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Le mafie bussano ai ristoranti

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Durante la pandemia in Lombardia un gestore su cinque ha ricevuto offerte anomale. RSI News, il portale d'informazione della Radiotelevisione svizzera, ha intervistato la responsabile dell’antimafia di Milano, Alessandra Dolci.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 dicembre 2020 - 19:00
Elena Boromeo, RSI News

Chiusure prolungate, confinamenti e coprifuoco: le misure restrittive hanno messo in seria difficoltà i ristoratori della Lombardia, una delle regioni italiane più colpite dalla pandemia. Ma questa paralisi non ha fermato gli interessi della criminalità organizzata. Che, anzi, ha approfittato di questo periodo di crisi per andare a bussare direttamente alle porte di bar e ristoranti.

“Nel periodo pandemico registriamo un interesse ancora maggiore nei confronti di questo settore, ma quello che osserviamo non è tanto il tentativo di riciclare i proventi di attività illecite, bensì di rilevare praticamente a costo zero gli esercizi commerciali in sofferenza”, spiega Alessandra Dolci, coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Milano.

Secondo un’indagineLink esterno condotta dalla Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza, il 20% degli iscritti del settore della ristorazione ha ricevuto una proposta anomala di acquisto della propria attività, vale a dire nettamente inferiore al valore di mercato. Il numero di offerte è aumentato nel mese di novembre: sono state circa il doppio rispetto a giugno.

“Le ragioni per cui c’è questo interesse nel settore degli esercizi pubblici, della ristorazione e dei bar sono molteplici: reinvestimento, darsi una parvenza di attività lecita, crearsi una rete relazionale, segnare il territorio”, osserva Dolci. Un esempio è quello della ‘ndrangheta, che laddove è “particolarmente presente e pervasiva”, usa i locali anche in una logica "di controllo del territorio”.

Il servizio su RSI NewsLink esterno.

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