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Giù le mani da quella bandiera

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di Aldo Sofia

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 febbraio 2014 - 18:06

Avevo pensato di scrivergli una lettera aperta. Ma come si comincia una lettera a Mario Borghezio, europarlamentare italiano ("controverso", lo si definisce eufemisticamente), quello che nell'aula dell'euro-parlamento ha sventolato la bandiera svizzera? "Egregio"? "Onorevole"?? "Caro"??? Proprio non me la son sentita.

Certo, era prevedibile, e fa parte del gioco politico: in tutti i paesi dell'UE, euro-demolitori ed euro- populisti (a partire da Marine Le Pen in Francia, dove il Front National potrebbe diventare il primo partito al voto di maggio di maggio per il parlamento di Strasbugo, sondaggi dixit) si sono impossessati dell'esito dell'iniziativa contro "l'immigrazione di massa", lo esibiscono a favore delle proprie tesi di frontiere chiuse, chiedono di adottare la stessa ricetta; anche quando in realtà della Confederazione, del suo dibattito interno, del suo tasso di stranieri, delle sue necessità (ma i frontalieri non spiacciono a Maroni?) spesso non hanno nemmeno la minima idea. Ma che l'avvocato (pur non richiesto) della causa elvetica possa essere l"'imam" della Lega Nord, che delle affermazioni razziste e dell'insulto greve ha fatto la sua ineffabile costante cifra politica, ebbene é davvero dura da mandar giù.

E' lungo l'elenco delle sue ingiurie, delle sue provocazioni, delle sue volgari assurdità. Limitiamoci a quelle sul delirante "stragista" norvegese Breivick, che, filosofeggiò l'eurodeputato lumbard, "ha diverse buone idee, alcune addirittura ottime" (il partito di Bossi sentì poi l'obbligo di chiedere ufficialmente scusa al governo di Oslo). O agli attacchi alla ministra di origine africana Kyenge, l'esponente di "un governo del bonga bonga" (che altri suoi amici hanno paragonato a una scimmia): naturalmente dimenticando che proprio in Africa l'amministratore del suo partito si industriava a investire illegalmente i soldi del finanziamento pubblico con l'acquisto di diamanti (si, proprio come le lauree comprate nella a lungo vilipesa e "minacciosa" Albania).

E per questo, Mario Borghezio, espulso dal gruppo parlamentare dell'EFD ( la destra di "Europa della libertà e della democrazia"), che non é proprio un club di europeisti sfegatati e di ferventi eredi di Altiero Spinelli, bensì l'espressione delle critiche più aspre e decise all'edificio di Bruxelles. Per non dire della sua cacciata dal Canton Grigioni, dove cercò di fare irruzione ad una riunione del Club di Bedinberg (immedesimato con i padroni del vapore finanziario mondiale), insieme al suo fidatoassistente, che di cognome fa…Bastoni.

OK, la Svizzera ha fatto la sua scelta, ne affronta le conseguenze, tutti intuiscono quanto sarà arduo il lavoro dei mediatori elvetici per trovare una via di uscita che sappia coniugare volontà popolare ed esigenze economiche. Sempre nel gioco della politica, nemmeno é scandaloso pensare che Berna cerchi di individuare possibili sostegni fra chi, anche nell'UE, chiede un (impossibile?) ripensamento sull'immigrazione. Ma non l'appoggio dei vari Borghezio. Di certi compagni di viaggio, di certi impresentabili avvocati d'ufficio, di certe volgarità, la Svizzera non ha bisogno. Sarebbe eticamente inaccettabile, oltre che politicamente controproducente. Quindi, giù le mani da quella bandiera.

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