Come ridurre il traffico merci sulle strade alpine? Ci pensa l’IA
Un progetto Interreg Italia-Svizzera ha l’obiettivo di mettere a punto una tecnologia che dovrebbe facilitare lo shift modale, dalla strada alla ferrovia, del traffico pesante attraverso le Alpi. Ne abbiamo discusso con il ricercatore che se ne sta occupando.
Potrebbe arrivare dall’intelligenza artificiale (IA) un aiuto nel trasferimento dalla strada alla ferrovia del traffico merci pesante attraverso le Alpi, un impegno sancito anche dall’articolo 84Collegamento esterno della Costituzione svizzera e dalla legge federale del 2008Collegamento esterno ma finora mai raggiunto. La Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) sta infatti mettendo a punto una tecnologia che, nelle intenzioni, dovrebbe favorire lo shift modale, dalla strada alla rotaia, delle merci che viaggiano tra Italia e Svizzera: si chiama Optimodal AI ed è un sistema agentico conversazionale, simile nell’aspetto ai chatbot che negli ultimi mesi sono diventati di uso quotidiano.
Quale contributo potrà dare? Innanzitutto fornire risposte alle domande degli attori potenzialmente interessati – ad esempio le aziende che hanno la merce da far viaggiare, gli spedizionieri, le imprese ferroviarie, gli operatori intermodali – per quanto riguarda la normativa di settore in materia doganale e di trasporto merci; inoltre, potrà consigliare soluzioni di trasporto che ottimizzino lo spostamento delle merci, facilitando il trasferimento dei flussi di traffico merci da strada a rotaia.
La messa a punto di questo strumento rientra nelle attività del progetto Interreg Italia-Svizzera SwitchCollegamento esterno, che ha l’obiettivo di contribuire a ridurre la congestione sugli assi viari transfrontalieri e i valichi di frontiera attraverso il rafforzamento della mobilità intermodale.
Quando si parla di trasporto intermodale si intende lo spostamento di merci utilizzando due o più mezzi di trasporto, come ad esempio l’uso combinato di treni e di mezzi pesanti che viaggiano in strada. Una merce trasportata in maniera intermodale parte dal punto A su un autocarro, raggiunge un luogo (detto hub intermodale o terminal) dove viene caricata su un treno e da lì viaggia su rotaia fino a un altro terminal, dove viene scaricata e collocata nuovamente su gomma per raggiungere il punto di destinazione B. Questo modello ha, tra i punti di forza, la riduzione del traffico stradale; tra quelli di debolezza, la minor flessibilità.
Nell’area di progetto, si legge nella scheda online dedicata a Switch sul sito di Interreg, “esistono asimmetrie informative fra i territori di confine e le aree transfrontaliere in generale”. In particolare, nell’ambito del trasporto merci, “esistono procedure, formati di dati e caratteristiche dei flussi informativi non sempre allineati, interfacciabili e compatibili” che causano “scarsa integrazione dei sistemi informativi e di comunicazione delle aree e delle imprese nei territori transfrontalieri, limitando la diffusione di sistemi di trasporto integrati, efficienti e sostenibili quali il trasporto intermodale ferroviario delle merci”. Il progetto Switch ambisce proprio a risolvere questo genere di problemi, rendendo più semplice trovare soluzioni che uniscono gomma e ferro.
Un’IA da interrogare
La persona che sta mettendo a punto la piattaforma Optimodal AI è Matteo Salani, ricercatore senior presso il dipartimento di tecnologie innovative di SUPSI. Lo abbiamo contattato affinché ci spieghi come funzionerà la piattaforma. “Siamo all’incirca a metà del progetto Interreg Switch, che ha durata triennale, e il 2026 è l’anno di sviluppo della parte tecnologica – esordisce –. Stiamo lavorando a due servizi. Il primo riguarda l’accesso alla conoscenza: volendo fare qualche esempio, si potrà interrogare la piattaforma per conoscere i limiti di transito rispetto a orari o centri abitati, oppure per sapere quali infrastrutture sono disponibili per far viaggiare una determinata tipologia di merce, oppure per avere risposte circa i servizi disponibili nei diversi terminal intermodali, oppure per avere una panoramica sul tipo di flussi e sulla quantità di merce che viaggia su una specifica tratta”.
Le informazioni, sottolinea Salani, non verranno tratte indiscriminatamente dal web, ma da “un insieme di fonti certificate e validate dal gruppo di progetto. Questo è un aspetto importante, perché ormai più della metà dei contenuti di internet sono generati dall’intelligenza artificiale e le informazioni disponibili online non sono necessariamente attendibili. Lo sforzo del progetto sta nel mettere a disposizione una base di conoscenza certificata e validata e interrogabile in linguaggio naturale”.
Capofila del progetto Switch sono la SUPSI sul lato svizzero e l’Università Carlo Cattaneo (LIUC) di Varese sul lato italiano. Partner di progetto, oltre a SUPSI, sono Regione Lombardia, Regione Piemonte e le associazioni di categoria Verein Netzwerk Logistik Schweiz e Assologistica. Switch è stato finanziato con 900’000 franchi (in parte dal Cantone Ticino e in parte dai partner svizzeri di progetto) e poco più di un milione di euro. Alessandro Creazza, professore associato di Logistica and supply chain management alla LIUC, spiega che “dalle analisi sullo sfruttamento delle direttrici abbiamo appurato che esistono connessioni oggi sotto utilizzate. Il trasporto ferroviario, soprattutto intermodale, è molto utilizzato per alcune categorie merceologiche, mentre per altre ci sarebbe spazio”.
Sotto l’aspetto tecnico, il servizio di accesso all’informazione si basa su un modello di Retrieval augmented generation (acronimo RAG). Significa che, come detto, le informazioni vengono reperite da fonti di conoscenza esterna, che nel caso di progetto sono documenti selezionati per garantire l’affidabilità delle risposte. Per quanto riguarda la piattaforma che dovrà calcolare e proporre le migliori soluzioni di trasporto intermodale tra due punti, il motore sarà Pathwyse, una libreria open-source sviluppata, tra gli altri, dallo stesso Salani, in ambito dell’ottimizzazione combinatoria.
L’appello alle aziende
Il secondo servizio tecnologico al quale la SUPSI sta lavorando riguarda l’ottimizzazione del trasporto. Che cosa significa? Che la piattaforma, dati il punto di partenza e di arrivo della merce, “calcolerà il cammino intermodale ottimale”, cioè il miglior percorso misto camion-treno. Per offrire valide opzioni di trasporto, occorre analizzare dati di tipo differente. “C’è bisogno delle informazioni sulla rete stradale, per le quali utilizzeremo OpenStreetMap, un enorme database aperto delle infrastrutture stradali” anticipa Salani. “Per quanto riguarda i terminal intermodali, stiamo già collezionando i dati delle tre principali banche dati esistenti” aggiunge. Infine, è necessario avere accesso ai servizi disponibili: sapere, cioè, quali possibilità di trasporto via ferro ci sono tra due terminal. “È l’informazione più complessa da ottenere – ammette il ricercatore di SUPSI – perché attualmente non esistono dati open e, anzi, spesso sono informazioni che le aziende forniscono soltanto a pagamento”.
Per questo motivo, nell’ambito del progetto Switch sono state coinvolte alcune aziende, che hanno siglato un protocollo d’intesa impegnandosi a fornire una serie di informazioni utili a far funzionare la tecnologia in fase di sviluppo. “Secondo noi è interesse di tutti avere a disposizione questi dati – sostiene Salani –. Il progetto intende mostrare le potenzialità della piattaforma, sperando di coinvolgere sempre più fornitori dei dati che dovrebbero alimentare questa piattaforma”. A oggi la tecnologia è ancora in fase di prototipo, ma nel corso del 2027 è previsto l’avvio di uno o più progetti pilota, che coinvolgeranno gli attori della filiera del trasporto intermodale e che avranno lo scopo di validare il funzionamento della tecnologia.
Intanto, il 23 settembre nella sede della Regione Piemonte a Torino, si terrà un incontro di presentazione del progetto e del prototipo della piattaforma: durante la giornata, le aziende interessate lavoreranno a dei workshop tematici in cui utilizzeranno il servizio relativo all’accesso all’informazione e forniranno feedback per il suo miglioramento.
Oggetto del progetto Interreg Switch non è tutto il traffico merci ferroviario che attraversa la Svizzera: i flussi di merce interessati sono soltanto quelli che hanno origine e destinazione tra Italia e Svizzera (cioè gli scambi diretti tra i due paesi) oppure quelli che hanno almeno origine oppure destinazione nell’area di cooperazione. In altre parole, è escluso il traffico di transito (cioè quei treni che partono e arrivano in paesi terzi).
Per quanto riguarda gli scambi Italia-Svizzera, le merci complessivamente scambiate ogni anno ammontano a circa 4,7 milioni di tonnellate, in prevalenza (57%) dall’Italia verso la Svizzera. Non tutte queste merci viaggiano in treno, anzi: circa il 73% di queste viene spostato su strada. Le principali filiere merceologiche negli scambi tra Svizzera e Italia sono quelle dei metalli, degli alimentari e dei prodotti minerali (dall’Italia verso la Svizzera) e legno, carta, metalli e materie prime secondarie (dalla Svizzera verso l’Italia).
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