Resteranno "dove non c'è campo" Svizzera, nel 2018 addio alle cabine telefoniche


Dal 1° gennaio si chiude in Svizzera un capitolo storico del cosiddetto 'servizio universale': le cabine telefoniche saranno gradualmente smantellate. Decade l'obbligo di averne almeno una per comune.

Qualche cabina resterà, specie dove non è disponibile una copertura alternativa. Ma il cambiamentoLink esterno è già evidente nelle opere pubbliche: la nuova, moderna e attrezzata stazione ferroviaria di Lugano -ad esempio- non ha telefoni pubblici.

Di 300 'Publifon' presenti in Ticino, non si sa esattamente quanti ne saranno smantellati e in quali mesi dell'anno.

Di certo, a fine 2018 ne resteranno una manciata perché, spiega la compagnia telefonica ex-monopolista Swisscom, tutti ormai hanno un telefono in tasca.

Immagine di una cabina telefonica riconvertita in bibliocabina a Castel San Pietro

Nella Svizzera italiana, diverse cabine telefoniche sono già state riconvertite in luogo di scambio dei libri ('Bibliocabine'). Immagine d'archivio.

© KEYSTONE / TI-PRESS / GABRIELE PUTZU

Dal 2004, il numero di chiamate dalle cabine telefoniche è diminuito del 95%. La cornetta di alcuni apparecchi è alzata due o tre volte l'anno.

Pensare che, appena vent'anni fa, i Publifon erano stati dotati di elenco telefonico elettronico e lettore di carte di credito. Quelle recenti consentono pure l'invio di SMS.

Sembravano, insomma, destinate a tenere il passo. Invece, resisteranno soltanto in alcune regioni montane e laddove la comunità locale deciderà di preservarle.

Ai comuni che intendono riconvertire le installazioni -ad esempio in luogo di scambio di libri, cfr. immagine e cartina- Swisscom cede la cabina gratuitamente. 

I privati possono invece averne una al prezzo di 3500 franchi, trasporto escluso. Per ora, ne ha fatto richiesta solo alcune aziende, che le metteranno nei loro uffici -sempre più 'open space'- per consentire di telefonare appartati.

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