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Breve storia delle rivolte contro Maduro in Venezuela



Dettaglio della carta "Il sogno di Chávez"

Dettaglio della carta "Il sogno di Chávez"

(Laura Canali)

Di Giorgio Cuscito (Limes)

La Repubblica bolivariana è segnata da proteste violente, dovute a una profonda crisi economico-sociale ereditata dall’era Chávez. L’esercito e tutto il blocco chavista sostengono il presidente Maduro in mancanza di valide alternative.

Il 7 Aprile, il comitato dei ministri degli Esteri dell'Unione delle nazioni sudamericane (Unasur) si è recatoLink esterno a Caracas, in Venezuela. Da circa due mesi, il paese è segnato da violente rivolte dovute a una profonda crisi economico-sociale. La delegazione dell'Unasur ha incontrato Nicolás Maduro, presidente della Repubblica bolivariana e leader del Partido socialista unido de Venezuela (Psuv), per convincerlo ad avviare un dialogo con l'opposizione. Dopo il meeting, Maduro ha espresso parere favorevole. Il comitato si era già recato a Caracas il 25 e 26 marzo. Dall'inizio delle manifestazioni, il presidente venezuelano ed Henrique Capriles Radonsky, leader dell'opposizione, non si sono ancora seduti al tavolo delle trattative.

Le proteste sono cominciate lo scorso febbraio, nello Stato di Tachira. Un tentato rapimentoLink esterno, subito da una ragazza in un campus universitario a San Cristobal, ha spinto gli studenti a chiedere alle autorità maggiore sicurezza. L'arresto di alcuni di loro ha provocato proteste anche a Caracas, dove, il 12 febbraio, due persone sono morte in uno scontro con le forze di polizia. Con l'aumento delle violenze, anche cittadini della classe media sono scesi in piazza. Oggi, proteste si verificano anche nel resto del paese, in particolare negli Stati di Zulia e Carabobo. La polizia e la Guardia nazionale (l'esercito) rispondono duramente. La presenza per le strade dei colectivosLink esterno - gruppi militanti filo-governativi, alcuni dei quali armati - rende gli scontri più aspri. A oggi le vittime sono trentanove.

La settimana scorsa la Chiesa cattolica romana del Venezuela ha criticatoLink esterno la "brutale repressione" e le "tendenze totalitarie" del governo di Caracas, risvegliando le tensioni intercorse tra le due istituzioni nei 14 anni di presidenza di Hugo ChávezLink esterno. Il comandante bolivariano è morto di cancro il 5 marzo dell'anno scorso dopo aver vinto le elezioni per la quarta volta.

Recentemente il Vaticano ha dichiaratoLink esterno di essere disposto a svolgere il ruolo di mediatore tra governo e opposizione venezuelana. In tale contesto, può essere importante il neo-eletto segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin, che in passato ha svolto il ruolo di nunzio apostolico nella repubblica bolivariana.

I problemi del Venezuela

Le condizioni economico-sociali del Venezuela sono precarie. Le cause principali del malcontento sono l'alto tasso di criminalità (24 mila omicidiLink esterno commessi nel 2013), la corruzione del governo e la scarsità di cibo e beni primari.

Nel 2012 il tasso di crescitaLink esterno del pil era pari al 5.6%. Nel 2013 è sceso all'1.6%, mentre il deficit fiscaleLink esterno ha raggiunto l'11.5% del pil. L'inflazione quest'anno è pari al 56%, tra le più alte al mondoLink esterno. Il Venezuela soffre anche la scarsità di valuta estera. Caracas impone un tasso di cambio fisso tra il bolivar (la moneta nazionale) e il dollaro che non rispetta il suo valore reale. Ciò spinge a scambiare le valute sul mercato nero. La scarsità di dollari non consente agli importatori di acquistare prodotti dall'estero, provocando seri danni al sistema economico.

Il più grande problema del Venezuela è non aver diversificato la propria economia negli ultimi 15 anni. Questa dipende fortemente dalle rendite petrolifere, responsabiliLink esterno del 25% del pil e del 96% dell'export. Ora che il prezzo del petrolio è calato e la produzione diminuitaLink esterno, Caracas non ha denaro per finanziare la spesa sociale e i progetti di politica estera.

L'eredità di Chávez e il futuro del Venezuela

Maduro ha ereditato da Chávez un'economia in grande difficoltà, ma non il carisma con cui questi ha tenuto il potere per tre mandati.

Lo scomparso comandante bolivariano, ha abbinato uno stile dittatoriale (pur essendo stato eletto democraticamente) e una politica economica incentrata sulle classi più povere, che hanno beneficiato della redistribuzione dei proventi del petrolio. In politica estera, Chávez ha proposto una strategia assertiva, volta a creare un blocco regionale anti-UsaLink esterno - con CubaLink esterno come principale alleato - e svincolare l'America Latina dal controllo di Washington. I progetti chavisti sono rimasti incompiuti, complice l'ascesa del Brasile e il menzionato calo del prezzo dell'oro nero.

Sul piano politico il Venezuela è polarizzato. Maduro è stato eletto presidente lo scorso aprile con un margine ridotto. Tuttavia, l'opposizione è piuttosto indecisa sul come e cosa discutere con Caracas per risolvere la crisi. La leadership di Capriles, candidato alle scorse presidenziali per la Mesa de unidad (Mud), è oggi contestata da altri protagonisti più radicali.

Tra i principali esponenti del movimento di protesta contro Maduro vi sono Leopoldo Lopez, coordinatore nazionale del partito Voluntad Popular, - arrestato lo scorso 18 febbraioLink esterno - e Maria Corina Machado, dal 24 marzo ex deputata dell'Assemblea nazionale del Venezuela per lo Stato di Miranda. Il motivo della sua esclusione dal parlamento è aver accettatoLink esterno la proposta del governo di Panama di parlare a nome dell'opposizione venezuelana presso l'Organizzazione degli stati americani (Osa). Secondo il presidente del parlamento del Venezuela Diosdado Cabello, ciò era in contrasto con gli articoli 149 e 191 della costituzioneLink esterno del paese.

La votazione all'Osa su tale questione ha posto in evidenza la linea di demarcazione tra "gli amici e i nemiciLink esterno" del Venezuela. Ventidue paesi hanno votato controLink esterno la proposta panamense di ascoltare la Machado. Tra questi vi erano i paesi dell'Alleanza bolivariana per le Americhe (Alba), il Brasile di Dilma Rousseff e l'Argentina di Cristina Kirchner, Le due presidenti sono vicine ideologicamente a Maduro (soprattutto Cristina) e in questi mesi devono concentrarsi sul crescente malcontentoLink esterno interno. Tra gli undici favorevoli vi erano Stati Uniti, Canada, Cile, Colombia e Panama: paesi con cui il Venezuela ha rapportiLink esterno diplomatici cattivi o inesistenti.

Le relazioni con gli Stati Uniti sono piuttosto tese. Chávez prima e Maduro poi hanno accusato Washington di voler ordire un colpo di Stato contro Caracas e di essere dietro il tentato golpe del 2002. Stati Uniti e Venezuela hanno ritirato i rispettivi ambasciatori nel 2010. Nell'ultimo anno, Maduro ha ripetutamente espulso alcuni diplomatici statunitensi. Washington ha adottato la medesima misura contro delegati venezuelani. A marzo, il presidente della Repubblica bolivariana ha proposto un ambasciatore a Washington. Al di là della retorica politica, i due paesi sono economicamente interdipendenti. Il Venezuela ha bisogno degli Stati Uniti, principale mercato di destinazione del suo export petrolifero. Per gli Usa, la Repubblica bolivariana è il quarto fornitoreLink esterno d'oro nero.

Il principale alleato del Venezuela è la Cuba dei fratelli Castro. In cambio del patronage ideologico e della presenza di militari e uomini dei servizi segreti cubani nelle Forze armate venezuelane, Caracas fornisce a L'Avana 100 mila barili di petrolio a un prezzo sussidiato.

In più occasioni, Maduro ha accusatoLink esterno la destra venezuelana, i governi di Bogotà, Panama e Washington di volerlo uccidere. A marzo, con la medesima accusa, sono stati arrestati tre generaliLink esterno dell'Aviazione bolivariana. La settimana scorsa, Maduro ha affermatoLink esterno che alcuni gruppi di destra tramano per raggiungere la secessione degli Stati di Tachira, Zulia, Carabobo e Lara.

Il fronte chavistaLink esterno non può considerarsi monolitico. Tuttavia, in assenza di alternative, i suoi pilastri - esercito e Petroleos de Venezuela (Psva), la compagnia petrolifera di Stato - appoggiano ancora Maduro. Merito anche dell'aumento del 90% del salario che Caracas ha concessoLink esterno al sindacato dei lavoratori del settore energetico a febbraio. Inoltre, le proteste non hanno ancora coinvolto in larga misura le classi più povere, fedeli al sogno chavista. Ciò rende al momento improbabile un colpo di Stato. Considerata la molteplicità dei problemi strutturali del Venezuela, le proteste comunque sono destinate a continuare.

Per approfondire: Il Venezuela e il mondo a un anno dalla morte di Hugo ChavezLink esterno

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