“Su Crans-Montana l’umanità deve prevalere”, sottolinea l’ambasciatore svizzero in Italia
Intervistato dalla trasmissione della RSI Cliché, Roberto Balzaretti analizza l’impatto della tragedia sulle relazioni bilaterali e invita a superare le barriere tra i due Paesi.
A nove mesi dall’incendio di giovedì 1° gennaio 2026 a Crans-Montana, la ferita creatasi nei rapporti tra Svizzera e Italia nei giorni immediatamente successivi al dramma al bar “Le Constellation” resta aperta.
Lo conferma alla RSI il rappresentante di Berna a Roma, l’ambasciatore Roberto Balzaretti intervistato nel corso della prima puntata della nuova stagione di Cliché durante la quale vari ospiti hanno riflettuto sul senso del confine. Nel caso di Crans-Montana ha fatto sentire tutto il suo peso in entrambi i Paesi. L’evento ha scosso profondamente le due nazioni. Ma istituzionalmente e mediaticamente è stato affrontato in modo diverso. Al centro dell’analisi ci sono i protocolli istituzionali, la pressione giornalistica e il bisogno di autentica vicinanza umana.
>>> L’intervista a Roberto Balzaretti:
Il dramma di Capodanno e lo shock delle famiglie
Il rogo della notte di Capodanno ha spezzato giovani vite e travolto molte famiglie italiane in vacanza in Vallese. In Italia, generazioni di turisti hanno sempre considerato la Confederazione come un’oasi idilliaca e sicura. Scoprire che una simile sciagura potesse accadere nel cuore delle Alpi svizzere ha provocato uno sconcerto profondo, sia a Milano sia a Roma.
“È una tragedia di proporzioni mai viste”, sottolinea l’ambasciatore Balzaretti. Il diplomatico elvetico rimarca l’esigenza di mantenere il massimo rispetto per chi soffre: “Dovremo essere molto corretti e precisi nel riconoscere il dolore di chi ha perso dei cari, gli sforzi delle persone ancora ricoverate per gravi ustioni, e poi rigorosi nella ricerca delle responsabilità penali e nei risarcimenti”.
Il ruolo diplomatico e la voce di genitore
Nel gestire l’emergenza, il diplomatico ticinese si è trovato al crocevia tra doveri di Stato e sensibilità paterna. “Io sono papà di cinque figli. La più giovane ha 25 anni, avrebbe potuto trovarsi proprio lì”, confida l’ambasciatore Balzaretti.
Questa condizione personale ha dato voce a una partecipazione autentica: “Non dico che sia più facile se uno è genitore, ma si risulta più credibili nell’esprimere un rammarico sincero”. Davanti al rischio che il clamore dei social network cancellasse la solidarietà, per il rappresentante svizzero la vicinanza morale doveva precedere i tecnicismi giudiziari. “Abbiamo costruito un mondo fondato sulle regole, ma in certe situazioni l’eccezione è necessaria: il principio di umanità deve prevalere”.
Oltre il confine: le Alpi come ponte
La memoria del disastro apre a una riflessione più ampia sulla frontiera comune. Il valico politico di Chiasso resta una realtà sancita dalla volontà popolare, ma secondo il diplomatico ticinese non deve trasformarsi in una barriera psicologica. La cooperazione economica e culturale deve spingersi fino alle Alpi.
Chi vive sulle terre di frontiera, conclude il 61enne ambasciatore originario di Ligornetto nato a Mendrisio, è cresciuto nella diversità e sa individuare i punti di contatto prima degli altri. La convivenza tra Berna e Roma richiede la volontà costante di gettare ponti e non di innalzare muri.
>>> La puntata integrale di Cliché del 2 ottobre 2026:
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