Dietro le quinte dell’ambasciata d’Italia in Svizzera
Un libro racconta la storia dell’edificio storico bernese che ospita la diplomazia italiana nella Confederazione. Grazie a un notevole apparato di immagini, consente di gettare uno sguardo all’interno di spazi normalmente riservati ad ambasciatori e ospiti di rango.
Nel 1920, la marchesa Eugenia Virginia Paulucci di Calboli la cedette allo Stato italiano per 45’000 franchi svizzeri. Da allora, la villa con dependance e giardino, per una superficie totale di 5’300 metri quadrati, è la Residenza d’Italia a Berna. Il pregiato edificio ospita da oltre un secolo incontri d’alto bordo, eventi culturali, colloqui riservati, e la vita quotidiana del lavoro diplomatico che sostiene le relazioni fra Italia e Svizzera. Grazie al volume “La Villa dei Marchesi Paulucci di Calboli, Residenza d’Italia a Berna”, è possibile gettare uno sguardo all’interno dell’ambasciata, un privilegio normalmente riservato al corpo diplomatico e ai suoi ospiti istituzionali.
Il libro è stato pubblicato in occasione del 165esimo anniversario dell’Unità d’Italia e delle relazioni con la Confederazione svizzera. L’autore, il diplomatico di lungo corsoCollegamento esterno Gaetano Cortese, l’ha curato per la casa editrice Carlo Colombo. Racconta Cortese a tvsvizzera.it, che “il volume fa parte di una collana dedicata alle ambasciate italiane nel mondo. È il sessantesimo, per un progetto iniziato 30 anni orsono. Fu un mio consigliere, quando ero ambasciatore a Bruxelles, a suggerirmi l’idea. Nei locali dell’ambasciata era avvenuto il fidanzamento della principessa Marie José del Belgio con Umberto di Savoia, così abbiamo pensato di realizzare un libro che onorasse i legami fra i due Paesi, mettendoli in collegamento con l’edificio”.
Villa nobiliare
La sede diplomatica bernese consta di due edifici demaniali, la villa destinata alla residenza dell’ambasciatore in Elfenstrasse 10 e quella destinata alla Cancelleria, che si trova al civico 14. È a pochi passi dal fiume Aare, in un placido e verde quartiere che in città è noto come quello “delle ambasciate”. Realizzata dall’architetto Florestano Di Fausto, dal 1913 al 1919 ci abitava Raniero Paulucci di Calboli, rampollo della nobile famiglia originaria di Forlì, in Romagna, e diplomatico di professione.
Spiega Cortese, che “ogni residenza ha la sua storia, la sua bellezza e le sue tradizioni. È vero che quella di Berna sembra più piccola di altre che abbiamo raccontato in questi anni nell’ambito della collana. La bellezza in questo caso è anche nel fatto che la villa apparteneva a una delle più grandi famiglie nobiliari italiane, dunque un aspetto culturale, di profondo legame con l’Italia. Per il resto, tutte le sedi diplomatiche hanno in buona sostanza la stessa composizione. Ci sono sempre una sala di rappresentanza, una sala per pranzi e cene ufficiali, e uno studio”.
La collana ha una struttura che si ripete uguale in ogni volume. Si parte dalla storia dell’edificio, che sia un’ambasciata o la residenza del Capo missione. Poi, continua Cortese: “si inserisce un aspetto per noi fondamentale, che consiste nel ritracciare il lavoro che la diplomazia italiana ha portato avanti in quella sede. Significa gettare uno sguardo sulle relazioni bilaterali fra i due Paesi, dunque una visione globale, attraverso le visite di Capi di Stato da parte italiana, e di quelli dei Paesi ospitanti. Cerchiamo con questo di dare la percezione dei rapporti diplomatici intrattenuti in qualche caso ben prima della nascita della Repubblica”.
A titolo d’onore
Così nel volume dedicato alla sede diplomatica in Svizzera trovano spazio una moltitudine di immagini di incontri ufficiali che vi si sono svolti, così come le trascrizioni dei discorsi tenuti dalle più alte cariche istituzionali su cosa unisce i due Paesi. Un intreccio di architettura, arte e relazioni istituzionali che sono da oltre un secolo di casa nel pregiato edificio bernese, e nel grande parco che lo circonda. “L’obiettivo – insiste Cortese – è la valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero in quanto sintesi e segno tangibile delle relazioni bilaterali, della loro storia e della loro solidità”. Ambasciate e residenze che inevitabilmente simbolizzano l’identità del Paese ospitato, grazie ad oggetti di prestigio messi a disposizione da musei e istituzioni culturali.
I volumi sono pubblicati in occasione di anniversari e celebrazioni. Spiega l’ambasciatore Cortese, che “si tratta di prodotti di carattere istituzionale, realizzati senza scopo di lucro, bensì a titolo cosiddetto d’onore”. Stampati in un migliaio di copie, non godono di finanziamenti pubblici. “L’editore Giovanni Battista Colombo ha dal principio sostenuto questo progetto come mecenate. La realizzazione è gratuita, tranne per la stampa. A seconda dei casi, allora, cerco uno sponsor che possa sostenere la fase finale della lavorazione”. Le copie stampate sono poi donate dal corpo diplomatico alle loro controparti del Paese ospitante.
Grazie all’impegno di un altro diplomatico, Stefano Baldi, le pubblicazioni della collana si possono vedere in questo videoCollegamento esterno che contiene le immagini di molte ambasciate italiane nel mondo. Come Ankara, Berlino, Lisbona, Il Cairo, Copenaghen, Londra – edifici di grande pregio, arricchiti da quadri e arredi di strepitosa bellezza. Baldi, che si definisce “cyberdiplomatico”, cura il blog Diplomatici scrittoriCollegamento esterno, parte di un progetto di ricerca iniziato negli anni Novanta che ha prodotto anche un saggio, “La penna del diplomatico”, e un sito ricco di referenze e contenuti sul tema.Collegamento esterno Inclusa una sezione dedicata alle pubblicazioni sulle ambasciateCollegamento esterno.
Quanto alla collana, l’ambasciatore Cortese racconta che il prossimo volume, il numero 61, è già in lavorazione. Avrà al centro Buenos Aires, con la monumentale sede diplomatica italiana di casa a Villa Alvear.
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