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I raid del Kenya e i punti deboli di al Shabaab

Carta di Laura Canali

Carta di Laura Canali

(tvsvizzera)

di Giorgio Cuscito (Limes)

In Somalia, il Kenya ha condotto dei raid aerei contro al Shabaab, organizzazione terroristica affiliata ad al Qaida, che la scorsa settimana ha ucciso 148 persone nel campus universitario di Garissa, a circa 200 chilometri dal confine tra i due paesi. Secondo Nairobi, l'ideatore dell'attentato è Mohamed Kuno, uno dei leader del gruppo jihadista. Sulla sua testa pende una tagliaLink esterno di 215 mila dollari.

Secondo il portavoce delle Forze di difesa keniane David ObonyoLink esterno, foto aree confermano che i bombardamenti hanno distrutto due campi di al Shabaab nella regione di Gedo. Il gruppo jihadista sostiene invece questi sono intatti e che gli attacchi hanno solo colpito dei terreni agricoli.

Il Kenya è - insieme all'Uganda - tra i paesi più impegnati nel contrastare le attività di al Shabaab, sia nell'ambito della Missione dell'Unione africana in Somalia (AmisomLink esterno) sia al di fuori di essa, come nel caso dell'operazione Linda NchiLink esterno tra il 2011 e il 2012. Per questo motivo il gruppo jihadista ha deciso di colpire anche in questi paesi. Dal 2012, al Shabaab ha uccisoLink esterno oltre 600 persone in territorio keniano. Nel 2013, l'assalto al centro commerciale Westgate di NairobiLink esterno ha mietuto 68 vittime e, grazie anche al sapiente uso dei social network da parte dei jihadisti nelle ore dell'attacco, ha dato a questa organizzazione notevole visibilità mediatica. Quella che al Shabaab ha ottenuto nuovamente con l'attentato di Garissa. Ad ogni modo, l'organizzazione terroristica presenta alcune vulnerabilità sul piano tattico ed economico.

Origini di al Shabaab

Negli ultimi vent'anni la Somalia ha vissuto nel caos, segnata dal dominio dei signori della guerra e dal successivo emergere dell'Unione delle corti islamiche, desiderosa d'imporre la shariaLink esterno, o legge islamica. Al suo interno si è formata al Shabaab. Nel giugno 2006 l'Unione ha preso il controllo del Sud del paese, Mogadiscio inclusa. Nello stesso anno questa è stata sconfitta dal governo federale di transizione somalo e dall'esercito etiope. Molti suoi esponenti sono fuggiti nei paesi vicini, ma Al Shabaab è rimasta sul territorio e si è radicalizzata.

Nel 2012, l'organizzazione terroristica si è affiliataLink esterno ad al Qaida su concessione di Ayman al Zawahiri, successore di Osama bin Laden e attuale capo dell'organizzazione jihadista. Lo "sceicco del terrore" non aveva mai accettato la presenza di al Shabaab nel proprio network a causa dell'eccessiva e ingiustificata violenza contro i civili. Al Zawahiri ha invertito la rotta, probabilmente per reagire alla crisi internazionale attraversata da al Qaida all'indomani dell'uccisione dello stesso bin LadenLink esterno nel 2011.

Ad ogni modo, l'adesione alla rete qaidista di al Shabaab ha funzionato sul piano mediatico ma non ha determinato un'effettiva collaborazione con le altre cellule che ne fanno parte. Il gruppo jihadista somalo finanzia i suoi attentati conducendo attività illecite come contrabbando (per esempio di avorioLink esterno e carbone di legna), estorsioni e rapimenti. Inoltre è sostenuta economicamente dalla diaspora somala all'estero, da altre organizzazioni terroristiche e Stati sponsor come l'EritreaLink esterno. L'obiettivo di al Shabaab, di cui farebbero parteLink esterno tra i 7 mila e i 9 mila combattenti, è rovesciare il governo di Mogadiscio e instaurare uno Stato fondamentalista islamico.

Negli ultimi anni l'esercito locale e le truppe di Amisom hanno contrastato il gruppo terrorista, riconquistando nel 2011 Mogadiscio e poi il porto di ChisimaioLink esterno, snodo fondamentale per i suoi traffici illeciti. La perdita delle due roccaforti ha danneggiato al Shabaab sul piano tattico ed economico. La mancanza di denaro nelle casse l'ha spinta a reclutare somali giovani e inesperti nelle aree più povere del paese. Ciò ha influito in una certa misura sulle capacità strategico-militari dell'organizzazione.

L'apparato di comando di al Shabaab ha subito un brutto colpo quando il suo leader Ahmed Abdi Godane è stato uccisoLink esterno da un attacco aereo condotto dagli Usa il settembre scorso. Godane, cui è succeduto Ahmed UmarLink esterno, aveva accentrato il potere ed eliminato i suoi avversari interni per rispondere all'indebolimento dell'organizzazione. Negli ultimi anni, al Shabaab ha attirato numerosi esponenti della diaspora somala presente negli Usa a tornare in patria per essere addestrati alla guerriglia. Washington teme che questi tornino sul suolo americano per condurre attentati. Per questo, conduce raid aerei miratiLink esterno nel paese africano.

Rischio di nuovi attentati

Oggi al Shabaab subisce la pressione dell'esercito somalo, di Amisom e dei raid aerei Usa e il suo raggio d'azione al momento si limita alla Somalia e ai paesi confinanti. Inoltre, l'organizzazione terroristica è stata in qualche modo oscurataLink esterno dell'ascesa di altri gruppi, come Boko Haram in Nigeria e soprattutto dell'Is in Iraq e SiriaLink esterno. Del resto, oggi lo Stato Islamico ha risorse economiche superioriLink esterno, quindi recluta più facilmente. Inoltre, anche se Al Shabaab lo ha preceduto nel massiccio utilizzo dei nuovi media, oggi la propaganda del "califfo" Abu Bakr al Baghdadi è certamente più sofisticata. Non a caso, anche alcuni esponenti della diaspora somala negli Usa hanno preferitoLink esterno recarsi in Siria e in Iraq per unirsi alla sua organizzazione piuttosto che tornare nel paese africano e qui essere addestrati al jihad. Con il sanguinoso attentato di Garissa, al Shabaab ha probabilmente voluto attirare l'attenzione dei media e intimorire Nairobi per spingerla a ritirare le sue truppe dalla Somalia. Alla luce di ciò, il fatto che il gruppo jihadista abbia promessoLink esterno nuove violenze non è certo una sorpresa.

Per approfondire: Hanno ammazzato Godane, al-Shabaab è vivoLink esterno

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