Una fondazione italiana costringe la Procura ticinese a restituirle tre milioni bloccati in Svizzera
Roberto Formigoni ha guidato la Regione Lombardia per 18 anni. Nel 2019 è stato travolto da uno scandalo di corruzione. Per anni, una delle vittime dell’inchiesta, una fondazione ospedaliera, ha reclamato invano quasi tre milioni di euro congelati a Lugano e Bellinzona. Per recuperarli ha dovuto citare in giudizio il Ministero pubblico del Cantone Ticino. Ora il Tribunale penale federale (TPF) le ha dato ragione.
Per quasi 15 anni, circa tre milioni di euro sono rimasti bloccati su conti bancari ticinesi. Il denaro apparteneva a una fondazione ospedaliera italiana, vittima di un vasto sistema di sottrazione indebita di fondi. Per riottenerlo, l’istituzione ha infine deciso di agire contro il Ministero pubblico ticinese, accusandolo di aver rallentato ingiustificatamente la procedura. In due sentenze emesse tra maggio e giugno 2026, il Tribunale penale federale le ha dato ragione.
Settanta milioni di euro sottratti
La Fondazione Salvatore Maugeri, con sede a Pavia, è un importante centro di cura e riabilitazione. Tra la fine degli anni Novanta e il 2011, circa 70 milioni di euro sono usciti dalle sue casse senza destare sospetti. Secondo quanto accertato dalla magistratura italiana, il meccanismo sfruttava falsi contratti di consulenza medica per trasferire denaro verso società estere.
Una parte di quei fondi sarebbe servita per finanziare il tenore di vita di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia dal 1995 al 2013. Processato per corruzione, l’ex governatore è stato condannato in via definitiva nel 2019 a cinque anni e dieci mesi di reclusione. Anche diversi intermediari e dirigenti sono stati riconosciuti colpevoli. La stampa italiana aveva ribattezzato la vicenda “caso Maugeri”.
La pista ticinese
Come spesso accade in operazioni di questo tipo, il denaro è transitato attraverso la Svizzera, in questo caso mediante conti bancari a Lugano e Bellinzona. Già nel 2011 la Procura di Milano aveva chiesto alle autorità elvetiche di congelare gli averi coinvolti nella vicenda.
Una volta divenute definitive le condanne in Italia, i giudici milanesi hanno ordinato che quasi tre milioni di euro bloccati in Ticino fossero restituiti alla Fondazione Maugeri, riconosciuta come parte lesa. Prima, però, bisognava rendere esecutiva la decisione in Svizzera.
Ed è qui che la procedura si è arenata. Dal 2019 la fondazione ha ripetutamente chiesto al Ministero pubblico ticinese di procedere al versamento delle somme. Senza successo. Il procuratore ha di volta in volta richiamato presunte contraddizioni nelle richieste italiane, un procedimento penale aperto in Ticino oppure la necessità di garantire il diritto di essere sentite ad altre persone coinvolte. Nel frattempo, gli anni passavano e il denaro restava congelato
Richiamo del Tribunale
Alla fine di gennaio 2026 la fondazione si è così rivolta al Tribunale penale federale (TPF) denunciando un “diniego di giustizia”. Il richiamo ha avuto effetto. Poche settimane dopo, il 2 marzo, la procura ticinese ha finalmente emanato la decisione che consente la restituzione delle somme. Il ricorso è così divenuto privo di oggetto.
Tuttavia, il 4 maggio i giudici del TPF hanno ritenuto che il Ministero pubblico avesse effettivamente ritardato la procedura senza valido motivo, condannandolo a versare un’indennità alla fondazione. L’importo, pari a 2’000 franchi, ha soprattutto un valore simbolico.
L’ultimo ricorso
La vicenda non era però ancora conclusa. Un ex collaboratore della fondazione, anch’egli condannato in Italia a oltre sette anni di carcere e titolare di una parte delle somme depositate su conti svizzeri, ha tentato di bloccare la restituzione. Sosteneva che quel denaro non fosse collegato ad alcun reato.
Con una decisione del 9 giugno 2026Collegamento esterno, il Tribunale penale federale ha respinto il suo ricorso e confermato la restituzione, sancendo che i fondi appartenevano effettivamente alla fondazione.
Quindici anni dopo la prima richiesta di assistenza giudiziaria e otto anni dopo la condanna definitiva pronunciata in Italia, la Fondazione Maugeri potrà dunque recuperare i suoi tre milioni di euro: una piccola parte dei circa 70 milioni sottratti, la maggior parte dei quali era già stata recuperata in Italia.
La Fondazione Maugeri era assistita dagli avvocati Pascal Del Prete, mentre l’ex collaboratore della fondazione era rappresentato da Mario Postizzi. I due legali non hanno risposto alle richieste di commento.
Traduzione dal francese di Daniele Mariani
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