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Un solo desiderio: pregare

Lecco ha due moschee, con due storie molto diverse, ma nate con un obiettivo in comune: disporre di un luogo di culto. Uno sguardo alla realtà della comunità islamica della città nel reportage della Radiotelevisione svizzera. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 aprile 2017 - 11:30
Romina Vinci, RSI News
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Il diritto di pregare, la necessità di un luogo nel quale professare la propria fede, l’importanza di sentirsi parte di una comunità. A Lecco la comunità islamica è numerosa, multietnica e multiculturale, abbastanza integrata nel contesto cittadino.

A Pescarenico, storico quartiere della città, dal febbraio 2012 ha aperto i battenti l’Associazione Culturale La Pace, diventato un punto di riferimento per i musulmani della zona. Per gli abitanti del quartiere l’Associazione in sé non dà problemi, non c’è paura nei confronti dell’altro, anzi, emerge pieno rispetto e accettazione tra i vicini, che non negano però il disturbo provocato dalle preghiere nel cuore della notte, soprattutto durante il Ramadan. E ci si interroga anche sulla liceità di questo luogo, poco idoneo ad ospitare gruppi di persone piuttosto numerosi.

“Quanto a numeri siamo la seconda fede in Italia, perché non ci viene riconosciuto il diritto di culto?”, si chiede Usama El Santawy, Imam del Centro Assalam, un immenso capannone alle porte di Lecco che, durante il Ramadan, arriva ad accogliere anche duemila persone.

“Perché alcuni dei mie fratelli sono costretti a riunirsi in luoghi non idonei, magari privi delle uscite di sicurezza, soltanto per esercitare la nostra professione di fede? Non dimentichiamoci che stiamo parlando di una preghiera, una preghiera che serve a rasserenarci e a darci la carica per affrontare la vita quotidiana, non facciamo niente di losco”.

Torna quindi in ballo il problema della mancanza di luoghi di culto per i fedeli musulmani, un problema che travalica i confini di Lecco e non risparmia neppure la Svizzera.

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