La vita scaligera di Luchino Visconti
A 50 anni dalla sua morte il Museo del teatro milanese, con allestimento della scenografa svizzera Margherita Palli, ricorda con una mostra il grande artista, le sue otto regie liriche sempre alla Scala e il sodalizio artistico con Maria Callas.
Luchino Visconti rivoluzionò il modo di concepire la regia d’opera, rendendola uno spettacolo totale. Ma non fu solo un grande regista d’opere liriche, fu anche uno dei più grandi artisti del Novecento. E così il Museo del Teatro alla Scala gli ha dedicato ‘Grazie a Luchino Visconti’, una mostra celebrativa del regista milanese a 50 anni dalla morte, aperta al pubblico fino al 31 marzo 2027.
Visconti è più conosciuto come regista cinematografico, legato a pellicole memorabili, da Ossessione a Senso, da Rocco e i suoi fratelli al Gattopardo, da Morte a Venezia a Ludwig. Ma nella mostra scaligera, curata da Giovanni Agosti e con l’allestimento della scenografa svizzera Margherita Palli, l’attenzione è naturalmente concentrata sul rapporto con il massimo teatro milanese.
L’esposizione – spiega la direttrice del Museo, Donatella Brunazzi – racconta attraverso libri, documenti, bozzetti e figurini, proiezioni, pezzi di attrezzeria, rassegne stampa, costumi, il rapporto intenso, viscerale che Visconti aveva con La Scala”. E ci sono anche immagini e musiche che rimandano a momenti indimenticabili di quegli anni.
Otto i suoi spettacoli andati in scena al Teatro alla Scala, in un percorso destinato a lasciare un segno profondo nella storia del teatro musicale italiano e internazionale. Le sue regie, caratterizzate da una straordinaria forza visiva e da un rigoroso rispetto dell’espressione musicale, contribuirono ad avvicinare all’opera anche un pubblico nuovo. Indimenticabili furono gli allestimenti della Vestale e della Sonnambula (1954 – 1955). Quindi La Traviata, spettacolo che fu leggendario per l’interpretazione di Violetta da parte di Maria Callas, a cui Visconti suggeriva posture e gestualità, invitandola a confrontarsi con grandi attrici del passato, da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt.
Visconti era un ‘genio’ all’avanguardia e come tale subì anche i freni da parte dei dirigenti dell’epoca: il sovrintendente Ghiringhelli, ad esempio, bloccò per due anni, dal 1954 al 1956, l’andata in scena di Mario e il Mago, ‘azione coreografica’ tratta da un racconto di Thomas Mann con musiche del palermitano Franco Mannino, perché l’azione prevedeva la presenza di biciclette sul palcoscenico e questo avrebbe potuto provocare scandalo nel pubblico scaligero. E poi anche opere che non fu possibile mettere in scena, come L’Oro del Reno, prima giornata del Ring wagneriano, a causa della malattia che porterà alla morte di Luchino Visconti, il 17 marzo 1976.
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