Giacimento di uranio in Valtellina, preoccupazioni per salute e territorio
Una società britannica vuole fare carotaggi, alla sua presidenza non esecutiva è stato nominato Mike Pompeo, ex capo della CIA. Il dibattito è già acceso.
Poco lontano dal confine con la Valtellina c’è uno dei giacimenti di ossido di uranio più interessanti d’Italia, e c’è una società britannica che ha richiesto di eseguire carotaggi per stimarne la portata. Non si parla ancora di estrazione, ma il dibattito è già acceso.
Il giacimento e la storia
Sulle Orobie, in Val Vedello, a oltre 2’000 metri di quota la montagna porta ancora i segni della campagna condotta da Agip tra il 1975 e il 1983 alla ricerca di ossido di uranio. Le stime dell’epoca parlavano di 6’000 tonnellate, meno della metà del fabbisogno annuo europeo. L’indagine però, restò incompiuta.
Ora la società britannica Reveille Resources ha presentato una richiesta per approfondire e Regione Lombardia ha attivato la procedura di valutazione di impatto ambientale.
Le preoccupazioni
“Stiamo facendo una serie di osservazioni al Ministero, nella speranza che possano essere tenute in conto per aumentare il grado di sicurezza dell’eventuale azione di ricerca che il proponente ha fatto”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Simone Luca Marchesini, sindaco di Piateda.
I rischi evidenziati dagli esperti
Tra gli aspetti negativi evidenziati dai tecnici dell’Università di Torino incaricati dal Comune vi è il ripristino della vecchia strada in quota, oggi ridotta a un sentiero, che dovrà sopportare il viavai di mezzi diretti al sito.
“La parte finale, di circa 3,8 chilometri, presenta delle criticità dal punto di vista geologico, quindi il proponente deve sicuramente fornire maggiori dettagli”, dice Daniele Martinelli, docente del Politecnico di Torino.
“Un altro aspetto che abbiamo evidenziato è quello legato al pregio del territorio”, sottolinea Vincenzo Andrea Riggio, docente al Politecnico di Torino. “C’è una presenza di fauna anche piuttosto particolare, tra cui anche diverse famiglie di pipistrelli che abitano queste caverne ormai da 40 anni”.
Poco lontano dal confine con la Valtellina c’è uno dei giacimenti di ossido di uranio più interessanti d’Italia, e c’è una società britannica che ha richiesto di eseguire carotaggi per stimarne la portata. Non si parla ancora di estrazione, ma il dibattito è già acceso.
Il giacimento e la storia
Sulle Orobie, in Val Vedello, a oltre 2’000 metri di quota la montagna porta ancora i segni della campagna condotta da Agip tra il 1975 e il 1983 alla ricerca di ossido di uranio. Le stime dell’epoca parlavano di 6’000 tonnellate, meno della metà del fabbisogno annuo europeo. L’indagine però, restò incompiuta.
Ora la società britannica Reveille Resources ha presentato una richiesta per approfondire e Regione Lombardia ha attivato la procedura di valutazione di impatto ambientale.
Le preoccupazioni
“Stiamo facendo una serie di osservazioni al Ministero, nella speranza che possano essere tenute in conto per aumentare il grado di sicurezza dell’eventuale azione di ricerca che il proponente ha fatto”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Simone Luca Marchesini, sindaco di Piateda.
I rischi evidenziati dagli esperti
Tra gli aspetti negativi evidenziati dai tecnici dell’Università di Torino incaricati dal Comune vi è il ripristino della vecchia strada in quota, oggi ridotta a un sentiero, che dovrà sopportare il viavai di mezzi diretti al sito.
“La parte finale, di circa 3,8 chilometri, presenta delle criticità dal punto di vista geologico, quindi il proponente deve sicuramente fornire maggiori dettagli”, dice Daniele Martinelli, docente del Politecnico di Torino.
“Un altro aspetto che abbiamo evidenziato è quello legato al pregio del territorio”, sottolinea Vincenzo Andrea Riggio, docente al Politecnico di Torino. “C’è una presenza di fauna anche piuttosto particolare, tra cui anche diverse famiglie di pipistrelli che abitano queste caverne ormai da 40 anni”.
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