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Frontalieri e quella nuova tassazione temuta in Ticino

Frontalieri

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(keystone)

di Leonardo Spagnoli

Non sembrano voler attecchire le istanze anti-frontalieri che tanto agitano il Canton Ticino a Berna. Ne è un'evidente riprova la decisione odierna adottata dal Consiglio degli Stati che, mettendo mano alla revisione dell'imposizione alla fonte, di fatto consentirà in futuro ai lavoratori provenienti dall'estero - che saranno autorizzati a chiedere la tassazione ordinaria - di dedurre fiscalmente tutte le spese di cui beneficiano attualmente i domiciliati (trasporto, figli, ipoteca, pasti e via discorrendo). Con buona pace di chi in questi anni ha brigato nel cantone sudalpino per modificare la tassazione dei frontalieri a tutto vantaggio proprio.

Se è infatti vero che i "senatori" hanno concesso un contentino (lo stralcio della proposta di bloccare gli aumenti delle aliquote comunali che gravano sui frontalieri), non può essere sottaciuto il fatto che Bellinzona e Berna restano distanti. Per vedere chi alla fine la spunterà occorre attendere il nuovo pronunciamento su questa questione del Consiglio Nazionale.

Deduzioni e perdite fiscali

Intanto però si può registrare l'ennesimo inciampo (per il momento solo parziale) della classe politica ticinese che dopo aver minacciato ripetutamente il congelamento dei ristorni (la quota delle imposte dei frontalieri riversata ai comuni confinanti italiani) e aver inutilmente lottato per portare all'80% la quota d'imposte di competenza elvetica sull'imponibile di questa categoria di lavoratori, ora si trova a dover incassare un'altra bruciante sconfitta.

Non è chiaro l'impatto finanziario della decisione della Camera alta ma si può fin da subito immaginare che un numero cospicuo degli attuali 62'000 frontalieri attivi in Ticino vorrà usufruire delle generose deduzioni fiscali cantonali. Una prospettiva che finirà per ridurre il gettito, incrementando per altro significativamente il lavoro della Divisione cantonale delle contribuzioni che si vedrà recapitare verosimilmente decine di migliaia di nuove dichiarazioni tributarie ogni anno.

Passi falsi

E che dire del recente stop del Tribunale federale, che ha accordato l'effetto sospensivo alla cosiddetta tassa di collegamento, il balzello sui posteggi dei grandi generatori di traffico che molti interpretavano come misura anti frontalieri. Una vicenda che ricorda da vicino la parodia dell'albo degli artigiani, misura messa a punto dal Dipartimento cantonale del territorio e votata dal Gran Consiglio ticinese al completo per scoraggiare i padroncini italiani: doveva entrare in vigore in agosto (termine prorogato poi ad ottobre) ma presenta supposti problemi di legittimità, come asserito dalla Camera di commercio della Svizzera centrale e autorità italiane. Tanto che il governo ticinese ha dovuto procedere ad approfondimenti giuridici mentre gli artigiani locali temono che alla fine saranno i soli ad essere assoggettati all'onerosa iscrizione.

Quale strategia?

Tutti episodi che contribuiscono a mettere in dubbio la strategia messa in campo dai politici ticinesi. In sintonia forse con ampi strati sociali, preoccupati per le forti pressioni provenienti da oltre confine sul mercato del lavoro cantonale, ma un po' meno con la visione che si ha a palazzo federale. Per frenare dumping salariale e concorrenza straniera occorrerebbero forse interventi coordinati e sostegni federali mentre l'impressione è che da parte di quasi tutte le forze politiche si preferisca cavalcare battaglie contingenti ed effimere.

Ma per circoscrivere gli effetti collaterali degli accordi bilaterali stipulati con l'Ue - tanto apprezzati dalla nostra economia e su cui gli svizzeri si sono ripetutamente espressi alle urne in modo positivo - l'interlocutore principale resta Berna con cui varrebbe forse la pena studiare un'azione comune. C'è da scommettere che lo capirebbero bene anche gli elettori ticinesi.

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