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I corvi del Vaticano e lo sterco del diavolo



Corvi in Vaticano

Corvi in Vaticano

(tvsvizzera)

di Aldo Sofia

Ma nella Roma della "mafia capitale", della corruzione capitolina, dei lunghi coltelli attorno all'ex sindaco, del "commissariamento" dei poteri cittadini deciso dal governo, ecco, in questa Roma sfatta e politicamente disfatta, a fare da contrappeso etico, morale, virtuoso non doveva essere proprio la Chiesa di papa Francesco, la Chiesa dei poveri, con i "pastori che sanno di pecora", con l'ambizione di diventare un "ospedale da campo"?

E invece ecco esplodere "Vatileaks 2", uno scandalo che per l'immagine del Vaticano potrebbe essere più devastante del primo, quello che contribuì pesantemente alle storiche dimissioni di Joseph Ratzinger, oggi papa emerito. Oltre la Porta di Sant'Anna tornano i corvi, l'atmosferica metilica, la fuga di documenti segreti. E (come ai tempi del maggiordomo Paolo Gabriele) scattano anche le manette ai polsi di servitori considerati infedeli: la giovane Francesca Immacolata Chaouqui, madre italiana e padre marocchino, responsabile delle pubbliche relazioni , "miss Vaticano", come già l'avevano sospettosamente definita, per quelle pose un po' troppo ammiccanti delle sue foto anche ufficiali; e monsignor Lucio Vallejo Balda, vendicatosi, pare, dopo la delusione di una carriera stroncata nelle stanze (reali) del potere economico d'Oltretevere. Entrambi nominati da Francesco, entrambi vicini all'Opus Dei, che in realtà - e sembra una contraddizione - non ha mai speso grandi parole di elogio ed affetto per colui che é venuto "dalla fine del mondo".

L'accusa, aver consegnato a due giornalisti registrazioni e documenti confidenziali ora pubblicati in altrettanti libri, che grazie a provvide anticipazioni hanno goduto di un'incredibile e sospetta promozione pubblicitaria. "Avarizia" e "Via Crucis", sono i titoli delle loro pubblicazioni, e già queste copertine anticipano il contenuto. Il nuovo Golgota, quello del pontefice argentino che documenterebbero con nuove prove la resistenza che gli esponenti conservatori della Curia oppongono alle riforme del "papa francescano". E l'avidità, quella che, comportamenti e cifre alla mano, caratterizzerebbe il comportamenti di prelati poco affascinati dalla predicazione evangelica e molto dallo "sterco del diavolo", il denaro e gli interessi privati.

Appartamenti lussuosi, viaggi aerei solo in business class, offerte dei fedeli e per i bambini malati investite in Borsa, speculazioni in oro contenuto sotto il Torrione della Banca IOR, e poi un modo spregiudicato di gestire azioni, liquidi, obbligazioni, asset finanziari, per un valore totale di almeno otto miliardi di euro, e non si capisce bene dove finisca l'interesse dello Stato del Vaticano e dove inizi quello assai terreno e degli avidi operatori con tanto di zucchetto rosso. Spese allegre che coinvolgono anche il cardinale australiano Pell, che sempre il pontefice aveva messo alla guida della segreteria per l'economia, incaricata proprio di mettere ordine e rigore nei conti della Chiesa. E inevitabilmente si torna a parlare dell' "umile dimora" del cardinal Bertone, ex segretario di Stato, 350 metri quadrati, attico di lusso con grande terrazzo sotto il cupolone di San Pietro. Qualcosina in più rispetto all'appartamento di 50 metri quadrati che Francesco occupa nel convitto di Santa Marta, dopo aver rinunciato agli splendori degli appartamenti papali.

Alla fine non si capisce quali fossero i veri obiettivi dei generosi corvi che faranno la fortuna dei due citati libri. Dare una mano al pontefice, confermando le sue difficoltà nel promuovere il rinnovamento della Chiesa cattolica? Farne invece il bersaglio di una velenosa critica, quella di un uomo ingenuo, che sceglie le persone sbagliate, incapace di mettere in riga i suoi avversari? Oppure accreditatare nuovamente quell'immagine di un papa malato e incapace di stare al timone della "barca di Pietro", che era già circolata nelle scorse settimane con la 'bufala' di un debilitante tumore al cervello? Per molto meno abdicò il pontefice tedesco. Ora non vorremmo due papi emeriti.

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