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"La lista di Gomorra": Renzi, il candidato PD e gli amici "impresentabili"



Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca

(tvsvizzera)

di Aldo Sofia

Di Vincenzo De Luca ho un preciso ricordo. Risale agli anni dello scandalo rifiuti a Napoli. Montagne di "monnezza", cittadini esasperati, rivolte spesso "pilotate" dalla malavita, mentre gli unici quartieri davvero puliti (tipo "Spaccanapoli") erano quelli controllati dalla camorra. Allora si cercava qualche esempio virtuoso, per documentare che la Campania non poteva essere tutta così. E regolarmente si finiva a Salerno. Dove lui, Vincenzo De Luca, spiegava anche agli attoniti giornalisti stranieri come e perché la sua città era ai primissimi posti nella classifica italiana della "raccolta differenziata", il modo migliore per fermare la camorra. Sembrava un miracolo. Che il sindaco esibiva con giustificato orgoglio, con piglio sicuro, da duro che si era meritato il titolo di "sceriffo". Una macchina da voti, ricompensato da Renzi con la nomina a vice-ministro. Prima di finire nelle maglie della giustizia per "abuso di potere". Quindi, un primo cittadino decaduto per effetto della legge Severino.

Ma non poteva certo bastare per fermare il sindaco-panzer. Che infatti, come se nulla fosse, si presenta alle primarie del PD per le elezioni regionali (vincendole) che si terranno a fine mese, pur sapendo che, sempre per effetto di quella norma, anche in caso di successo (e di possibilità ne ha) teoricamente non potrebbe nemmeno sedere sulla poltrona di governatore. "Teoricamente", perché in Italia una sentenza favorevole del TAR ormai non si nega a nessuno, come dimostra l'analoga vicenda del sindaco di Napoli De Magistris.

Ce n'era già abbastanza per scuotere almeno quella parte di PD che si si ostina a credersi (sempre più a fatica) il partito della legalità. E invece? Invece Matteo Renzi abbraccia pubblicamente De Luca, gli dà la sua benedizione, lo ritiene l'unico suo candidato in grado di battere il berlusconiano Caldoro. E' tutto? No, non é tutto. Ecco infatti che salta fuori anche la questione dei cosiddetti "impresentabili". Di cui sono zeppe le liste del centro-sinistra campano che appoggiano la candidatura dello "sceriffo". "Impresentabili" di diversa origine e identikit. Ex centristi fino a ieri definiti dallo stesso De Luca "il problema politico-affaristico della Campania". Fascisti dichiarati che non mancano i pellegrinaggi sulla tomba del duce a Predappio. Altri noti ex esponenti "neri" del Fronte nazionale. Spose di inquisiti per concorso esterno in associazione mafiosa. O ancora "mister calibro 12", così definito per il sequestro dell'arma mentre si trovava agli arresti domiciliari. Oppure quei due candidati di Casal di Principe e di Milito impegnatissimi non nel combattere le mafie locali, bensì noti e coraggiosi personaggi dell'impegno civile anti-camorrista. Sembra un patto col diavolo, pur di vincere.

"In quelle liste c'è tutta Gomorra", è esploso lo scrittore Roberto Saviano. "Una caccia di voti senza badare alla criminalità organizzata, agli affari sporchi, alle spartizioni indicibile", gli ha fatto eco Rosaria Capacchione, senatrice dem dell'antimafia, ex giornalista del "Mattino", come Saviano costretta a una vita blindata e sotto scorta. Altro che "PD partito della legalità". Persino "lo zar" anti-corruzione Raffaele Cantone (che viene da una cittadina campana commissariata per grave infiltrazione mafiosa) ha espresso preoccupazione. E come reagisce il premier-segretario di fronte a proteste interne, indignazione crescente, condanne risolute? SI é detto "imbarazzato", ha invitato a non dare il voto agli alleati "impresentabili", ma ha evitato accuratamente di fare i nomi. Così anche De Luca. Che naturalmente ci aggiunge qualcosa di suo: "Chi viene con me fa una scelta di vita, di valori, non un cambio di casacca". Proprio così, li ha definiti "valori".

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