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Sanzioni, più poteri al governo federale

Il ministro dell economia Guy Parmelin
Il ministro dell'economia Guy Parmelin in una posizione delicata sul dossier sanzioni. Keystone / Anthony Anex

Mano libera al governo federale in materia di sanzioni. È quanto prevede la revisione della legge sugli embarghi di cui stanno discutendo le Camere federali.

Con 136 voti contro 53 il Consiglio nazionale ha approvato giovedì, con la sola opposizione della destra (Udc), una versione più ampia della riforma rispetto al testo passato alla Camera alta.

Un tema di strettissima attualità, viste le polemiche seguite alla posizione del Consiglio federale nel conflitto in Ucraina: per molti Berna ha indugiato troppo nel seguire le sanzioni decretate dall’UE contro la Federazione russa mentre altri, soprattutto nell’Unione democratica di centro, hanno criticato l’attivismo del governo che a loro dire ha eroso la tradizione di neutralità della Svizzera.

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Oggi Berna può adottare misure punitive solo in sinergia con organi internazionali come Onu, UE, Osce e principali partner economici o nei ristretti limiti tracciati dalla Costituzione (ordinanze valide 4 anni e prorogabili solo una volta). Con le nuove norme, che potranno essere rivolte anche contro individui e aziende, l’esecutivo potrà agire autonomamente e tempestivamente, senza dover attendere decisioni altrui.

Il Nazionale va oltre

La Camera bassa si è spinta però oltre, consentendo a Berna di sanzionare anche persone o entità coinvolte in violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani o in qualsiasi altra forma di atrocità. Di tutto questo ne ridiscuteranno prossimamente i senatori.   

Da parte della destra (Udc) è stata sollevata la questione della neutralità elvetica, che sarebbe messa in discussione dalla riforma in corso. “Le sanzioni sono armi da guerra”, ha criticato il democentrista ginevrino Yves Nidegger mentre per il suo collega zurighese Roger Köppel esse trascinano addirittura la Confederazione in guerra.

“Neutralità significa che tutte le parti in conflitto, non solo l’Ucraina, considerano la Svizzera neutrale. Eppure la Russia ha inserito la Svizzera nella lista dei Paesi ostili”, ha proseguito il parlamentare, che ha paventato la possibilità che in futuro Berna possa fornire armi a uno dei belligeranti.

Neutralità non compromessa

Per tutti gli altri partiti però “la revisione proposta rispetta la neutralità della Svizzera e rafforza la coerenza della sua politica in materia di sanzioni”, ha segnalato la liberale Laurent Wehrli. Il fatto poi che la Confederazione sia in grado di adottare sanzioni in modo rapido e indipendente rafforzerebbe la sua sovranità, ha sottolineato la Verde liberale Angelina Moser mentre per Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro), il mondo è cambiato, così come il concetto di neutralità e per questo motivo la Svizzera deve uscire dalla sua posizione di spettatrice.

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