Cosmetici per cani e gatti, lo studio italo-svizzero per capire se sono sicuri
Nel 2025 si sono spesi quasi 13 miliardi di euro per la toelettatura di cani e gatti, ma i prodotti non hanno una norma specifica. Una review scientifica delle università di Napoli e Berna spiega perché pelle e olfatto degli animali richiedono prodotti diversi da quelli umani e chiede linee guida chiare per scienziati e legislatori.
Cani e gatti sempre più viziati… e profumati. Non più soltanto croccantini e visite dal veterinario: shampoo da boutique, balsami e trattamenti di bellezza pesano ormai pesantemente sul portafoglio dei padroni. Nel 2025 sono stati spesi quasi 13 miliardi di euro in prodotti e servizi di toelettatura, e nel 2033 — dicono le stime — si supereranno i 24 miliardi. Attenzione, però: ciò che piace a noi umani non sempre fa bene agli animali.
Shampoo, balsami, profumi e prodotti per la toelettatura sono sempre più diffusi, ma quanto sono davvero adatti alla pelle e al pelo dei nostri amici a quattro zampe? È la domanda da cui parte una review scientifica pubblicata sulla rivista Cosmetic and Toiletries, Formulation, Safety, and Cosmetic Science, alla quale hanno contribuito ricercatrici e ricercatori dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università di Berna. Un lavoro che mette in luce le lacune scientifiche e normative di un mercato in espansione e, soprattutto, la necessità di sviluppare prodotti pensati sulle caratteristiche fisiologiche degli animali.
Ogni razza ha la sua pelle: non tutti i prodotti vanno bene per tutti
Prima di tutto occorre considerare le differenze tra le varie razze: cambiano il tipo di pelo, il pH della pelle e la sensibilità cutanea, quindi la scelta del prodotto giusto è fondamentale.
C’è poi il nodo dei profumi. Coccolare un cucciolo che profuma fa piacere, ma la sua sensibilità olfattiva è enormemente più sviluppata della nostra: ciò che per noi è una fragranza deliziosa, per lui può trasformarsi in un vero e proprio incubo olfattivo.
Per questo, dunque, i ricercatori italiani e svizzeri hanno lavorato per capire in che direzione deve andare la ricerca cosmetica dei prodotti per animali da compagnia.
Napoli e Berna insieme per studiare i cosmetici per animali
La ricerca nasce dall’iniziativa di due consulenti e formulatori di prodotti cosmetici, Sara De Mattia e Andrea Mitarotonda, che hanno coinvolto le due università per approfondire gli aspetti scientifici legati alla sicurezza e all’efficacia dei prodotti destinati agli animali.
“Il motivo per cui abbiamo iniziato a lavorare su questo tema è che i prodotti per la cura e la toelettatura per cani e gatti esistono, ma si trovano in un vuoto legislativo”, spiega Rita Maria Di Lorenzo, ricercatrice dell’Università Federico II di Napoli, dove lavora nel laboratorio RD Cosmetics del Dipartimento di Farmacia. “Abbiamo voluto cominciare a sollevare il problema”.
Il contributo dei due atenei si è sviluppato su competenze complementari. A Napoli, Di Lorenzo si è occupata di individuare le metodologie di analisi utili a valutare l’efficacia dei prodotti e a verificare le dichiarazioni sulle loro prestazioni, i cosiddetti claim.
L’Università di Berna ha invece contribuito attraverso le competenze veterinarie della dottoressa Elisa Maina responsabile del Servizio di Dermatologia presso la Vetsuisse-Fakultät. Nell’ateneo bernese scienziati e scienziate hanno studiato l’anatomia e la fisiologia degli animali e le loro esigenze specifiche. Così da individuare le caratteristiche che i prodotti dovrebbero avere per le diverse razze di cane e gatto e tipologie di animale.
Un confronto tra analisi cosmetica e conoscenze veterinarie che rappresenta uno degli elementi centrali dello studio italo-svizzero.
“In questo lavoro è stata necessaria una partnership multidisciplinare, nella quale competenze regolatorie, veterinarie e analitiche riescano a cooperare”, sottolinea Di Lorenzo. L’obiettivo è individuare criteri condivisi per sviluppare prodotti sicuri, efficaci e realmente funzionali per cani e gatti.
Pelle di cane e gatto: il pH è diverso da quello umano
Le differenze tra la cute umana e quella dei nostri amici a quattro zampe non sono secondarie. La pelle degli animali presenta caratteristiche proprie, a partire dal pH, dalla struttura dei follicoli piliferi e dal ricambio cutaneo. Nei cani, il pH cutaneo è generalmente compreso tra 7 e 8,5, mentre nei gatti si attesta intorno a 6, con variazioni individuali. Questi fattori possono influenzare l’interazione con tensioattivi e conservanti, oltre che l’equilibrio del microbioma cutaneo.
Anche le abitudini degli animali richiedono attenzione. Leccandosi, cani e gatti possono ingerire residui di shampoo e balsami; fragranze e composti volatili possono provocare avversione o stress, considerata la loro sensibilità olfattiva. Lavaggi frequenti, prodotti poco delicati o risciacqui incompleti possono inoltre favorire secchezza e irritazioni. La scelta dei prodotti, evidenziano gli autori, non dovrebbe quindi dipendere soltanto dalle preferenze dei proprietari e prima di scegliere il prodotto da acquistare bisognerebbe conoscere a pieno le esigenze dei nostri amici animali.
Nessuna regola europea per i cosmetici degli animali
Il nodo, però, è anche giuridico. Il regolamento europeo sui cosmetici riguarda i prodotti destinati all’applicazione sul corpo umano e non offre una disciplina specifica equivalente per quelli destinati alla cute animale. Questi ultimi utilizzano spesso ingredienti e formulazioni tipici del settore cosmetico, ma non rientrano nella medesima categoria normativa. La mancanza di riferimenti specifici rende necessario chiarire quali criteri applicare per garantirne la sicurezza.
È il nodo centrale della ricerca italo-svizzera: “Servono chiarimenti e linee guida di riferimento, per sensibilizzare non soltanto il pubblico, ma soprattutto la comunità scientifica e quella legislativa”, spiega Di Lorenzo.
Articolo a cura di Daniele Mariani
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