Salari minimi cantonali a rischio, lanciato un referendum
Un referendum è stato lanciato da sindacati e partiti per contrastare una decisione parlamentare che farebbe prevalere i contratti collettivi sui salari minimi locali, ritenuta un attacco ai redditi e all'autonomia cantonale.
Un comitato composto da sindacati e partiti ha lanciato il referendum contro la decisione delle Camere federali di far prevalere i contratti collettivi di lavoro (CCL) sui salari minimi cantonali o comunali e sanciti dalla legge. Si tratta di un attacco agli stipendi e alle decisioni popolari, ha comunicato il comitato.
Secondo i promotori del referendum, a essere interessati sarebbero proprio i settori con salari bassi, come quello alberghiero e della ristorazione o delle pulizie. Il comitato critica inoltre la decisione del Parlamento definendola un attacco agli stipendi delle donne, poiché quasi due terzi delle persone interessate sono donne. Inoltre, verrebbero ignorate le decisioni democratiche prese a livello cantonale e comunale.
“Nei Cantoni e nelle città che hanno approvato un salario minimo ma non lo hanno ancora introdotto, decine di migliaia di persone non ne beneficerebbero mai”, indica la presidente del sindacato Unia, Vania Alleva, secondo il testo scritto del comunicato.
Anche il Consiglio federale respinge il progetto, che aveva elaborato su richiesta del Parlamento. Esso è in contrasto con la competenza dei Cantoni, sancita dalla Costituzione, di fissare i salari minimi.
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