La televisione svizzera per l’Italia

Il tesoro di Messina Denaro e la pista svizzera, cosa emerge dalle carte dell’inchiesta

Un uomo con il cappello e un militare.
Matteo Messina Denaro il giorno dell'arresto, il 16 gennaio 2023. Keystone

Dodici chili d’oro, un conto a Ginevra e vecchi franchi affidati a una coppia residente in Ticino. La Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI ha visionato l'ordinanza della Procura di Palermo.

Una cassaforte dentro la cassaforte. Così un funzionario bancario descrive in una telefonata intercettata il caveau di un’importante banca elvetica – “il più grande di tutta la Svizzera, forse d’Europa” – come destinazione possibile per dodici chilogrammi di lingotti d’oro da spostare dal Lussemburgo. È l’ottobre del 2025, e quella conversazione è agli atti della Direzione distrettuale antimafia di Palermo nell’ambito di un’inchiesta sul riciclaggio dei proventi del narcotraffico internazionale riconducibile, secondo l’accusa, a Cosa nostra e alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. 

La RSI ha potuto visionare l’ordinanza di oltre 220 pagine con cui la Procura di Palermo ha chiesto custodia cautelare e sequestro dei beni a tre persone accusate di essere contigue al boss Matteo Messina Denaro, arrestato il 16 gennaio 2023 dopo decenni di latitanza e morto qualche mese dopo.

>>> Il servizio del TG:

Contenuto esterno

L’oro e la banca ginevrina

La Svizzera compare in questa inchiesta con tre volti distinti. Il più recente è quello finanziario. Tra i beni da sequestrare figura un conto presso una storica banca privata ginevrina, intestato a una società alle Isole Cayman, arrivato a quella destinazione nel 2021 attraverso una catena che risale a un trust costituito nel 1998 alle Bahamas. Per la Procura è l’ultima stazione di un patrimonio accumulato in decenni di narcotraffico e reinvestito attraverso schermi societari offshore.

L’oro aveva già una storia svizzera. I lingotti – oltre due milioni di euro di controvalore – sarebbero arrivati in Lussemburgo dalla Svizzera, trasportati fisicamente in epoca imprecisata. Il funzionario bancario monegasco che discute il trasferimento esprime stupore: “Non ho mai visto nulla del genere in vita mia, nella mia carriera”. A dicembre 2025 l’oro viene venduto in Lussemburgo per circa 2,35 milioni di euro. Il ricavato, stando agli atti, è “attualmente in movimentazione” su un conto monegasco.

Il Ticino come cerniera operativa

Il 6 settembre 2025 un’automobile targata canton Ticino si ferma davanti all’abitazione del principale indagato, agli arresti domiciliari in Sicilia. A bordo c’è una coppia di anziani coniugi: lui nato nello stesso piccolo Comune siciliano dell’indagato, emigrato in Svizzera decenni prima; lei di origine svizzera.

Entrambi, secondo nostre informazioni, sarebbero residenti nel Sopraceneri. Le intercettazioni documentano la consegna di 5’570 franchi in banconote dell’ottava serie – quella emessa negli anni Novanta, ritirata dalla BNS nel 2021 ma ancora cambiabile. “I soldi svizzeri non scadono mai”, dice l’indagato in una conversazione captata dagli investigatori, spiegando di non poterli cambiare di persona. Il compito del marito, secondo la Procura, sarebbe stato quello di portare le banconote in Svizzera e convertirle nel conio corrente.

Il 23 settembre la coppia viene fermata dalla Guardia di finanza al porto di Genova: le banconote sono ancora nel veicolo. L’uomo dichiara di averle ricevute in regalo da parenti defunti. Ma quei pochi franchi, conservati in Sicilia per oltre trent’anni, sono per gli inquirenti un residuo materiale dei proventi illeciti degli anni Ottanta e Novanta.

La frontiera degli anni Ottanta

Il terzo volto è il più antico, accertato da sentenze passate in giudicato. Il 10 febbraio 1983 un carico di 30 chilogrammi di hashish e mezzo chilo di cocaina transita da Milano verso la Svizzera attraverso Ponte Chiasso: un complice viene arrestato a Wolfhausen, nel canton Zurigo. Nel maggio 1984 un collaboratore di giustizia descrive un incontro a Dietikon, ancora nel zurighese: una busta con 700’000 franchi, proventi della vendita di hashish. Le sentenze degli anni Novanta e Duemila fotografano un asse Spagna-Svizzera-Italia attivo per oltre un decennio, con carichi fino a 200 chilogrammi per operazione.

Un ruolo che si trasforma

Ciò che gli atti restituiscono è una Svizzera che in 40 anni cambia funzione, senza mai uscire di scena. Negli anni Ottanta è frontiera permeabile e mercato: si porta la droga, si incassa in franchi. Negli anni Duemila diventa territorio di sedimentazione, con il franco usato come valuta di denominazione per conti a Lussemburgo e Monaco. Nel 2025, la Svizzera è ancora presente come destinazione progettata per i lingotti e come sede dell’unico asset formalmente svizzero nell’elenco del sequestro da oltre 200 milioni di euro.

Articoli più popolari

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR