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Silvio Galizia, l’architetto svizzero che ha portato a Roma la modernità nel Sacro

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La chiesa delle suore di San Paolo di Chartres a Roma. Archivio Silvio Galizia

In una Roma ecclesiastica ripiegata sulla tradizione, Silvio Galizia va ricordato perché nel Novecento con il suo ingegno architettonico ha costruito il futuro della spiritualità.

Architetto, progettista e artista poliedrico, Silvio GaliziaCollegamento esterno ha lasciato nella Roma del Novecento un corpus di opere di grande rilievo. La sua attività si è concentrata soprattutto sull’architettura religiosa, con la progettazione e la realizzazione di chiese, conventi e altri edifici ecclesiastici, affiancata da interventi in ambito civile.

A partire dagli anni Cinquanta, Galizia firma 13 tra chiese, cappelle e conventi nella Città Eterna e nei dintorni, mentre altre opere significative fuori dall’Italia comprendono il seminario papale e una chiesa a Poona, in India, nonché l’università e la cattedrale di Lomé, in Togo.

La formazione elvetica e gli effervescenti anni giovanili

Il suo cammino professionale e le sue opere sono stati fortemente influenzati dai suoi studi, dalla sua formazione elvetica e dalle influenze derivanti dagli incontri con eminenti figure di accademici, di architetti e di ingegneri dello scorso secolo.

ritratto di un uomo
Silvio Galizia Michele Galizia – Archivio Silvio Galizia

Silvio Galizia nasce nel 1925 a Muri, nel Canton Argovia. Compie i suoi studi in Svizzera e si laurea nel 1949 al Politecnico Federale di Zurigo (ETHZ). Ha le prime esperienze professionali a Zurigo, a Basilea e a Ginevra. Vive degli anni giovanili di pieno fermento. Fa parte di un gruppo di studenti attivisti, allievi di Sigfrid GideonCollegamento esterno, che successivamente formeranno il CIAM giovani, una corrente di architettura del movimento moderno del dopoguerra.

È molto attivo nella “Renaissance Gesellschaft”, un gruppo di teologi, accademici  e intellettuali progressisti che discutono della società moderna e di un nuovo posizionamento del mondo religioso durante la guerra fredda in collegamento con il teologo svizzero Hans Urs von BalthasarCollegamento esterno e con il Movimento Liturgico, influenzato dal teologo Romano GuardiniCollegamento esterno e dall’architetto Rudolf SchwarzCollegamento esterno. Sono gli anni in cui conoscerà la sua futura moglie Elisabeth Fassbinder, storica dell’arte e teologa.

Queste esperienze e tali incontri lo portano ad ottenere l’incarico per la progettazione e la costruzione del nuovo seminario gesuita a Poona, in India, finanziato dalla Svizzera, dove segue il cantiere dal 1952 al 1953.

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La chiesa del seminario di Poona, ca. 1958. Archivio Silvio Galizia

L’incontro con l’ingegneria italiana

Nel 1953, Silvio Galizia si trasferisce a Roma dove lavora presso lo studio dell’ingegnere Riccardo MorandiCollegamento esterno e dove ha l’opportunità di approfondire l’uso di tecniche costruttive sperimentali e il nesso tra forma e struttura nella costruzione architettonica e in quella ingegneristica.

L’esperienza presso lo studio Morandi gli consente di far incontrare e soprattutto far contaminare la scuola di ingegneria italiana con il rigore dell’architettura svizzera precursori del ruolo innovativo del cemento armato.

Galizia disegna la spiritualità del Novecento a Roma

L’approdo professionale di Galizia nella capitale italiana segna una fase cruciale della sua carriera. 

Negli anni romani collaborò con varie congregazioni religiose divenendo un vero e proprio punto di riferimento per progettare nuovi spazi di fede. Anticipando i principi del Concilio Vaticano II, Galizia spoglia l’interno delle sue chiese e cappelle da apparati decorativi superflui. Gli altari sono il centro, rivolti ai fedeli come il segno forte del passaggio alla chiesa-comunità.

interno di una chiea
Un dettaglio dell’interno della chiesa delle Suore di Ivrea. Archivio Silvio Galizia

Nelle sue opere Galizia riesce a creare una nuova relazione artistica tra forme, vuoto e luce. Il cemento a vista e la luce diventano protagonisti. Le sue chiese sono opere rilevanti, poetiche, frutto di una continua esplorazione di strutture spaziali innovative; mai una uguale all’altra. Esternamente hanno forme inedite, sembrano masse scultoree realizzate con getti continui di cemento e con coperture a guscio sottile che danno il senso della leggerezza e dell’innalzamento spirituale verso il cielo. Internamente sono semplici, quasi vuote, silenziose, capaci di valorizzare la spiritualità anche grazie all’uso della pietra viva, del legno grezzo, del vetro, del metallo. I materiali sono essenziali riportando così all’essenzialità il linguaggio del sacro.

Si resta colpiti e quasi rapiti dalla luce che diventa una materia prima dello spazio, materia densa e viva. La luce penetra tagliente sia verticalmente sia orizzontalmente attraverso delle aperture sottili e continue e diventa un elemento teologico a tutti gli effetti. Galizia arricchisce le sue progettazioni con vetrate, arredi sacri, elementi liturgici realizzati da lui stesso o da altri artisti che collaborarono alle sue progettazioni.  

Alcune delle chiese visitate e riproposte nel video reportage realizzato sono esempi chiari dell’innovazione portata da Galizia nell’architettura del Sacro: la chiesa di San Giovanni Battista all’interno del convento dei Padri Verbiti, la cappella delle Suore di San Paolo di Chartres, la chiesa delle Suore di Ivrea, la chiesa e la cripta di S. Chiara, lachiesa superiore di S. Monica con la cappella di S. Rita.

Silvio Galizia, morto a Roma nel 1989 e sepolto nel Campo Santo Teutonico all’interno della Città del Vaticano, è una figura poliedrica, un artista, scultore e pittore, che ha avuto la capacità visionaria di condurre la sua arte, il suo fare artigianale, la sua sensibilità e la sua fede nella progettazione e nell’architettura.

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