Tutti i Rossellini del Locarno Film Festival
Mercoledì sera durante la cerimonia di apertura della 79a edizione del Locarno Film Festival l'attrice italiana Isabella Rossellini ha ricevuto l'Excellence Award, riservato alle personalità che hanno lasciato un segno nel cinema.
“Sono molto onorata perché non mi ero resa conto di essere ‘eccellente’ .. E poi mi fa piacere anche perché mio padre ha vinto questo premio nel 1948, quindi quasi 80 anni, fa e mio fratello, produttore, nel 2022: quindi sono all’altezza di mio padre e del mio fratellone e questo mi riempie di orgoglio”, ha affermato con un grande sorriso Isabella Rossellini.
L’arrivo di Isabella in Piazza Grande a Locarno per ricevere l’Excellence Award 2026 sembra diunque chiudere un cerchio: quello iniziato nel 1946 con papà Roberto e “Roma città aperta”, e continuato con lo zio Renzo, il fratello Renzino e il cugino Franco.
Isabella, Roberto, Renzo, Franco: sul citofono del Locarno Film Festival potrebbe tranquillamente esserci scritto “Rossellini”. Mercoledì sera Piazza Grande era tutta per lei, Isabella, gigante elegante e coraggioso della storia del cinema, esempio inappuntabile di come si possano vivere il tempo, l’eredità e il cinema. Pensateci, scorrendo la memoria da Velluto Blu a Conclave, da Cuore selvaggio a La morte ti fa bella, per poi magari fermarvi al Gran Rex, nel pomeriggio di giovedì 6 a partire dalle 14, per l’irresistibile The (Many) Cinematic World of Isabella Rossellini, la serie di cortometraggi che l’attrice ha diretto e scelto di condividere con il pubblico di Locarno. Un paio di titoli? Green Porno: Fly, Snail, Worm, Anchovy, Shrimp, Squid, Darwin, What? & Darwin, What? What?, oppure — restando in tema familiare — My Dad Is 100 Years Old.
Papà Roberto
Poi però, o prima, bisogna tornare all’inizio, all’estate del ’46, all’anno uno del Locarno Film Festival. A quell’idea estiva che oggi conta la sua settantanovesima volta. C’erano René Clair, Billy Wilder, Mario Soldati e William A. Wellman. E c’era Roberto Rossellini, il papà di Isabella. Quarant’anni, da una manciata dietro la macchina da presa e con un cinema tutto suo, Rossellini portò al neonato festival svizzero il suo ultimo film, Roma città aperta. Tornò anche l’anno dopo, con Paisà, e quello dopo ancora, con Germania anno zero. E la terza volta, dopo la doppietta di René Clair, vinse lui.
Da Locarno passa tutto il cinema italiano che conta
Ma il rapporto tra Rossellini e Locarno sarebbe andato ben oltre un palmares e una manciata di estati: in quegli anni decisivi Rossellini passò da Locarno e Locarno passò da Rossellini, battezzando un rapporto strettissimo con lui, con quel cinema italiano e con il cinema italiano tout-court. Nel ’49 arrivarono De Sica – con Ladri di biciclette – e Lattuada, nel ’50 Comencini, Giorgio Bianchi e Aldo Fabrizi, nel ’52 di nuovo Lattuada e De Sica ma pure Zampa e De Santis. Poi, nel ’53, Michelangelo Antonioni, Mario Monicelli e di nuovo lui, con Europa ’51. Rossellini aveva aperto una strada e Locarno aveva trovato forse il suo primo grande ambasciatore. Una relazione solida che sarebbe rimasta nella memoria di molti, ad esempio Umberto Eco e Bernardo Bertolucci, che nelle loro Carte Blanche di metà anni ’80 ricordarono proprio Paisà e Germania anno zero. E chiaramente anche nella memoria del Festival, che l’anno scorso ha voluto fare e farsi un regalo restaurando grazie al programma Locarno Heritage il suo Anno uno (1974), restituito alla sala nel corso di Locarno78.
Gli altri Rossellini
Ma i Rossellini non finiscono qui: estate 2023, in città arriva Renzo Rossellini, primogenito di Roberto e Lifetime Achievement Award di Locarno76. Aiuto regista di Truffaut e Chabrol, Renzo sarebbe diventato presto il papà di Gaumont Italia e di oltre cento film tra produzioni, finanziamenti e distribuzioni. Uno tra i tanti, La città delle donne, di Federico Fellini (1980), che il produttore portò a Locarno in occasione del riconoscimento.
Ma non finiscono qui nemmeno i Renzo Rossellini, perché così si chiamava pure il fratello di Roberto, compositore di moltissimi dei suoi film, compreso quel terzetto locarnese Roma città aperta, Paisà e Germania anno zero. Renzo poi — no, non è uno scherzo, bensì una delle saghe familiari più incredibili e prolifiche della storia del cinema — aveva un figlio, Franco Rossellini, anche lui regista e anche lui ospite di Locarno: La donna del lago, anno domini 1965, Concorso internazionale.
Manca la mamma Ingrid Bergman
Se tutto questo era papà, poi c’era mamma. Ma lei, Ingrid Bergman, a Locarno non arrivò mai, se non sullo schermo, proprio in quell’estate del 1953 con Europa ’51, il secondo film che la stella svedese tre volte Premio Oscar girò con lui. Con quel regista italiano che tanto l’aveva stregata sullo schermo da convincerla a scrivergli una lettera, per provare a lavorare insieme, e che finì per sposare, rendendolo presto padre di Isabella, Excellence Award di Locarno 79.
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