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Viaggio agli estremi dell'Europa italofona

Sicilia, anni Sessanta. "L'economia più primitiva porta la vacca da mungere direttamente sotto la finestra dei clienti". RSI-SWI

Airolo e la Sicilia sono gli estremi nord e sud dell'Europa italofona. Un documentario dei primi anni Sessanta traccia analogie e contrasti tra il villaggio ai piedi del passo del San Gottardo e l'isola del Mediterraneo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 marzo 2018 - 15:00
tvsvizzera.it/ri con RSI (Teche)

Il filmato comincia con colonne di automobili che scendono dai vagoni: all'epoca, per superare le Alpi nei mesi invernali, si montava sui famosi 'treni navetta'.

Siamo ad Airolo, l'ultimo comune della valle Leventina, dove le con insegne bilingue dei negozi (italiano e tedesco) "si avverte l'imminenza di un'altra stirpe".

Nemmeno due minuti, e la fisarmonica lascia spazio allo scacciapensieri, strumento musicale del Sud. Le immagini ci mostrano la Valle dei Templi, Corleone, Palermo.

Il documentario, però, mostra soprattutto la dura vita di campagna e montagna che sta dietro le cartoline spedite dai turisti.

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Le preoccupazioni del montanaro che esce d'inverno a far legna e i rischi che corre il pescatore che salpa con tempo incerto, non sono così diversi.

La vita sulle alte montagne bianche del nord, con i venti freddi e le nebbie, non è così dissimile da quella dei pastori siculi.

Gli estremi dell'Europa italofona sono infine accomunati dall'emigrazione: treni partono ogni giorno da nord e da sud.

Nei "bassi" di Palermo, intanto, "l'economia più primitiva porta la vacca da mungere direttamente sotto la finestra dei clienti". I quali, dal balcone, calano un cestino con i soldi e la bottiglia vuota, che poi ritirano piena di latte fresco.

"Airolo chiama Sicilia", di Rinaldo Giambonini e Luciano Marconi, è un documentario della Televisione svizzera, che lo trasmise il 3 maggio del 1962 nell'ambito della serie 'Tempo nostro'. 

 


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