Tredicesima AVS: nuovo attacco alle pensioni svizzere versate all’estero
L'Unione democratica di centro prende di mira la 13esima rendita AVS, che sarà versata per la prima volta a dicembre. Secondo una proposta del consigliere nazionale Didier Calame, chi vive all'estero non dovrebbe beneficiarne. A farne le spese sarebbero anche 280'000 italiani e italiane che non vivono più nella Confederazione e che percepiscono una pensione svizzera.
A un anno dalle elezioni federali, l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) lancia un nuovo attacco alla diaspora svizzera e più in generale alle persone che vivono all’estero e che percepiscono una pensione svizzera. In una mozioneCollegamento esterno, il consigliere nazionale Didier Calame chiede di “riservare la 13esima mensilità della rendita di vecchiaia AVS ai beneficiari domiciliati nella Confederazione”.
Interpellato da Swissinfo, Calame motiva così la sua proposta: “Le persone pensionate residenti all’estero hanno diritto all’AVS, ma non a una 13esima mensilità. Spesso si trasferiscono all’estero per ragioni economiche, scegliendo Paesi dove il costo della vita è più basso. In questo modo risparmiano”.
Il parlamentare afferma inoltre di aver già ricevuto reazioni critiche alla sua proposta da svizzeri e svizzere residenti in Portogallo, Thailandia e Repubblica Dominicana. “Si tratta di Paesi con un costo della vita inferiore. Lì serve meno denaro. Questo dimostra che ho ragione”, sostiene.
Non è il primo attacco
L’idea della mozione è nata durante il dibattito sul finanziamento della 13esima AVS. Secondo le stime, la misura costerà alla Confederazione 4,2 miliardi di franchi già quest’anno e circa 5 miliardi all’anno in seguito. Il finanziamento, tuttavia, non è ancora definitivamente garantito.
“In un contesto in cui il finanziamento dell’AVS rappresenta una sfida crescente per le finanze pubbliche, è indispensabile concentrare i mezzi disponibili sulle persone che vivono nel nostro Paese e che si fanno realmente carico dell’elevato livello dei prezzi, delle pigioni, dei premi dell’assicurazione malattie e delle altre spese correnti”, scrive Calame nella sua mozione.
Già durante la campagna sulla votazione per l’introduzione di una 13esima mensilità pensionistica, l’UDC aveva preso di mira le persone pensionate residenti all’estero. “Gli svizzeri all’estero sono i più grandi egoisti che ci siano”, tuonò all’epoca il giornalista Markus Somm, allora membro della dirigenza dell’UDC. Alcuni parlamentari avevano anche parlato di “pensionati di lusso all’estero”.
Attualmente la rendita pensionistica annua massima per una persona ammonta a 32’760 franchi, 13esima rendita AVS inclusa. L’importo dipende dalla durata e dall’entità dei contributi versati nel corso della vita lavorativa.
Indignazione tra la Quinta Svizzera
La proposta, presentata già una settimana fa e di cui ha riferito per primo il portale cash.chCollegamento esterno, ha suscitato indignazione nella comunità svizzere all’estero.
Josef Schnyder, rappresentante della comunità elvetica in Thailandia, commenta: “L’UDC chiarisce una volta per tutte e senza ambiguità la propria posizione verso gli svizzeri all’estero: versare contributi AVS sì, avere gli stessi diritti una volta in pensione no”.
Matthias Anderegg, anch’egli residente in Thailandia, si chiede: “Gli svizzeri valgono meno quando vivono all’estero? Chi ha versato contributi all’AVS per tutta la vita dovrebbe poter trascorrere la pensione dove desidera, senza essere penalizzato”.
Anche Daniel Hunziker, direttore dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE), respinge la proposta: “L’OSE si oppone a qualsiasi riduzione delle prestazioni destinate agli svizzeri e alle svizzere espatriati”.
Alla domanda se questa iniziativa possa costare all’UDC il sostegno della Quinta Svizzera in vista delle elezioni del 2027, Calame risponde: “Quando ho redatto la mozione non pensavo alle elezioni. Ma è possibile che abbia un certo impatto su questo elettorato”.
Le rendite estere sono mediamente più basse
Le rendite versate all’estero non sono percepite soltanto da persone di nazionalità svizzera. Circa due terzi vanno a cittadini stranieri, soprattutto ex lavoratrici e lavoratori immigrati rientrati nel loro Paese d’origine dopo il pensionamento. L’Italia, in questo senso, figura in cima alla lista: alla fine del 2024, sulle circa 815’000 persone straniere e residenti all’estero che percepivano una rendita AVS, 280’000 erano di nazionalità italiana, stando alle cifreCollegamento esterno dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali.
“Per me si tratta in ogni caso di persone emigrate – sottolinea Calame. La questione non riguarda la nazionalità. L’idea della 13esima AVS era compensare l’aumento del costo della vita in Svizzera”.
>>> Il 70% della somma globale versata dall’AVS all’estero è erogata a persone straniere che hanno lavorato in Svizzera:
Negli ultimi anni il numero di persone beneficiarie – svizzere e straniere – all’estero è aumentato, ma in linea con l’evoluzione registrata nella Confederazione e con la crescita complessiva del budget AVS.
Quasi una rendita pensionistica su tre è versato a persone che vivono all’estero.
Tuttavia solo il 14% dell’importo complessivo erogato dall’AVS finisce al di fuori della Svizzera.
La ragione è semplice: le rendite estere sono mediamente molto più basse. Nel 2025 la pensione mensile media era di 1’970 franchi in Svizzera e di 702 franchi all’estero. Una rendita versata all’estero costa quindi circa un terzo di una versata in Svizzera.
Sulla base dei dati del 2025, la rinuncia al versamento della 13esima AVS all’estero consentirebbe di risparmiare circa il 14% delle nuove spese generate dalla misura.
Altri sviluppi
Le pensioni svizzere versate all’estero sono numerose, ma modeste
Perché il Consiglio federale è contrario
Il Governo svizzero raccomanda di respingere la mozione. Richiama in particolare gli accordi sulla libera circolazione delle persone con l’UE e le convenzioni internazionali in materia di sicurezza sociale, che prevedono il principio della parità di trattamento.
“In virtù del principio della parità di trattamento contemplato in questi atti normativi, i cittadini degli Stati in questione hanno gli stessi diritti dei cittadini svizzeri – si legge nella risposta del Consiglio federale. Di conseguenza, anche le rendite AVS e i supplementi di rendita dei cittadini di questi Stati devono essere esportati in tutto il mondo”.
“Non esiste alcun margine di manovra che consenta, in base alla legislazione o agli accordi internazionali, di trattare gli aventi diritto residenti all’estero in modo diverso da quelli domiciliati in Svizzera”, prosegue il Governo.
Anche all’estero il costo della vita può essere elevato
In una presa di posizione, la sezione internazionale del Partito socialista ricorda che il costo della vita non è necessariamente inferiore ovunque all’estero. Inoltre, gli svizzeri e le svizzere residenti fuori dal Paese devono spesso stipulare assicurazioni sanitarie private, che diventano sensibilmente più costose con l’avanzare dell’età.
“Quando un’assicurazione privata non è disponibile, devono sostenere direttamente una parte significativa delle spese sanitarie”, afferma il copresidente del PS Internazionale Christophe Margot. “Anche per questo motivo dipendono dalla 13esima rendita AVS”.
Articolo a cura di Pauline Turuban
Traduzione e adattamento dal tedesco di Daniele Mariani
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