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Gli Usa e le incognite dei raid aerei contro Is in Siria

Carta di Laura Canali

Carta di Laura Canali

(tvsvizzera)

di Giorgio Cuscito (Limes)

Obama non esclude di colpire dal cielo lo “Stato Islamico” anche in Siria, come già fa in Iraq. I risultati potrebbero non essere altrettanto positivi.

Martedì 26 agosto, il presidente Usa Barack Obama ha autorizzato dei voli di ricognizioneLink esterno sopra la Siria. Questi potrebbero essere il preludio alla realizzazione di raid aerei per colpire i jihadisti dello "Stato Islamico" (Is, ex Isis, Islamic state of Iraq and Syria) presenti in questo paese. L'organizzazione terroristica, che oggi controlla parte della Siria e dell'Iraq, ha come obiettivo la creazione di un califfatoLink esterno in Medio Oriente.

Il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem ha detto che il suo governo è disposto a collaborareLink esterno con gli Stati Uniti per combattere Is e che un intervento di Washington senza previo coordinamento con Damasco "sarebbe considerato un'aggressione". Nonostante ciò, gli Usa non notificheranno i piani di volo al governo siriano di Bashar al Asad.

In Iraq, gli Usa hanno già condottoLink esterno 96 attacchi raid aerei contro Is. L'organizzazione terroristica ha risposto uccidendoLink esterno il giornalista statunitense James Foley e diffondendo online il video (poi rimosso da YouTube) della sua decapitazione. L'esecutore aveva il volto coperto ma il suo accento spiccatamente britannico farebbe pensare che questi provenga dal Regno Unito. Migliaia di jihadisti da tutto il mondo (12 mila, secondo la società di consulenza strategica Soufan GroupLink esterno) si sono recati in Siria per combattere contro il regime di Asad e parte di questi è entrata a far parte di Is. Secondo il ministro degli Interni italiano Angelino Alfano vi sarebberoLink esterno anche "decine di italiani".

In questi mesi Is ha sfruttato le vulnerabilità di Iraq e Siria per consolidare la propria posizione. Oggi i due paesi sono nel caos e il confine che li separa è ormai inesistente.

Il teatro iracheno

In Iraq, lo Stato Islamico si è rafforzato approfittando delle tensioni tra la comunità sunnita (32-37% della popolazioneLink esterno) e il governo sciita dell'ex primo ministro Nouri al Maliki e le dispute tra Baghdad e il Kurdistan iracheno.

Nel paese gli scontri settari proseguono. Venerdì 22 agosto, milizie sciite hanno sferrato un attacco a una moscheaLink esterno sunnita nel villaggio di Imam Wais (provincia di Diyala, nord-est di Baghdad) uccidendo circa 70 persone.

A questo episodio sono seguiti degli attentati di matrice sunnitaLink esterno. A Baghdad, un'auto carica di esplosivo si è schiantata contro un quartier generale dell'intelligence irachena.

Il presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno ha affermatoLink esterno di aver ricevuto armi dall'Iran per combattere Is, che nelle ultime settimane ha preso il controllo di alcune zone periferiche di questo territorio. E' stata l'avanzata di Is verso Erbil (capitale della regione autonoma, dove operano diplomatici e militari Usa) a spingere Washington a sferrareLink esterno gli attacchi aerei contro i jihadisti. Altri sette paesiLink esterno (tra cui l'Italia) si sono impegnati a fornire armi ed equipaggiamento ai curdi per contrastare lo Stato Islamico.

Porre fine allo scontro tra i due rami dell'Islam nel paese è fondamentale per arginare l'avanzata di Is verso Baghdad. Il nuovo primo ministro incaricato iracheno Haider al Abadi sta cercando di formare un governo di unità nazionale, ma i continui episodi di violenza ne rallentano l'operato.

Il teatro siriano

Secondo le Nazioni UniteLink esterno, in Siria tra marzo 2011 e la fine di aprile 2014 sono morte più di 191 mila persone a causa della guerra tra il regime di Bashar al Asad e i ribelli armati appartenenti a varie fazioni. Qui, sfruttando il conflitto, negli ultimi due anni Is ha reclutato militanti islamici e ha accumulato denaro vendendo il petrolio dei giacimenti controllati e contrabbandando antichità.

Recentemente lo Stato Islamico ha preso il controllo della base aerea di TabqaLink esterno, considerata l'ultima roccaforte del governo di Damasco nella provincia di Raqqa, nel nord del paese.

In questa base vi sarebbero elicotteri, aerei da combattimento, carrarmati e artiglieria pesante. La sua perdita potrebbe complicare la realizzazione di operazioni aeree da parte di Damasco nel nord della Siria. Militanti dell'organizzazione terroristica si stanno concentrandoLink esterno in prossimità del confine con la Turchia, in particolare a nord di Aleppo. Da qui transitano jihadisti stranieri desiderosi di combattere contro Asad (e con Is), petrolio di contrabbando e armi. I controlli di Ankara (antagonista di Damasco) sul confine siriano sono stati fin qui blandi per consentire ai rifugiati di uscire dalla Siria e favorire l'accesso a chi volesse unirsi ai ribelli. L'ascesa di Is ha spinto la Turchia ad alzare il livello di sicurezzaLink esterno al confine. Solo 3 dei 17 ingressi tra i due paesi sono aperti al transito e solo attraverso due di questi è autorizzato il passaggio degli stranieri.

Le incognite dei raid in Siria

I motivi per cui il presidente Usa ha affermato di non voler comunicare i piani di volo a Damasco sono chiari. La collaborazione con Asad attirerebbe su di lui le critiche della popolazione statunitense e quella dei paesi antagonisti del regime sirianoLink esterno (tra cui Turchia, Israele e Arabia Saudita).

Inoltre, come ha detto Benjamin RhodesLink esterno, vice consigliere per la sicurezza nazionale Usa, questo "non è il caso in cui il nemico del mio nemico è mio amico"[…]"Unire le forze con Asad potrebbe alienare in maniera permanente le popolazioni sunnite in Siria e in Iraq, che sono necessarie per sconfiggere Is".

Tuttavia, se gli Usa non comunicassero con Damasco potrebbero creare nuove tensioni con Russia e Iran, entrambi alleati del governo siriano. I rapporti tra Washington e Mosca sono già precari per via della crisi ucrainaLink esterno. Invece, con Teheran, che condivide con Damasco la matrice sciita, la Casa Bianca ha dato il via a un parziale disgelo dopo l'elezione del presidente iraniano Hassan Rohani e, almeno fino a novembre, si terranno i delicati negoziati sul nucleare.

I raid aerei Usa in territorio siriano lasciano molti dubbi anche sul piano pratico.

In Iraq, questi attacchi hanno una certa efficacia poiché si basano anche sull'intelligence fornita da Baghdad e sono coordinati con le mosse sul terreno dell'esercito locale e dei peshmerga (le forze di sicurezza curde). Inoltre, come accennato, il governo iracheno è impegnato nella creazione di un governo di unità nazionale che convinca i gruppi armati sunniti iracheni a non appoggiare Is.

In Siria, invece, questi elementi non sussistono. Inoltre, l'opposizione non jihadista ad Asad, sostenuta in maniera limitata dagli UsaLink esterno, si è dimostrata incapace di rovesciare il regime. Infine, qualora i raid avessero una qualche efficacia, favorirebbero paradossalmente Damasco colpendo quelli che dal punto di vista militare si sono rivelati i suoi oppositori più temibili.

Gli attacchi aerei, pensati per ostacolare Is e allo stesso tempo non intervenire direttamente nella guerra civile siriana, potrebbero mancare entrambi gli obiettivi.

Per approfondire: Obama e la politica estera della riluttanza sulla SiriaLink esterno

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