Crans-Montana, l’ambasciatore d’Italia in Svizzera resta a Roma
Il richiamo a Roma dell'ambasciatore italiano, innescato dalla scarcerazione di Jacques Moretti, indagato per l'incendio di Crans-Montana, ha generato una forte tensione diplomatica tra Italia e Svizzera, con il Governo italiano che condiziona il suo rientro all'avvio di una collaborazione giudiziaria.
L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma, tornerà a Berna unicamente se sarà avviata una collaborazione tra le autorità giudiziarie di Italia e Svizzera.
Dovrà inoltre esserci una “immediata costituzione di una squadra investigativa comune” sull’incendio di Crans-Montana di Capodanno. Lo rende noto la Presidenza del Consiglio dei ministri italiana.
Il diplomatico nei giorni scorsi è stato richiamato a Roma dal governo italiano “per definire le ulteriori azioni da intraprendere”, di fronte alla decisione del Tribunale delle misure coercitive di Sion di scarcerare Jacques Moretti, uno degli indagati per la tragedia di Crans-Montana. Lunedì Cornado ha incontrato la premier italiana Giorgia Meloni e il ministro degli esteri Antonio Tajani.
Il servizio del TG 20.00 della RSI del 26 gennaio 2026:
Meloni: “Profonda indignazione”
Domenica Meloni sulle colonne del Corriere della Sera aveva detto di provare “profonda indignazione e sconcerto per una decisione – quella di scarcerare Moretti, ndr. – che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti”. Ancora più duri i toni del vicepremier Matteo Salvini: “Vergogna!” ha scritto su X.
Vergogna! pic.twitter.com/LIQeU5ajDWCollegamento esterno
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) January 23, 2026Collegamento esterno
Le reazioni e la copertura mediatica del caso in Italia hanno fatto parecchio discutere in Svizzera. In diversi hanno rimandato le critiche al mittente, con toni più o meno garbati. L’ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti, ha ad esempio ricordato in un’intervista alla Stampa che “un principio fondamentale del diritto penale svizzero è che l’imputato resta in libertà”.
Nei giorni scorsi il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha detto di comprendere l’indignazione italiana, ma ha ricordato come in Svizzera abbiamo procedure diverse e che i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti. “Dobbiamo rispettare la separazione dei poteri e la politica non deve interferire”, ha sottolineato.
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Per la politica svizzera sono “inaccettabili i toni di Roma”
Interrogato dal portale 20 Minuten sulla reazione italiana, alla quale si oppone quella decisamente più sobria della Francia, lo storico Sacha Zala evoca ragioni culturali: “In Italia il modo di affrontare le tragedie è molto più emotivo”.
Ciò è fortemente influenzato dal cattolicesimo: “un funerale nella Zurigo riformata appare agli italiani freddo: il pianto resta silenzioso e privato. A Catania, invece, si è subito considerati distaccati e insensibili se non si piange e singhiozza ad alta voce”, fa notare Zala. La reazione fu simile 61 anni fa dopo la catastrofe di Mattmark (canton Vallese), aggiunge.
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