Fondi revocati, addio alla pista ciclo-escursionistica tra Saas Almagell e Macugnaga
Il cantiere del progetto, finanziato con fondi Interreg, era stato posto sotto sequestro nel 2023 per diverse irregolarità. Il comune italiano, oggi guidato da un nuovo sindaco, dovrà restituire circa 700’000 euro. Ma c’è chi continua a nutrire il sogno di collegare la valle di Saas e la valle Anzasca.
La pista cicloescursionistica tra Saas Almagell e Macugnaga, attesa da anni e oggetto di un progetto Interreg Italia-Svizzera partito nel 2019, non si farà. Almeno non con i fondi del programma di cooperazione già stanziati. L’autorità di gestione ha infatti avviato nei confronti dell’amministrazione di Macugnaga, paese piemontese del Verbano-Cusio-Ossola ai piedi del monte Rosa, la procedura di revoca del finanziamento. All’origine della decisione ci sono la mancata conclusione dei lavori nei termini previsti e la difformità di quanto realizzato rispetto al progetto.
La somma richiesta al Comune di Macugnaga è di poco superiore a 634’000 euro, e corrisponde alle somme che gli erano già state erogate. A questa cifra si aggiungono gli interessi maturati, per un totale che si aggira intorno ai 700’000 euro.
Il progetto Saastal Valle Anzasca Bike ottenne un finanziamento da 1,6 milioni di euro e 225’000 franchi svizzeri nell’ambito del programma Interreg 2014-2020. Le attività di progetto partirono l’11 aprile del 2019. I lavori per la realizzazione della pista, che dal progetto esecutivo sarebbe dovuta essere lunga complessivamente 8’900 metri, iniziarono il 30 marzo 2022. Sarebbero dovuti durare un anno, in realtà non sono mai stati finiti.
Storia di un progetto mai concluso
La vicenda è lunga e, almeno sotto il profilo giuridico, nemmeno conclusa. Il progetto Saastal Valle Anzasca Bike ottenne un finanziamento da 1,6 milioni di euro e 225’000 franchi svizzeri per realizzare quella che, nella scheda di progettoCollegamento esterno, veniva presentata come “la più importante pista ciclo-escursionistica delle Alpi per dislivelli, biodiversità, ambienti naturali, cultura e tradizioni”. In sostanza, sul lato italiano si sarebbe dovuto realizzare un sentiero destinato al passaggio di mountain bike ed e-bike che avrebbe unito il paese di Macugnaga con la Valle di Saas attraverso il Passo del Monte Moro, a circa 2’900 metri di altitudine.
Il progetto, che prevedeva di realizzare ex novo alcuni tratti e di adeguarne altri al passaggio su due ruote, si sarebbe dovuto concludere entro il 31 agosto 2023. Ma quando mancavano pochi mesi alla scadenza e poche centinaia di metri di scavi per raggiungere il confine, la guardia di finanza di Verbania mise sotto sequestro il cantiere. Dalle indagini della procura di Verbania emerse che non era mai stata ottenuta né richiesta l’autorizzazione per costruire opere sulla linea di confine e che la pista realizzata (oltre a non essere autorizzata) era anche diversa rispetto al progetto su carta.
Per quasi tre anni, fino all’inizio di aprile di quest’anno, la pista è rimasta sotto sequestro. Nel frattempo, le difficoltà di Macugnaga sono proseguite. Da un lato, l’anno scorso, l’allora sindaco Alessandro Bonacci è stato arrestato per depistaggio e frode processuale in un’altra vicenda giudiziaria, e successivamente l’intero consiglio comunale ha rassegnato le dimissioni portando alla nomina di un commissario prefettizio.
Dall’altro, nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 2024, un’alluvione ha danneggiato in modo serio la parte più bassa della pista ciclo escursionistica. Oggi, risalendo la montagna a piedi, si può osservare quel che resta del cantiere: gli scavi hanno allargato il sentiero pedonale, ma l’acqua ha spostato le rocce e il terreno in alcuni punti è franato. Impensabile che si possa transitare con una mountain bike: infatti, subito dopo il dissequestro, la pista è stata chiusa al transito con un’ordinanza nella quale si sottolineano il “concreto rischio per la pubblica incolumità”.
La vicenda finisce in tribunale
I risvolti giuridici della vicenda sono diversi. Sotto il profilo amministrativo, il Comune di Macugnaga dovrà innanzitutto restituire circa 700’000 euro: un esborso importante per le casse di un piccolo paese. Il nuovo sindaco di Macugnaga eletto nel maggio di quest’anno, Stefano Candiani, ha recentemente riferito in consiglio comunale che circa mezzo milione di euro è già stato accantonato dal commissario prefettizio che l’ha preceduto. Inoltre, l’amministrazione comunale è chiamata a pagare una sanzione doganale da circa 48’000 euro.
Sul fronte penale, l’ex sindaco Bonacci è a processo insieme ad altri cinque imputati (la prossima udienza sarà nel gennaio del 2027) con l’accusa di deterioramento di beni paesaggistici e di omessa denuncia di subappalto. Il Comune di Macugnaga si è costituito parte civile: significa che potrebbe ottenere un risarcimento. Sempre dall’ex sindaco Bonacci erano stati intentati, negli anni scorsi, due ricorsi contro la Soprintendenza e contro l’Agenzia delle Dogane per ottenere il via libera a riprendere i lavori: un’eventualità ormai sfumata.
Un sogno non ancora abbandonato?
Dalle decisioni dell’autorità giudiziaria si capirà anche chi e come dovrà occuparsi di riportare i luoghi nelle condizioni in cui erano prima dell’avvio del cantiere. Un intervento che si preannuncia non semplice né economico: “Se sono stati spesi 700’000 euro per fare la pista, è facile che se ne spendano quasi altrettanto per demolirla” afferma l’attuale sindaco del paese piemontese, Candiani. Ma il sogno di una pista transfrontaliera resta vivo: “Ci vorranno anni – ammette – ma l’idea di collegare le due valli esiste da sempre ed è giusto che sia percorsa. Per prima cosa bisognerà ripristinare le opere costruite in abuso, poi chiedere un finanziamento, quindi ottenerlo, infine realizzare le opere. Ne ho parlato anche con il sindaco di Saas Fee, che ha condiviso l’iniziativa di continuare la strada per il collegamento”.
Sul fronte svizzero, l’ente coinvolto nel progetto Interreg era il Comune di Saas Almagell. Con il sindaco Alwin Zurbriggen abbiamo fatto il punto della situazione. “Certamente ci rammarichiamo che la pista ciclabile del Monte Moro sul versante italiano abbia avuto questo esito – afferma Zurbriggen, rispondendo via e-mail alle nostre domande –. Per quanto riguarda la nostra valle, non riteniamo che vi siano ripercussioni sul turismo: il sentiero escursionistico (cioè percorribile a piedi, ndr) per il Monte Moro è intatto e aperto”. Se dal lato italiano i lavori hanno subìto i problemi che abbiamo visto, nella valle di Saas sono stati invece portati a termine diversi interventi dedicati alle mobilità su due ruote: “Sono state realizzate due parti del percorso ciclabile: il tratto da Stalden a Saas-Balen e il tratto da Mattmark a Distelalp”, costati rispettivamente poco più di 150’000 franchi e circa 59’000 franchi.
La realizzazione del tratto di ciclabile tra Stalden e Saas Balen è stata sostenuta per un terzo dal Canton Vallese e per la rimanente parte dall’ente turistico Saastal Tourismus e dai Comuni di Saas-Fee, Saas-Grund, Eisten, Saas-Balen, Stalden e Saas-Almagell. Il tratto oltre la diga è stato sostenuto dai Comuni di Almagell, Balen, Fee e Grund, oltre che finanziato con 21’810 franchi dal programma Interreg.
Anche sul versante svizzero era stata valutata l’opzione di realizzare una pista ciclabile che salisse da Distelalp fino al confine in quota, sul Monte Moro: per questo è stato messo a punto uno studio di fattibilità, da cui sono emersi costi eccessivi.
“Il costo stimato era di circa 700’000 franchi svizzeri, di cui si sarebbero dovuti far carico Almagell, Balen, Fee e Grund – sottolinea Zurbriggen –. Inoltre, la pista avrebbe richiesto una manutenzione a sua volta onerosa. Per questo abbiamo deciso di non andare avanti nel progetto. Al momento, nella nostra valle, non ci sono iniziative in corso per quanto riguarda la pista ciclabile e, per quanto ne so, il progetto Interreg è ufficialmente concluso e non sono a conoscenza di alcun nuovo progetto”.
Così oggi, e probabilmente ancora per diverso tempo, per attraversare il confine al Passo del Moro non resta che ripercorrere le orme dei contrabbandieri, che su questi sentieri di montagna hanno scritto pagine e pagine di storia.
Articolo a cura di Daniele Mariani
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