censurato dei media thailandesi e bloccato alcuni canali televisivi stranieri tra cui Cnn, Bbc, Bloomberg e Human Rights Watch.

Nel frattempo, manifestazioni di protestaLink esterno si sono verificate a Bangkok. Vi hanno partecipato sia "le camicie rosse" - che sostengono il Ptp – sia cittadini scontenti per il colpo di Stato.

Le origini della crisi

Le proteste sono cominciate lo scorso novembre, quando Yingluck Shinawatra ha ottenuto l'approvazione dalla Camere bassa del parlamento (dominata dal Ptp) di un pacchetto di leggi che includevano l'amnistia generale per i reati commessi dal 2004 sino a oggi. Con questo provvedimento, Yingluck voleva consentire al fratello Thaksin, ex premier deposto nel 2006 (oggi in esilio), di tornare sulla scena politica thailandese. Tuttavia, la Camera alta ha respinto il disegno di legge e le proteste dell'opposizione si sono intensificate.

A quel punto, la premier ha indetto elezioni anticipate al 2 febbraio, le quali sono state dichiarate nulleLink esterno poiché dimostranti hanno impedito che si votasse in alcuni seggi a Bangkok e nel Sud del paese. Alla testa del movimento di opposizione vi è Suthep Thaugsban, ex leader del partito democratico thailandese e oggi segretario del People's democratic reform committeeLink esterno, gruppo di pressione "anti-Shinawatra". Nuove elezioni erano state fissate al 20 luglio.

Il 7 maggio la Shinawatra è stata deposta e il giorno dopo la Corte costituzionale thailandese l'ha considerata colpevoleLink esterno di corruzione e abuso di potere in relazione al programma di sussidi per la vendita del riso, "fiore all'occhiello" della sua amministrazione. Due settimane dopo, l'esercito ha dichiarato la legge marzialeLink esterno e, falliti i tentativi di dialogo tra le parti politiche, ha compiuto il colpo di Stato.

Gli Shinawatra e il ruolo del re

Il regno di Thailandia è una monarchia costituzionale a regime parlamentare. Storicamente, si distingue dagli altri paesi dell'Asia Pacifico perché non è stata colonizzata dalle potenze europee e allo stesso tempo non è stata investita dalla rivoluzione comunista come Vietnam, Laos e Cambogia.

L'avvento degli Shinawatra sulla politica thailandese nel 2001 è stato caratterizzato da politiche di sovvenzione e protezione sociale con cui hanno ottenuto il consenso della popolazione rurale e della nuova classe media. Ciò ha ampliato la frattura preesistente tra questi settori e l'élite urbana concentrata a Bangkok e legata alla corte. Thaksin Shinawatra, imprenditore ed ex leader politico del partito Pheu Thai, è stato primo ministro dal 2001 dal 2006, quando è stato deposto con un colpo di Stato militare. Accusato di corruzione, abuso di potere e lesa maestà, da quell'anno il politico/imprenditore vive in esilio a Dubai.

La costituzione approvata dopo il colpo di Stato del 2006 (ora sospesa) prevedeva che solo una metà della Camera alta fosse eletta dai cittadini mentre l'altra veniva scelta da una commissione rispondente alle indicazioni dell'esercito e dell'élite thailandese legata al re Adulyadej. A novembre, Yingluck (oltre alla legge sull'amnistia) aveva proposto una riforma per eliminare questa "quota speciale" e consentire ai cittadini di eleggere il Senato per intero, come accade nella Camera bassa. In questo modo, il Ptp avrebbe facilmente ottenuto la maggioranza anche nella Camera alta. La Corte costituzionale ha respinto questa propostaLink esterno.

L'ottantaseienne re Bhumibol Adulyadej è una figura particolarmente rispettata e in passato si è prodigato per risolvere le dispute politiche interne. Tuttavia, la sua salute sta peggiorando e suo figlio ed erede al trono Vajiralongkorn non gode della fiducia riscossa dal padre. Tra le cause, anche la sua presunta vicinanzaLink esterno a Thaksin Shinawatra. La frattura sociale e la mancanza di un degno erede spingono la cerchia legata al re, parte dell'esercito e la middle class di Bangkok a temere per i privilegi avuti in questi anni.

Il golpe ha probabilmente l'obiettivo di estromettere definitivamente la famiglia Shinawatra dalla politica thailandese. Tuttavia, il vero ostacolo per la giunta è quella parte della popolazione che ha appoggiato le politiche di Thaksin e Yingluck in questi anni e che ora pretende maggiori diritti. Il leader delle "camicie rosse" Jatuporn Prompan aveva affermatoLink esterno che il suo movimento poteva accettare la legge marziale, ma "non poteva tollerare un golpe o altri mezzi incostituzionali" per prendere il potere. L'escalation delle proteste contro l'esercito – e la reazione di quest'ultimo - non sono da escludere.

La reazione di Usa e Cina

Il golpe ha destato la preoccupazione della comunità internazionaleLink esterno.

Il segretario di Stato Usa John Kerry ha chiestoLink esterno alla giunta la restaurazione di un governo civile. Inoltre, ha affermato che "non c'è giustificazione per questo colpo di Stato" e che quanto accaduto avrà delle "implicazioni negative sulle relazioni Usa-Thailandia, in particolare quelle militari". Washington, infatti, ha sospeso gli aiuti del valore di 3.5 milioni di dollari dedicati a questo settore e cancellatoLink esterno le esercitazioni belliche condotte con Bangkok. La Thailandia è uno dei principali alleatiLink esterno statunitensi al di fuori della Nato ed è una pedina importante per le strategie di Washington nel Sud Est asiatico.

La Cina ha mantenuto una posizione distaccata. La portavoce del ministro degli Esteri Hong Lei ha affermato che Pechino "spera che tutte le parti in Thailandia mantengano la moderazione e rafforzino il dialogo e il confronto, in modo da ristabilire l'ordine nazionale in tempi brevi". Il Global Times, giornale cinese in lingua inglese, ha colto l'occasione per sottolineareLink esterno le "debolezze" della democrazia occidentale e la sua inadeguatezza ai paesi che non hanno completato il loro processo d'industrializzazione, come la Thailandia. Secondo il quotidiano, la Cina è consapevole della "necessità di esplorare un percorso politico tutto suo".

Palla alla giunta

Per il generale Chan-ocha, la priorità ora è l'economia. L'esercito thailandese ha dichiarato che da lunedì 26 maggio i coltivatori di riso possono richiedereLink esterno i pagamenti arretrati legati al discusso sistema di sussidio progettato da Yingluk Shinawatra. Sono necessari 2.83 miliardi di dollari per soddisfare tutte le domande. Accontentando la popolazione rurale, la giunta spera di guadagnare il consenso della popolazione rurale generalmente rivolto agli Shinawatra.

La situazione economica complessiva resta complicata. Nei primi tre mesi di quest'anno, il pil della ThailandiaLink esterno è sceso del 2% a causa della contrazione del consumo interno. Secondo le previsioni dell'Ente nazionale di sviluppo economico e sociale thailandese, nel 2014 il paese crescerà del 1.5-2.5%, meno del 3-4% stimato lo scorso 17 febbraio. Qualora la crisi politica degenerasse in violenza, la Thailandia potrebbe diventare meno attraente agli occhi degli investitori stranieri.

Per approfondire: Le elezioni non risolvono la crisi in ThailandiaLink esterno

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