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Campagna elettorale La gara a chi la spara più grossa

La campagna elettorale italiana offre nuovi acuti in materia di promesse insostenibili fatte agli elettori. Silvio Berlusconi in particolare sembra non avere scrupoli. Ma anche i Cinque Stelle fanno affidamento sui miracoli. Lo sguardo del corrispondente da Roma del giornale svizzero tedesco Tages-Anzeiger.

Silvio Berlusconi durante un meeting di Forza Italia

Silvio Berlusconi non sarà verosimilmente eleggibile alle prossime politiche, ma fa campagna con lo slogan "Berlusconi presidente".

(Keystone)

Anche il raccontare fandonie può essere un’arte. Un’arte a buon mercato, però. In Italia, dove il 4 marzo verrà eletto un nuovo parlamento, il genere fantasia-più-sfrenata-e-promesse-senza-fondo è talmente popolare che si ha l’impressione che i politici facciano a gara in un campionato nazionale. Tutti partecipano, promettendo tagli fiscali e aumenti delle pensioni, che non reggerebbero a nessun obiettivo di bilancio e a nessuna prescrizione sul deficit contemplata da Bruxelles.

Tra le promesse più popolari: il reddito di base incondizionato, la tassa forfettaria (Flat Tax) con un’aliquota bassa e se possibile ancora più bassa, l’abolizione delle tasse universitarie, della tassa sul patrimonio, dell’imposta sulla casa, di quella sulla prima auto, l’abolizione della riforma delle pensioni. È un po’ come in un bazar post-natalizio, dove si svende e ognuno cerca di gridare un po’ più forte. Il “Corriere della Sera” ha commentato così: “Con la migliore volontà del mondo non ricordiamo nessuna campagna elettorale così gonfia di promesse come questa”. Tutti gli appelli alla moderazione, compreso quello di Sergio Mattarella, sono caduti nel vuoto. Nel suo discorso di Capodanno, il presidente della Repubblica ha ricordato ai politici il loro dovere di presentare alla gente dei programmi realistici.

Tweet alle 0.56 del mattino

Naturalmente nessuno è più disinibito di Silvio Berlusconi. Anche se raramente ha mantenuto le sue promesse, l’ex primo ministro fa parte da così tanto tempo del paesaggio politico da aver lasciato da parte ogni scrupolo quando si tratta di spararla grossa. Domenica mattina, esattamente alle 0.56, come evidenziato non senza motivi dalla stampa, Berlusconi ha pubblicato un tweet che proietta questo folle campionato in una nuova dimensione. In puro stile Trump.

Agli italiani e in particolare ai suoi elettori ha presentato il nuovo logo di Forza Italia: il nome del partito coi colori nazionali, come sempre, e in grassetto maiuscolo e su sfondo blu la scritta “Berlusconi Presidente”. Così dovrebbe apparire anche sulla scheda elettorale: “Berlusconi Presidente”.

Il condizionale è d’obbligo. È possibile che il Ministero dell’interno vieti il logo, per pubblicità ingannevole e fraudolenta. Si potrebbe anche aggiungere: per storpiatura manifesta. Dalla sua condanna definitiva per frode fiscale, Berlusconi, 81 anni, non è eleggibile, per nessuna carica e nessun mandato. Se la Corte europea dei diritti dell’uomo, che sta esaminando il suo ricorso, non si pronuncerà a suo favore, rimarrà ineleggibile sino all’agosto del 2019. Non gli è pertanto consentito candidarsi né al Senato né alla Camera dei deputati. E tantomeno può diventare ministro o premier: “Presidente del Consiglio dei ministri”, per la precisione.

Inoltre, e questo vale per tutti i candidati, la nuova legge elettorale, il controverso “Rosatellum”, non prevede alcun candidato-premier in senso tradizionale. Il leader del partito vittorioso non diventerà quindi automaticamente primo ministro. Anzi, è molto probabile che nessuno lo diventerà, poiché nessun partito riuscirà a conquistare così tanti voti per governare da solo. Se saranno necessarie alleanze ad ampio raggio, i leader verranno scartati.

Sfida a duello

Naturalmente Berlusconi è perfettamente cosciente del doppio scherno contenuto nel suo logo. Ma “Presidente” suona bene. Suona come il Padrone (ndr. in italiano nel testo) che era solito essere. Per molti suoi fans è sufficiente che sia tornato e che faccia lo spaccone come prima. Appena un’ora dopo il suo ‘cinguettio’, Matteo Salvini ha a sua volta inviato un ‘tweet’ con il logo del suo partito, la Lega, e la scritta “Salvini Premier”. Una sfida a duello. Probabilmente per vedere chi ha il logo più grande.

Berlusconi e Salvini appartengono allo stesso campo, il centro-destra, che è in testa nei sondaggi. Ma sotto molti aspetti vedono il mondo in maniera diversa e si sopportano o poco più.

La filo-europea Forza Italia raccoglie il 17% delle intenzioni di voto e la tendenza è in aumento. La Lega, euroscettica e xenofoba, è invece al 14%, con una tendenza in calo.

Alcune ore dopo questi tweet, domenica durante un incontro a Villa San Martino ad Arcore, a cui ha preso parte anche Giorgia Meloni, leader del piccolo movimento post-fascista Fratelli d’Italia, è stata sancita l’alleanza elettorale. Quattro ore, cena di gala inclusa. Per il dessert c’erano dolci pugliesi. In un angolo della sala vi era un albero di Natale, addobbato come se ve ne fossero stati due.

Il Padrone si è mostrato un ospite ricco e generoso. Anche questo è un topos ben noto nella storia contemporanea italiana. L’alleanza della destra moderata e di quella più rude sopravvivrà alla notte delle elezioni? Se Berlusconi riuscirà a battere chiaramente il suo rivale interno Salvini, potendo così dettare le sue condizioni, verosimilmente sì. Altrimenti, Berlusconi sarà probabilmente tentato dall’offrire il suo sostegno al Partito democratico di Matteo Renzi, quale partner in un’ipotetica grande coalizione.

Berlusconi è quindi ancora un “Kingmaker”. Senza di lui e senza i suoi voti del centro borghese, l’Italia non avrà probabilmente un nuovo governo. Al coro di sparate partecipa allegramente anche Matteo Renzi. A volte infastidisce i ministri del suo stesso partito, che nel frattempo dovrebbero governare il paese nel modo più realistico possibile.

Un miracolo colossale

A fare promesse è però soprattutto il Movimento Cinque Stelle. Il suo giovane leader, Luigi Di Maio, ha indicato che se il suo partito sarà al potere per due legislature riuscirà a ridurre il debito pubblico – attualmente pari al 133% del prodotto interno lordo – di 40 punti percentuali.

Per raggiungere questo obiettivo si dovranno rapidamente razionalizzare le spese. Tuttavia, Di Maio ha precisato che non saranno necessari tagli allo Stato sociale. Anzi, questo potrà addirittura essere esteso. Sarebbe naturalmente formidabile, un miracolo colossale.


Intervista della RSI all'editorialista de La Repubblica Massimo Giannini

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Traduzione dal tedesco di Daniele Mariani

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