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Genny ‘a carogna e Gastone, le colonne d’Ercole che segnano il confine tra l’Italia e la civiltà



Genny 'a carogna

Genny 'a carogna

(ansa)

di Massimo Donelli

Prima che le polveri dell'indignazione d'accatto e di maniera (mamma mia…) si depositino.

Prima che la vergogna (e che vergogna…) vada scemando e con essa i buoni propositi (i buoni propositi…).

Prima che, passato qualche giorno, si dica che sì, vabbè, ma ora non esageriamo e non parliamone più (comodo, eh?) visto che i problemi sono ben altri…

Beh, prima che tutto finisca nella cantina dei brutti ricordi, conviene tornare su Napoli-Fiorentina 3-1Link esterno, la finale di Coppa ItaliaLink esterno che, a meno di un mese dalle elezioni europeeLink esterno e a un anno dall'EXPO 2015Link esterno, si è trasformata in un orribile spotLink esterno per l'Italia, calcistica e non.

Davanti agli occhi del presidente del Senato, Pietro GrassoLink esterno, seconda autorità della nazione; sotto lo sguardo del presidente del Consiglio, Matteo RenziLink esterno, massimo rappresentante del potere esecutivo (entrambi, inermi e impotenti, allo stadio); e sulle tv di tutto il mondo, sabato 3 maggio 2014 si è squadernata per intero la fragilità del Paese.

Fragilità perfettamente sintetizzata da due figure passate, rapidamente, dall'anonimato alla cronaca e dalla cronaca alla alla storia: il cittadino napoletano Gennaro De Tommaso, 33 anni, detto Genny ‘a carognaLink esterno, finito sui teleschermi, sui siti internet e sui giornali dei cinque continenti; e il cittadino romano Daniele De Santis, 48 anni, detto GastoneLink esterno, che, in questo orrendo film-verità, ha assunto il ruolo, fin qui, di co-protagonista.

Genny ‘a carogna è il capo degli ultras del Napoli. In virtù di questa qualifica ha stabilito che la finale, il cui inizio è stato ritardato di 45 minuti per i gravissimi incidenti attorno allo Stadio Olimpico, si poteva giocare. Lo ha stabilito in mondovisione indossando una t-shirt nera con la scritta in giallo Speziale liberoLink esterno. Chi è Speziale? Antonino SpezialeLink esterno è un ultrà del Catania condannato a 8 anni di reclusione perché ritenuto colpevole di aver ucciso il 2 febbraio 2007, quando aveva 17 anni, l'ispettore capo della Polizia di Stato Filippo RacitiLink esterno, 40 anni, sposato, due figli, in servizio allo Stadio Cibali per il derby Catania-PalermoLink esterno.

Gastone, invece, è stato arrestato domenica 4 maggio per tentato omicidio: prima avrebbe lanciato dei fumogeni contro i tifosi partenopei che avevano parcheggiato poco distanti dal circolo sportivo di Tor di Quinto dove lavora come custode; poi avrebbe sparato con una pistola dalla matrice abrasa il proiettile che si è conficcato nella colonna vertebrale di Ciro EspositoLink esterno, 26 anni, supporter del Napoli; infine è stato oggetto di un linciaggio da cui è uscito con una gamba fratturata e ferite varie.

Genny ‘a carogna è figlio di Ciro De Tommaso, ritenuto affiliato al clan camorristico MissoLink esterno del Rione Sanità. Nel giro di pochi anni, da capo dei MastiffsLink esterno sarebbe divenuto leader assoluto della tifoseria organizzata del Napoli. Che ora dovrà cercarsene un altro: martedì 6 maggio, infatti, è stato comunicato a Genny ‘a carogna che per cinque anni non potrà più metter piede in uno stadioLink esterno (il provvedimento, tecnicamente, si chiama DaspoLink esterno).

Gastone, invece, deve il soprannome al fatto che, coinvolto in episodi di violenza nel 1994 e nel 1996, se l'è sempre cavata. Al punto che, nel 2004, lo si vide in diretta tvLink esterno tentare di convincere il capitano della Roma, Francesco TottiLink esterno, a non disputare il derby con la Lazio perché "un blindato della polizia ha travolto e ucciso un bambino fuori dallo stadio", notizia che si rivelò del tutto infondata.

Bene.

Riassunti i fatti dell'Olimpico; chiariti, sinteticamente, i ruoli dell'uno e dell'altro; dato conto, brevemente, delle loro biografie, possiamo, amaramente, scrivere che Genny a' carogna e Gastone sono le colonne d'ErcoleLink esterno che separano l'Italia dal resto d'Europa e del mondo civilizzato.

Di là, c'è il corretto funzionamento delle società che trovano quotidianamente tutela sotto l'ombrello della democrazia.

Di qua, l'incertezza del diritto dilaga a tal punto da divorare come un cancro inarrestabile anche lo sport più amato e praticato.

Di questo – di questo - stiamo ragionando volendo ragionare sul serio: incertezza del diritto.

Gli stadi, infatti, rappresentano la quota più piccola di quella vasta parte del territorio italiano ormai sottratto alla civile convivenza.

Vogliamo parlare, per esempio, di ScampiaLink esterno?

O di certi paesini della Calabria e della Sicilia?

O degli impenetrabili quartieriLink esterno dove i cinesi stanno ammassati come api in un alveare?

Oppure vogliamo parlare dei tribunali, dove le attese per una sentenza definitiva si misurano in anni e la giustizia civileLink esterno è la più incivile fra quelle dei Paesi occidentali? O vogliamo parlare del derby magistratura-Silvio BerlusconiLink esterno che impedisce, da vent'anni, una non più rinviabile riforma della macchina giudiziaria?

Nessuno sembra rendersi conto che è anche il buco nero della legge e dell'ordine pubblico a tenere lontani i capitali stranieriLink esterno (non si fidano…) e a far fuggire quelli italianiLink esterno.

Nessuno sembra avere coscienza del fatto che pari incertezza del diritto regna in ambito fiscaleLink esterno, dove le norme cambiano all'improvviso, in continuazione, talvolta anche con effetti retroattivi (!).

Nessuno vuol riconoscere che la mancanza di regole chiare paralizza il mercato del lavoroLink esterno: troppi rischi ad assumere…

Chi può mai fidarsi, poi, di un Paese la cui capitale è martoriata ogni giorno da cortei di protestaLink esterno e il cui preziosissimo centro storico non di rado è teatro di guerriglia urbanaLink esterno?

Infine, se i Potenti (autorità di Stato e di governo, gran commis, grandi ufficiali delle Forze armate, presidente del Coni, industriali) si ritrovano tutti in tribuna d'onore (d'onore?) nello stadio popolato-circondato da poliziotti in tenuta anti-sommossa e la partita non comincia per via di Gastone e finchè non lo decide Genny ‘a carogna, possiamo sapere, per favore, chi comanda davvero in Italia?

massimo.donelli@usi.ch

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