Scuola, mafia e grandi nomi: l’Italia sotto i riflettori elvetici
La stretta del Governo Meloni sulla scuola sta facendo discutere anche in Svizzera. La stampa elvetica parla anche del maxi sequestro di tre milioni di euro ritrovati a Caivano, intervista la cantante romagnola Laura Pausini e ricorda la stella dell'Inter Sandro Mazzola.
La premier annuncia il divieto di burqa e niqab e un tetto agli studenti stranieri in classe
La notizia concernente l’Italia più ripresa dai media svizzeri questa settimana riguarda l’annuncio di un pacchetto di misure destinate al mondo della scuola. L’annuncio in questione è stato fatto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione della festa della Gioventù Nazionale (il movimento giovanile di Fratelli d’Italia). Si tratta in particolare dell’introduzione di un divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici, un tetto imposto per legge al numero di studenti stranieri per classe e l’obbligo, per i genitori di alunni stranieri con difficoltà di integrazione, di seguire corsi di italiano.
Il tabloid zurighese BlickCollegamento esterno titola sull’affondo contro il velo integrale a scuola e definisce la premier Meloni “prima ministra italiana di estrema destra”. Nell’articolo si ricostruisce con cura il contesto giuridico italiano: si ricorda che nessuna norma vieta oggi espressamente il velo integrale negli spazi pubblici, che una legge del 1975 punisce genericamente l’uso di indumenti che rendono difficile l’identificazione, e che nel 2008 il massimo organo della giustizia amministrativa italiana aveva ammesso il velo integrale per motivi religiosi o culturali, a condizione di poter scoprire il viso su richiesta. Il Blick fa un nesso tra l’annuncio e la pressione esercitata a destra di Meloni dal nuovo partito Futuro Nazionale, fondato dall’ex generale Roberto Vannacci, che già a luglio aveva chiesto di vietare il burqa a scuola, e ricorda che una proposta di legge della Lega di Matteo Salvini è già depositata al Senato su questo tema. Sul fronte del tetto a studenti e studentesse straniere, Blick precisa che il limite del 30% per classe esiste già dal 2010 e che, secondo l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), gli studenti stranieri rappresentano oggi poco meno del 12% della popolazione scolastica italiana.
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Il portale della Svizzera tedesca watson.chCollegamento esterno riporta la notizia in modo più diretto, riprendendo ampiamente le parole della premier italiana: Meloni avrebbe dichiarato che a scuola “si va a viso scoperto” e che, in Italia, nessuno può imporre a una giovane donna di velarsi in nome di una tradizione reale o presunta. Watson dà spazio anche all’argomentazione usata da Meloni a favore del tetto ad alunne e alunni stranieri nelle classe, secondo cui un solo bambino che non capisce l’italiano riuscirebbe comunque a integrarsi rapidamente grazie a compagni e insegnanti, mentre sarebbero i bambini italiani a rischiare di sentirsi “messi all’angolo” quando diventano minoranza. Anche in questo caso, l’articolo colloca la vicenda nel quadro politico interno: sottolinea che Meloni guida il Governo italiano ininterrottamente da più tempo di qualsiasi altro premier dal dopoguerra, ma che negli ultimi tempi la sua coalizione è sotto pressione a destra proprio a causa della nuova formazione di Vannacci, più radicale sui temi migratori, in vista delle elezioni del prossimo anno.
Anche l’Aargauer ZeitungCollegamento esterno, il Tages-AnzeigerCollegamento esterno e la Tribune de GenèveCollegamento esterno (gli ultimi due parte dello stesso gruppo mediatico), danno risalto alla notizia. L’Aargauer Zeitung intitola sulla linea più dura in materia di politica scolastica voluta da Meloni, mentre gli altri due quotidiani insistono soprattutto sull’annuncio del divieto del velo integrale come primo elemento della notizia.
Tre milioni di euro nascosti nei muri a Caivano
Il quotidiano losannese 24HeuresCollegamento esterno, così come il resto della rete Tamedia, racconta dello spettacolare sequestro avvenuto a Caivano da parte dell’antimafia di Napoli. Oltre tre milioni di euro in contanti sono infatti stati nascosti e poi trovati dalle autorità nei muri, sotto il pavimento e persino sotto il piatto doccia dell’abitazione di un presunto narcotrafficante. Il denaro, insieme a un vero e proprio arsenale con kalashnikov e ad alcuni orologi da collezione, era stato individuato già nel 2025 grazie alla soffiata di un pentito arrestato nel luglio di quell’anno, ma il caso ha avuto un seguito solo ora, con l’arresto di 34 persone accusate di associazione a delinquere armata di stampo mafioso per traffico di stupefacenti. La vicenda, raccontata a caldo dal procuratore Nicola Gratteri, ha trovato ampio spazio sui media della Svizzera.
24Heures titola direttamente sui tre milioni di euro, puntando sull’elemento più scenografico della vicenda: le banconote murate, come mostrano le immagini diffuse dai carabinieri e riprese dall’AFP. L’articolo si concentra poi sul lato più “da cronaca nera” della notizia, valorizzando il dettaglio del nascondiglio artigianale e la sua scoperta, più che il contesto giudiziario dell’inchiesta.
Anche il servizio pubblico romando RTSCollegamento esterno dà la notizia con un articolo online. RTS ricostruisce con precisione la cronologia dell’inchiesta, aperta nel 2023, e riporta le parole dirette del procuratore Gratteri, secondo cui gli inquirenti sapevano che il denaro si trovava nell’abitazione ma non esattamente dove, tanto da dover perquisire la casa “da cima a fondo”. Il servizio insiste anche sul ruolo di Caivano come piazza storica dello spaccio di cocaina nella regione, e riporta l’avvertimento dello stesso magistrato secondo cui il traffico non si è affatto fermato, ma si è semplicemente spostato altrove.
Infine, anche il giornale gratuito 20 minutesCollegamento esterno, molto letto in Svizzera, elenca in modo essenziale i luoghi in cui le banconote erano state occultate, sottolineando la sofisticazione del nascondiglio.
Laura Pausini in Svizzera: “Non mi sento solo italiana”
In vista della tappa svizzera del suo “Io Canto World Tour”, con concerti il 15 ottobre all’Hallenstadion di Zurigo e il 1° novembre alla Genève Arena, il BlickCollegamento esterno pubblica un’ampia intervista a Laura Pausini, firmata da Michel Imhof e uscita il 19 settembre. Il tabloid zurighese dedica ampio spazio al ritratto della performer romagnola parlando con lei di aspetti personali e non solo del tour: il pezzo si apre non a caso su un dettaglio personale, l’amore della cantante per l’Ovomaltina svizzera, che secondo quanto racconta a Blick le ricorda l’infanzia e i parenti che ha tuttora a Sciaffusa, città con cui la sua famiglia ha un legame diretto.
Da lì l’intervista si allarga alla dimensione artistica: Pausini racconta di aver inciso, nel suo ultimo album “Io canto 2”, anche un brano in tedesco: la cover di Wenn du an Wunder glaubst, portata al successo da Mina su testo di Gino Paoli. Per l’occasione si è fatta seguire da un’insegnante di Amburgo, non accontentandosi di una esecuzione corretta solo dal punto di vista fonetico, ma cercando di restituire anche il senso del testo. Sempre nel disco compare una versione italo-francese di Due vite di Marco Mengoni, pensata come omaggio a un collega che stima e come modo per far conoscere il brano al pubblico francofono, a lei particolarmente caro anche per la sua passione per l’Eurovision, competizione che ha condotto nel 2022.
Il Blick dà inoltre spazio anche a temi più intimi come il legame di amicizia con Michelle Hunziker, che l’ha seguita alla conduzione dell’Eurovision Song Contest; l’attenzione dichiarata da Pausini verso la comunità LGBTQ, in vista di una tappa al festival Pride Isla Bonita Love, sull’isola canaria di La Palma; e una riflessione più ampia sull’identità, in cui l’artista afferma di non riconoscersi soltanto come italiana, ma di sentirsi arricchita dalle molte lingue e culture – spagnola, portoghese e non solo – che l’accompagnano fin dai diciannove anni di età.
Non è mancata infine un’anteprima pratica dei concerti per il pubblico svizzero: il Blick anticipa che lo show durerà circa due ore e mezza, che il 70-75% della scaletta sarà composto da brani propri – con i classici La solitudine, Tra te e il mare, Strani amori e Invece no – cantati soprattutto in italiano, un brano in tedesco e una manciata di pezzi in spagnolo pensati apposta per il pubblico elvetico. L’intervista si chiude sul motto scelto da Pausini per la tournée, “Fate musica, non la guerra”, che la cantante presenta come il messaggio di pace che vuole lanciare attraverso la musica in un momento storico difficile.
Il ricordo di Sandro Mazzola
Sabato 19 settembre l’Inter ha annunciato la scomparsa, a 83 anni, di Sandro Mazzola, uno dei simboli del calcio italiano. La notizia, diffusa a livello internazionale dalle agenzie, è stata ripresa tra gli altri anche dalle testate del gruppo Tamedia – come la Tribune de GenèveCollegamento esterno e 24 HeuresCollegamento esterno – che titolano sulla scomparsa della “leggenda dell’Inter”. Il ritratto che ne emerge ricostruisce la dimensione umana e familiare del personaggio: il calciatore, si ricorda, era figlio di quel Valentino Mazzola, capitano del leggendario Grande Torino e scomparso nella tragedia aerea di Superga nel 1949, quando Sandro aveva appena sei anni.
Arriva all’Inter grazie a un amico del padre, Benito “Veleno” Lorenzi, scrive poi LaRegioneCollegamento esterno. “Lorenzi, che dell’Inter è l’allenatore, aveva preso sotto la sua protezione Sandro e il fratello Ferruccio: ‘A nove anni entravamo a San Siro vestiti da Inter, salutavamo il pubblico, ci sedevamo accanto alla panchina. Se l’Inter vinceva, Lorenzi faceva dare anche a noi le 30’000 lire di premio partita’”, Mazzola aveva ricordato così gli anni allo stadio con l’allenatore dell’Inter, riporta il quotidiano ticinese.
Tamedia dà inoltre ampio spazio ai successi degli anni Settanta: nel 1971, Mazzola si classificò secondo al Pallone d’Oro, dietro a Johan Cruyff. Con la Nazionale collezionò 77 presenze e segnò 22 gol, vincendo gli Europei del 1968. La sua presunta incompatibilità con Gianni Rivera, stella del Milan, fece scalpore durante i Mondiali del 1970 in Messico, in cui l’Italia perse contro il Brasile di Pelé per 4 reti a 1. Dopo l’annuncio della sua scomparsa, Rivera – citato dalla stampa svizzera – ha ricordato Sandro Mazzola sottolineando il loro grande rapporto di amicizia nonostante la rivalità tra Milan e Inter.
Ma di Mazzola parla anche il portale cattolico catt.chCollegamento esterno che ne ricorda il lato spirituale e il legame con Padre Pio da cui si confessò in segreto in occasione di una trasferta a Foggia a metà degli anni Sessanta. “L’ho capito qualche anno più tardi”, ha raccontato Mazzola citato da catt.ch, “ma dal giorno dell’incontro con padre Pio qualcosa è scattato dentro di me. Prima se le cose andavano male in campo mi arrabbiavo, mentre poi ho vissuto con più serenità gli errori e le relazioni con compagni e avversari”.
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