L’ONU trasloca tra tagli e fusioni: Ginevra guadagna, Torino perde la sede
Una recente decisione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite trasferisce da Torino a Ginevra il quartier generale della storica agenzia di formazione dell’ONU. Un risparmio più simbolico che reale, secondo gli esperti, mentre la Ginevra internazionale prova a reinventarsi tra tagli, nuova concorrenza e l’idea di una “ONU diffusa”.
Per i non addetti ai lavori, le agenzie delle Nazioni Unite (ONU) in Italia hanno il volto dell’imponente edificio in stile razionalista che si affaccia sul Circo Massimo a Roma, sede della FAO, l’Organizzazione dell’ONU per l’alimentazione e l’agricoltura, e degli uffici avvolti da infinite lamelle argentate del Programma alimentare mondiale, non lontano dall’aeroporto della capitale.
Ma la presenza ONU in Italia passa anche dalla base logistica di Brindisi, dal polo di ricerca di Trieste e dalla città di Torino, dove ancora per tre mesi ha sede il campus che ha formato negli anni migliaia di funzionari, lo United Nations System Staff College (UNSSC). Infatti, se la crisi di bilancio dell’ONU ha ridimensionato lo staff, e un po’ le ambizioni, delle due organizzazioni capitoline, è stata invece una decisione del 3 settembre dell’Assemblea generale del palazzo di vetro a ridurre il peso dell’organizzazione torinese, accorpandola all’UNITAR, l’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca.
Si tratta della prima fusione tra agenzie prevista dalla riforma UN80, il piano con cui il Segretario generale uscente Guterres punta a ridurre i costi in un’organizzazione che non riesce a trovare una via d’uscita da una crisi finanziaria senza precedenti.
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Il rapporto del Segretario generale parla della creazione di una nuova struttura, ribattezzata United Nations Institute for Capability and Learning Innovation, con uno staff di 153 persone, il 26% in meno rispetto all’organico completo delle attuali due organizzazioni. Un portavoce di UNSSC, tuttavia, spiega a tvsvizzera.it che la fusione non è dovuta alla necessità di tagliare i costi, “ma a quella di creare valore aggiunto, e l’agenzia manterrebbe l’attuale presenza geografica, almeno in una prima fase”.
Una rappresentante di UNITAR conferma che dal gennaio 2027 Ginevra ospiterà la nuova sede mentre Torino continuerà a esistere come campus di formazione ma non si sbilancia sulla ripartizione dei tagli tra le due sedi.
La decisione arriva proprio mentre si apre il cantiere per la ristrutturazione del campus torinese, che dovrebbe concludersi nel 2028 e che è stato avviato grazie al contributo di 3,3 milioni di euro del Governo italiano e di 1,3 milioni delle Nazioni Unite. Affacciato su un parco lungo le rive del Po, l’edificio, di proprietà del Comune di Torino, fa parte di un complesso di padiglioni costruiti per un’esposizione internazionale negli anni Sessanta e accoglie anche il Centro internazionale di formazione dell’OIL, l’Organizzazione internazionale del lavoro, e l’Istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia UNICRI.
Il campus, che ora perde lo status di quartier generale, nasce da un’idea del 1993, quando l’allora segretario generale Butros-Ghali istituì un gruppo di lavoro con l’OIL per immaginare un centro di formazione comune a tutto il sistema ONU. Il progetto prese forma nel 1997 negli spazi del Centro di formazione dell’OIL e solo nel 2002 divenne un’agenzia indipendente.
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Anche la Svizzera, che pure incassa la nuova sede, ha votato a favore ma con alcune riserve. “Il nostro Paese ha ribadito il proprio sostegno agli obiettivi strategici di UN80”, ha dichiarato a tvsvizzera.it l’ambasciatore Thomas Gürber, rappresentante permanente della Svizzera presso le Nazioni Unite a Ginevra. “Deplora tuttavia una certa mancanza di trasparenza nel processo di preparazione della fusione e il fatto che alcune importanti preoccupazioni espresse dagli Stati membri non siano state prese in considerazione”, aggiunge.
“Non aspettatevi grandi risparmi”
Il risparmio finanziario, sostiene Ugo Panizza, professore di economia internazionale al Graduate Institute di Ginevra, è irrisorio, perché UNSSC e UNITAR sono due agenzie con mandati simili ma piccole, in gran parte autofinanziate, che pesano poco sul bilancio centrale del Segretariato. “Resta un gesto in parte simbolico, per dimostrare che quantomeno l’ONU ha iniziato a muoversi”, aggiunge Panizza. “Si può darne una lettura ottimistica, come prova di concetto su piccola scala oppure una più cinica, come un modo per mostrare movimento senza cambiare davvero nulla”.
Per Panizza, che ha lavorato per anni proprio a Ginevra come capo dell’unità Debito e Finanza dell’UNCTAD, l’agenzia dell’ONU che si occupa di temi legati al commercio e allo sviluppo, la vera razionalizzazione non sta nel fondere intere agenzie, ma singole unità dove i mandati si sovrappongono davvero, come tra l’UNCTAD stessa e il Dipartimento per gli affari economici e sociali (DESA) di New York, o tra le commissioni economiche regionali dell’ONU.
Se Torino perde la sede dello Staff College a vantaggio di Ginevra, circa 290 posti UNICEF saranno invece trasferiti dalla città di Calvino negli uffici del Programma alimentare mondiale a Roma. L’agenzia umanitaria sta infatti attraversando la crisi più dura degli ultimi 25 anni con un bilancio sceso da 10 a 6,4 miliardi di dollari nel 2025 e tante scrivanie lasciate vuote dalla partenza di quasi un terzo del personale.
A questi arrivi dalla Svizzera si aggiungono le 19 posizioni che dal Segretariato di New York passeranno all’hub ONU di Brindisi.
Berna fa il punto: “nessuna organizzazione ha lasciato la Svizzera”
Un comunicato Collegamento esternodel Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha tracciato un primo bilancio delle misure varate dalla Confederazione per sostenere la Ginevra internazionale. Secondo i dati diffusi da Berna, le organizzazioni internazionali con sede a Ginevra impiegavano 25’696 persone nel 2024. Da quando, a inizio 2025, Donald Trump è tornato alla Casa Bianca annunciando tagli ai finanziamenti americani, le persone impiegate sono scese a poco meno di 23’000, un dato che il DFAE definisce comunque meno grave rispetto ai timori iniziali.
Nonostante l’emorragia di posti di lavoro, il numero di attori istituzionali presenti in città non si è ridotto e anzi nello stesso periodo due Stati in più hanno aperto una rappresentanza a Ginevra, portando il totale a 185, mentre le organizzazioni internazionali presenti sono salite a 29.
Le autorità hanno indicato che la situazione si è stabilizzata anche grazie ai quasi 270 milioni di franchi stanziati dal Consiglio federale lo scorso anno, un intervento pensato per attutire l’impatto dei tagli statunitensi sul tessuto istituzionale della città. Il Cantone di Ginevra, da parte sua, ha risposto creando – con il contributo della Fondazione privata caritativa Hans Wilsdorf – la Fondazione per l’adattamento della Ginevra internazionale (FAGI), con l’obiettivo di sostenere le organizzazioni internazionali e le ONG in crisi finanziaria.
Ma la concorrenza cresce, con Emirati e Arabia Saudita che ospitano ormai regolarmente eventi di alto livello, un tempo di casa sulle rive del Lemano, facendo ponti d’oro alle agenzie per convincerle a trasferirsi. “Niente è acquisito: in una concorrenza internazionale crescente, dobbiamo proseguire i nostri sforzi affinché Ginevra resti uno dei luoghi dove il mondo si incontra, dialoga e cerca soluzioni”, dichiara il capo della comunicazione del DFAE, Nicolas Bideau.
Il modello “ONU diffusa”
È notizia della settimana scorsa il taglio di 73 posizioni da parte dell’OIL. Un segnale che lascia presagire un futuro ancora incerto, di fronte al quale anche il supporto finanziario svizzero, che resta una misura temporanea, potrebbe non bastare a invertire la tendenza. Per Panizza, la vera domanda non è se Ginevra perderà peso, ma come.
La sua proposta è quella di una “ONU diffusa” che mantenga a Ginevra la “massa critica decisionale”, ovvero le sedi centrali, i negoziati multilaterali, le funzioni che richiedono la prossimità fisica tra diplomazie e agenzie. Le unità più operative, quelle che oggi pesano sui bilanci senza richiedere necessariamente di stare a pochi passi dal Palazzo delle Nazioni, potrebbero invece essere spostate in un raggio di “150-200 chilometri”.
L’idea è di puntare su città che offrono un costo della vita nettamente più basso ma restano comunque ben collegate a Ginevra e godono di una buona qualità della vita, come Torino o Lione (dove si trova già l’accademia dell’Organizzazione mondiale della sanità), abbastanza vicine da permettere spostamenti rapidi quando serve, ma abbastanza lontane da alleggerire in modo sensibile la spesa per stipendi, affitti e logistica.
Secondo l’economista, è proprio questo tipo di razionalizzazione mirata, più che le fusioni simboliche come quella tra UNSSC e UNITAR, a poter generare risparmi concreti, senza intaccare il ruolo di Ginevra come cuore politico e decisionale del sistema multilaterale.
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