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I dolori finanziari di Donald Trump e la corsa per la Casa Bianca

Le difficoltà finanziarie di Trump

Le difficoltà finanziarie di Trump

(tvsvizzera)

di Dario Fabbri (Limes)

La candidatura di Donald Trump è in netto ribasso. Non solo per le infelici dichiarazioni ai danni di un giudice di origine ispanica o per la fisiologica spinta ottenuta nei sondaggi dalla Clinton con la conquista della nomination democratica. Le possibilità del magnate newyorkese di raggiungere la Casa Bianca paiono notevolmente ridotte a causa di un dato, tanto materiale quanto cruciale: la mancanza di soldi. Carenza grave in qualsiasi paese del modo, ma addirittura esiziale negli Stati Uniti, per via della conformazione del sistema elettorale e della società d'Oltreoceano. E che segnala l'incapacità di Trump di comprendere il contesto in cui agisce.

Secondo i dati pubblicati il 21 giugno dalla specifica commissione federale, all'inizio del mese la macchina elettorale del tycoon aveva a disposizione appena 1,3 milioni di dollari, contro i 42 milioni in possesso della sfidante. Durante il mese di maggio, il primo da nominee in pectore e dunque per definizione tra i più proficui dell'intera campagna, Trump ha raccolto soltanto 3,1 milioni di dollari da donatori esterni e sborsato personalmente altri 2,2 milioni. Mentre la Clinton nello stesso periodo ha raccolto 27 milioni di dollari, per un totale che supera già i 300 milioni. In vista di novembre le proiezioni prevedono per Trump un totale di circa 250 milioni di dollari, contro il miliardo di dollari accreditato all'ex segretario di Stato. Il candidato repubblicano paga soprattutto la freddezza degli oligarchi di riferimento che non intendono sostenere chi in questi mesi li ha dileggiati e che, in caso di elezione, probabilmente non ne ascolterebbe le richieste. Ostilità di cui non soffre la Clinton e che ha creato tra i due sfidanti un gap potenzialmente decisivo.

A differenza che in Europa e contrariamente a quanto succede con le primarie, Oltreoceano la campagna per le presidenziali si svolge dal basso verso l'alto. Gli americani mediamente non si interessano di politica – ce ne occupiamo più noi per loro – e gli aspiranti alla Casa Bianca devono convincerli che gli argomenti di cui trattano li riguardano realmente. Dalla politica economica a quella estera, alle questioni ambientali. Impresa monumentale che richiede la formazione di comitati elettorali sul gigantesco territorio del paese. Stato per Stato, contea per contea. Non bastano gli spot radiotelevisivi o gli articoli sui giornali. In sintesi: per guadagnare la Casa Bianca è necessario disporre di somme colossali. Come nel 2012, quando il campo di Barack Obama e quello di Mitt Romney sborsarono una cifra cumulata di circa due miliardi di dollari.

Dati di cui è a conoscenza la Clinton, ma che Trump sembra ignorare del tutto. Oltre alla scarsità dei fondi a disposizione, ad oggi la macchina elettorale dell'oligarca newyorkese può contare su appena 69 collaboratori retribuiti, contro i 685 dell'ex first lady. Non solo. Nell'ultimo mese Trump ha speso quasi 500mila dollari per ospitare consiglieri e strateghi nelle strutture del suo resort in Florida Mar-A-Lago, oltre a 208mila dollari in cappellini personalizzati, mentre ha destinato soltanto 48mila dollari alla raccolta dati dei potenziali elettori. Né pare credibile la promessa di colmare il divario attraverso fondi personali. Giacché nessun imprenditore razionale spenderebbe un miliardo di dollari per partecipare ad una competizione che rischia di perdere e, qualora fosse tanto sconsiderato, comunque i suoi molti figli non gli consentirebbero di disintegrare il patrimonio per inseguire il suo sogno di grandeur. Non a caso Trump ha finora sborsato di tasca propria appena 45 milioni di dollari e, in cerca di finanziamenti, nelle ultime settimane si è recato quasi esclusivamente negli Stati più munifici, piuttosto che in quelli cruciali per il voto.

Accorgimenti minimi che, in assenza di una ristrutturazione dell'intera macchina elettorale e di una maggiore comprensione del sistema statunitense, rischiano di precludergli la strada per la Casa Bianca.

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