Dopo le accuse di antisemitismo Il NYT rinuncia alle vignette di satira politica

Ingresso di un edificio completamente a vetri con insegna New York Times e agente di sicurezza

Una vignetta può costare cara, e così l'edizione internazionale del Nyt ci rinuncia del tutto.

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Il quotidiano statunitense New York Times ha deciso di non pubblicare più, sulla sua edizione internazionale, vignette a sfondo politico. La decisione, resa nota lunedì, ha suscitato polemiche che non si sono ancora spente. La RSI ha chiesto un commento a un vignettista svizzero, che è tra i collaboratori del Nyt, e all'autore del saggio 'La caricatura in Svizzera'.

Dal 1° luglio, l'International New Work Times rinuncerà dunque ai disegni satirici, dopo l'ondata di critiche ricevute per una vignetta del portoghese Antonio Moreira Antunes.

Pubblicata in aprile, raffigurava il premier israeliano Benjamin Netanyahu come un cane guida con la stella di David appesa al collo, al guinzaglio di un presidente statunitense Donald Trump cieco e con la kippah. È stata accusata di antisemitismo.

Colpita la libertà di stampa?

Secondo il vignettista svizzero-francese Chappatte -che aveva anticipatoLink esterno la notizia sul suo blog- la rinuncia è grave, anche perché "non è tanto il disegno che si attacca, è lo stesso giornale che è nel mirino".

Vignetta nella quale un uomo, accanto a dei fiori in terra, dice Senza umorismo siamo tutti morti

da www.chappatte.com, la vignetta che il NYT pubblicò sulla prima pagina del suo sito Internet all'indomani degli attacchi a Charlie Hebdo.

Chappatte

Quel che è certo è che una caricatura -benché ne esistano dai tempi della riforma e della controriforma, come ci ricorda Philippe KaenelLink esterno dell'Università di Losanna- può ancora costare cara.

Il posto di lavoro, e persino la vita.

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