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Un progetto per far rinascere le praterie sommerse nei laghi di Lugano e Como

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Sotto la superficie dei laghi vi è un certo potenziale per stoccare CO2. tvsvizzera

Restaurare le praterie sommerse per migliorare la salute dei laghi e contribuire alla lotta al cambiamento climatico. È l’obiettivo del progetto Echo, che sta sperimentando nuove tecniche nel Lario e nel Ceresio, con l’uso del biochar, un carbone vegetale utile anche a rimuovere carbonio dall’atmosfera.

In un capannone a Minoprio, una quindicina di chilometri a sud di Como, crescono migliaia di piante. Non è un vivaio come gli altri: si tratta di piante che con ogni probabilità non avete mai visto da vicino né sentito nominare. Si chiamano Vallisneria spiralis, Myriophyllum spicatum, Potamogeton perfoliatus, Potamogeton lucens e sono piante acquatiche. Sono distribuite in 18 vasche trasparenti piene d’acqua dolce, chiuse da coperchi verdi sui quali, a penna, sono scritti numeri e lettere per identificarle.

Il progetto Interreg Echo

Entriamo nel capannone accompagnati dal naturalista Nicola Castelnuovo, che da diversi anni studia la salute dei laghi, in particolare quello di Como, collaborando con l’associazione italiana Proteus, che si occupa di ricerca scientifica, didattica e divulgazione ambientale. Proteus, ed ecco spiegato il motivo della visita, è uno dei partner di Echo, un progetto finanziato dal programma di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-SvizzeraCollegamento esterno che, nell’arco del triennio 2025-2027, ha l’obiettivo di sperimentare alcune azioni finalizzate al contrasto al cambiamento climatico in ambito lacuale.

Il progetto, che si è assicurato finanziamenti per 320’000 euro e 60’000 franchi, ha due obiettivi: da un lato studiare soluzioni per il restauro delle praterie sommerse – cioè le piante che vivono in acqua e in particolare sul fondale dei laghi – dall’altro valutare le possibilità di stoccare anidride carbonica (CO2) nel sedimento lacustre, cioè proprio nel fondale stesso.

Piante che crescono al ritmo di un centimetro al giorno

Il progetto riguarda due laghi: quello di Como, in Italia, e quello di Lugano, in Svizzera. Nelle vasche all’interno del capannone di Minoprio vengono coltivate (o meglio, replicate) le piante prelevate nei mesi scorsi nei due bacini lacustri e che, a partire dalle prossime settimane, verranno nuovamente impiantate in fondo ai laghi.

>>> Come funziona? Le spiegazioni di Nicola Castelnuovo:

“Le praterie sommerse sono un habitat delicato – spiega Castelnuovo –. Sono molto variabili: nel bacino del lago di Como vanno incontro a depauperamento, cioè anno dopo anno abbiamo notato che sono diventate meno estese, e ci sono zone del tutto scoperte di vegetazione. Il lago di Lugano presenta situazioni diverse: alcuni spot estremamente colonizzati da un’unica pianta un po’ invasiva, altri di buona qualità e varietà, altri ancora in cui le piante sono estremamente limitate. Questo ci dice che questi ecosistemi non riescono più ad autoregolarsi”.

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Il lago di Como, in Italia, ospiterà uno dei due siti sperimentali di 500 metri quadrati. tvsvizzera.it

Nel concreto verranno creati due siti sperimentali, uno nel Ceresio e uno nel Lario, entrambi grandi circa 500 metri quadrati e a una profondità tra i tre e i cinque metri vicino al litorale, dove tentare di far attecchire le piante replicate in vasca e far rinascere le praterie. “Le vasche sono state avviate tra ottobre e novembre del 2025 – prosegue Castelnuovo –. In ciascuna di esse abbiamo inserito una ventina di esemplari prelevati dall’ambiente, un numero limitato per ridurre l’impatto del prelievo. Già oggi (le immagini sono state girate il 19 marzo 2026, ndr) gli individui sono più di cento per vasca e si stanno rapidamente replicando. In questo momento si vedono nuovi ricacci che, in condizioni ideali, sono in grado di crescere fino a un centimetro al giorno e creare ulteriori ricacci in meno di una settimana”.

A che cosa servono le praterie sommerse?

L’avvio delle operazioni di trapianto è previsto tra poche settimane. “Cominceremo probabilmente a maggio e continueremo fino a quando la temperatura dell’acqua sarà sufficientemente elevata, verosimilmente fino a settembre oppure ottobre”.

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Le operazioni di trapianto dovrebbero iniziare in maggio. tvsvizzera

Ma perché ripristinare le praterie? A che cosa servono? I motivi sono diversi. Castelnuovo spiega innanzitutto che “le praterie sommerse sono un contenitore di biodiversità: formano habitat in cui le specie animali, sia vertebrati che invertebrati, si possono riprodurre, e sono ambienti in cui si possono trovare risorse, prede, cibo”.

Ma poi c’è un altro aspetto importante da tenere a mente: nel sedimento sul fondale dei laghi, così come dei mari e degli oceani, si trova una grande quantità di carbonio (vengono infatti chiamati serbatoi o pozzi di carbonio). Questo carbonio organico, se viene a contatto con l’ossigeno (che è presente nell’acqua del lago), libera CO2, uno dei principali gas a effetto serra. “Una prateria sommersa in buona salute è un alleato nei confronti del cambiamento climatico perché mantiene stabile il sedimento presente sul fondo dei laghi, evitando il rimescolamento della materia organica dovuto al moto delle onde. Se invece il sedimento è spoglio di vegetazione, la polvere fatta di composti organici si solleva e va nella colonna d’acqua, dove si ossida con le bolle d’aria e libera i gas serra che aveva lentamente catturato nel tempo”.

Quali sono gli effetti del riscaldamento delle acque sulle praterie sommerse? “L’azione del riscaldamento globale sulle praterie è indiretta” spiega Nicola Castelnuovo. “Di per sé la temperatura è un parametro che potrebbe favorire le praterie sommerse, perché le piante stanno bene con il caldo, tuttavia indirettamente va a inficiarle”.

“In generale i cambiamenti climatici innescano processi indiretti molto complessi da prevedere e inquadrare, ma che hanno come conseguenza una destabilizzazione della qualità del lago. Ad esempio, sulla superficie dei laghi tendono a verificarsi fioriture di micro alghe, le quali possono essere molto dannose per le praterie sommerse – prosegue Castelnuovo –. Un riscaldamento della parte più bassa dell’atmosfera tende inoltre a stratificare i laghi, cioè a rendere l’acqua molto calda nei primi metri e, di conseguenza, fredda nella parte inferiore. Questa stratificazione non giova ai laghi, causando una perdita di ossigeno negli strati profondi, che diventano via via più superficiali”.

Un substrato particolare che contiene biochar

Gli esemplari di piante acquatiche che stanno crescendo nelle vasche di Minoprio non saranno sufficienti a coprire i 1’000 metri quadrati complessivi dei due siti sperimentali. Il restauro delle praterie sommerse in queste due aree, infatti, seguirà un altro approccio. Spiega Castelnuovo: “Servirebbero decine di migliaia di piante per colonizzare poche decine di metri quadri e bisognerebbe passare un tempo gigantesco in acqua per il trapianto. Siccome non è possibile, utilizzeremo substrati artificiali biodegradabili per mettere la pianta nelle migliori condizioni di replicarsi e colonizzare il fondo limitrofo all’area di posa”.

Questi substrati, chiamati anche tutori, sono stati progettati e stampati in 3D: ognuno accoglierà due, al massimo tre, piante. Una volta trapiantate, ci si augura che si replichino nell’acqua del lago così come stanno facendo nelle vasche nel capannone di Minoprio.

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Il biochar. tvsvizzera.it

I substrati utilizzati per il trapianto hanno una particolarità, che rappresenta un altro aspetto innovativo di questo progetto: contengono biocharCollegamento esterno, un carbone vegetale che negli ultimi anni ha guadagnato popolarità perché ritenuto un ammendante (cioè una sostanza in grado di migliorare struttura e fertilità di un suolo e far crescere meglio alcune piante) e, soprattutto, perché considerato un potenziale serbatoio di CO2. Il biochar si ottiene tramite pirolisi, un sistema di decomposizione di materiali organici ad alte temperature che avviene in assenza di ossigeno: nel caso del progetto Echo, lo si intende ottenere “da scarti agricoli e forestali, come potature, residui di filiera, biomasse non destinate ad altri usi”. Trasformare in biochar scarti che, altrimenti, decomponendosi rilascerebbero CO2 in atmosfera, significa fare un’azione di carbon removal, cioè di rimozione di carbonio.

“Nella sua combinazione di intenti, cioè di restoring delle praterie sommerse e di trattenimento di CO2, il progetto è abbastanza unico nel suo genere” sottolinea Castelnuovo. Se in acqua salata le operazioni di restoring con fanerogame marine hanno avuto esiti incoraggianti, nei laghi “tutti gli studi relativi all’impianto di piante acquatiche sono concordi sul fatto che è piuttosto complicato riuscire a garantire un attecchimento stabile nel tempo. Speriamo che la novità del progetto Echo, cioè l’utilizzo di un substrato con biochar, dia un contributo utile ad arrivare a una elaborazione di una strategia efficace”.

Da un punto di vista di ricerca, il progetto Echo ha tra gli scopi anche quello di mettere a punto “un protocollo incentrato sulla contabilizzazione del carbonio stoccato, uno strumento che ci permetta di capire quanto carbonio possiamo stoccare sul fondale garantendo che il nostro impatto sia solo positivo nei confronti della biodiversità degli ambienti di acqua dolce”.

Verso una corsa allo stoccaggio di CO2 nei laghi?

Oltre all’associazione Proteus, nel progetto Echo sono coinvolti la comasca Enerion Renewables, una società di consulenza che si occupa – si legge sul suo sitoCollegamento esterno – di “consulenza e certificazione di progetti di gestione e riduzione delle emissioni di gas serra, crediti di carbonio e sostenibilità”; Minoprio Analisi e Certificazioni, un laboratorio che insieme a Enerion si occuperà delle analisi sul carbonio stoccato; e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi), attraverso il Dipartimento di ambiente costruzioni e design.

“La Supsi è coinvolta nel monitoraggio del lago, per valutare l’andamento della qualità delle acque, sia dal punto di vista biologico sia chimico, perciò riguardante la quantità di nutrienti o di ossigeno disciolto nell’acqua” spiega Camilla Capelli, responsabile del settore Ecologia acquatica. Secondo Capelli “il bello di questo progetto è il tentativo di affrontare più problematiche da più punti di vista: la parte innovativa sicuramente è l’utilizzo di questo nuovo substrato che permette di bloccare, stabilizzare la CO2 nei sedimenti e facilitare la crescita delle piante acquatiche, perché finora gli impianti sono sempre stati molto difficili”.

Sul sito dedicato al progettoCollegamento esterno, tra le azioni in programma viene citato lo sviluppo di “metodologie adattate per calcolare il carbonio organico trattenuto nei sedimenti e nelle piante sommerse” con l’obiettivo di “valutare il potenziale impatto climatico e le opportunità economiche legate alla rimozione di carbonio”. Abbiamo chiesto sia a Castelnuovo sia a Capelli un parere su quelle che vengono definite “opportunità economiche”.

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Le piante sono ormai quasi pronte ad essere trapiantate. tvsvizzera.it

“Non sono io che mi occupo delle opportunità economiche, quindi su questa domanda faccio fatica a rispondere – dichiara Capelli –. Non credo che questo progetto debba essere visto da un punto di vista economico, perché dovrebbe avere più effetti legati all’ambiente. Però sicuramente le prospettive economiche potrebbero riguardare, in un futuro, la promozione da parte di aziende di attività di questo tipo in cambio di – tra virgolette – sconti sulla CO2 emessa”. Tuttavia, aggiunge, “un altro aspetto economico che va valutato sono i soldi che vengono risparmiati nella gestione del lago: migliorando la qualità delle acque si ha un effetto a cascata su tutti i servizi ecosistemici che complessivamente hanno un valore economico importante”.

Secondo Castelnuovo, “le opportunità economiche più concrete, almeno nel breve periodo, non riguardano tanto la ‘proprietà del carbonio’, quanto la creazione di una nuova filiera di servizi e competenze. Parliamo di progettazione e realizzazione di interventi ambientali, produzione e fornitura di biochar, monitoraggio scientifico e ambientale, gestione di progetti territoriali complessi”. Secondo lui, “i soggetti coinvolti possono essere molti: non solo operatori del settore, ma anche enti pubblici, università, fino ad arrivare a imprese private interessate a sostenere progetti con impatto climatico. Nel medio periodo, se si consolideranno protocolli riconosciuti, potrà aprirsi anche uno spazio per forme di valorizzazione climatica più strutturate, ma oggi il valore principale è nella capacità di sviluppare interventi ambientali di alta qualità tecnica e scientifica”.

Entrambi non ritengono che vi sia il rischio di una corsa alla piantumazione di foreste sommerse. “Non bisogna immaginare un’applicazione diffusa o indiscriminata – assicura Castelnuovo –. Progetti come questi devono essere fatti con l’avallo di autorità competenti che si occupano di bene pubblico. Non è un far west, il lago non è in vendita e gli interessi privati sono molto limitati. Lo scenario più realistico è quello di interventi puntuali, concentrati in aree specifiche, ad esempio tratti litorali degradati o zone dove le praterie sommerse sono scomparse, in cui si interviene per favorire il ripristino dell’ecosistema. Il sequestro di carbonio non è l’unico obiettivo, ma un beneficio aggiuntivo che deriva da interventi pensati prima di tutto per migliorare lo stato ecologico del lago”. E, conclude Capelli, oggi “vicino ai lidi le piante acquatiche vengono addirittura sfalciate: non penso quindi che una piantumazione massiva del lago sia voluta”.

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