Boccioni a Lugano, storia di un legame oltreconfine
Umberto Boccioni è uno dei nomi che più di ogni altro ha segnato l’arte italiana del Novecento. Ma una parte della sua storia passa anche dalla Svizzera, e in particolare da Lugano.
È proprio a Lugano che il MASI, il Museo d’arte della Svizzera italiana, ha inaugurato il 6 agosto la mostra “Umberto Boccioni – verso la liberazione futuristaCollegamento esterno”, un percorso attraverso 15 opere che raccontano gli anni della ricerca dell’artista prima della piena rivoluzione futurista.
Un viaggio che permette di conoscere l’artista ancora in erba, ma anche di riscoprire il legame con il suo mecenate Gabriele Chiattone, collezionista e figura fondamentale per la presenza di queste opere a Lugano. A guidarci nella storia della mostra e nel rapporto tra Boccioni, Lugano e l’arte italiana in Svizzera è Cristina Sonderegger, curatrice dell’esposizione.
tvsvizzera.it: La mostra del MASI racconta una fase importante del percorso di Umberto Boccioni, prima e durante il suo avvicinamento al Futurismo. Quale Boccioni emerge dalle opere esposte a Lugano?
Cristina Sonderegger: Dalle opere esposte a Lugano emerge un Boccioni ancora profondamente immerso nella ricerca della propria identità artistica, prima della piena adesione al Futurismo. La mostra ripercorre il periodo dal 1903 al 1911, dagli esordi nella pittura a olio fino agli anni che precedono la sua maturazione futurista.
Sono soprattutto gli anni 1907-1908 a rappresentare un momento cruciale. Boccioni è impegnato nella ricerca di un linguaggio capace di raccontare il proprio presente e la contemporaneità, ma sente di non aver ancora trovato una strada pienamente personale. Si confronta con il Divisionismo, ancora legato alla tradizione e alla rappresentazione del mondo rurale e contadino, con la pittura en plein air e con il rapporto diretto con il vero, ma anche con suggestioni provenienti dal Simbolismo e da altre ricerche artistiche del suo tempo.
È proprio questa fase di sperimentazione, ma anche di grandi dubbi e inquietudini, a emergere dalle opere. Un filo conduttore della mostra è infatti una riflessione tratta dal diario di Boccioni del marzo 1907, nella quale l’artista manifesta la difficoltà di trovare una nuova direzione. Boccioni sente che la pittura che sta praticando non corrisponde più a ciò che vuole esprimere, ma allo stesso tempo non sa ancora come distaccarsene.
La mostra restituisce quindi il ritratto di un artista in trasformazione, impegnato in una ricerca personale intensa e non priva di incertezze. Sarà solo in seguito, dopo aver assimilato la lezione di Marinetti e averla rielaborata in modo originale, che Boccioni troverà una propria interpretazione della pittura e della scultura futurista.
Boccioni è un artista profondamente legato all’Italia. Perché oggi è importante raccontare una parte della sua storia proprio da Lugano?
Raccontare Boccioni da Lugano è importante innanzitutto perché la mostra permette di approfondire, attraverso un focus di 15 opere, una fase specifica della sua ricerca artistica. Il percorso si inserisce inoltre in una serie di approfondimenti che il MASI ha dedicato ad alcuni protagonisti dell’arte del primo Novecento, come Alexej von Jawlensky ed Ernst Ludwig Kirchner, mettendo in relazione le loro vicende con la storia artistica del Canton Ticino.
Nel caso di Boccioni, però, il legame con Lugano è particolare. L’artista non ebbe infatti un rapporto diretto e significativo con il Ticino: non sappiamo di suoi soggiorni nella regione, se non eventualmente di passaggi durante i suoi spostamenti verso Parigi. Il legame nasce invece attraverso Gabriele Chiattone, il mecenate che sostenne Boccioni e che acquisì alcune sue opere. È proprio questo rapporto a inserire Boccioni nella storia della collezione del MASI.
Raccontarlo oggi a Lugano significa quindi valorizzare una parte importante del patrimonio della città e della storia della sua collezione. Ma significa anche affrontare un capitolo più ampio della storia dell’arte italiana: Boccioni è infatti tra gli artisti che meglio rappresentano l’ambizione dell’arte italiana di confrontarsi con la modernità e di dialogare con ciò che stava accadendo sulla scena internazionale.
Con il Futurismo Boccioni raggiungerà pienamente questo obiettivo, sviluppando un linguaggio personale e innovativo. La sua vicenda, dunque, non appartiene soltanto alla storia dell’arte italiana, ma si inserisce in quel più ampio processo di rinnovamento artistico internazionale.
Al centro della mostra c’è anche proprio la figura di Gabriele Chiattone. Chi era e quale rapporto ebbe con Boccioni?
Gabriele Chiattone era originario di Lugano, dove la sua famiglia aveva una casa in Piazza Indipendenza, nel cuore della città. La sua carriera professionale si sviluppò però in Italia: iniziò a lavorare nel settore tipografico presso una grande stamperia di Bergamo, attiva anche nella pubblicazione di Emporium, e successivamente si trasferì a Milano, dove avviò una propria attività tipografica, diventando un importante punto di riferimento anche per la produzione di manifesti e materiale grafico.
L’incontro con Boccioni avvenne nel 1907, quando l’artista arrivò a Milano dopo aver già compiuto numerose esperienze e viaggi, tra cui due soggiorni a Parigi e un viaggio in Russia. In quel momento Boccioni si trovava in una situazione di difficoltà economica, accompagnata da una forte crisi e da una ricerca artistica ancora irrisolta. Come racconta nei suoi diari, iniziò a rivolgersi alle principali tipografie milanesi alla ricerca di lavoro e trovò proprio in Chiattone una persona disposta a dargli fiducia.
Chiattone gli commissionò diversi lavori, tra cui alcuni manifesti.
Chiattone, però, non si limitò a commissionare lavori a Boccioni: decise anche di sostenerlo acquistando alcune sue opere. Questi acquisti sono documentati nei diari dell’artista e comprendono sia lavori di piccolo formato e bozzetti, sia opere di maggiore importanza. Tra queste figurano Il chiostro del 1904, Campagna romana del 1903 e Campagna lombarda del 1908, opere che Boccioni aveva realizzato anche in relazione a esposizioni e concorsi.
Il rapporto tra Boccioni e Chiattone fu particolarmente stretto tra il 1907 e il 1909 e riguarda soprattutto la fase prefuturista dell’artista. Quando Boccioni passerà pienamente al Futurismo, Chiattone non continuerà infatti a collezionare le sue opere, fermandosi a quella fase precedente.
In che modo il rapporto tra Boccioni e Chiattone ha contribuito a creare quel legame tra l’artista italiano e la città di Lugano?
Chiattone rimase in Italia fino al 1937-1938, quando, in un periodo di profondi cambiamenti nella politica italiana, decise di rientrare in Svizzera. La sua impresa venne poi distrutta dai bombardamenti, segnando definitivamente la fine del suo rapporto professionale con l’Italia.
Al suo rientro a Lugano, Chiattone portò con sé una collezione molto ampia, nella quale occupavano un posto importante le opere di Boccioni. Accanto a Boccioni, collezionò numerosi altri artisti italiani, legati soprattutto alla cultura figurativa e alle avanguardie del primo Novecento, ma il suo interesse si estese anche alla ritrattistica del Seicento, alle nature morte dell’Ottocento e alle opere di arte antica presenti sul mercato italiano.
Questo patrimonio venne trasferito nella casa di famiglia in Piazza Indipendenza, a Lugano, e fu successivamente conservato dagli eredi.
Nel 1961 la famiglia decise di donare la collezione alla città di Lugano. Nel 2001, con la morte di una degli eredi di Chiattone, la città di Lugano entrò definitivamente in possesso della collezione.
È attraverso questo percorso che le opere di Boccioni sono diventate parte del patrimonio artistico di Lugano. Oggi la collezione Chiattone costituisce infatti uno dei nuclei importanti delle collezioni di proprietà della città, affidate al MASI insieme alle collezioni del Cantone Ticino, i due enti fondatori del museo.
La vicinanza con Milano rende questa collezione ancora più interessante. Il Museo del Novecento conserva infatti un patrimonio molto importante legato a Boccioni. Si crea così una sorta di dialogo tra Lugano e Milano: visitando i due musei, il pubblico può incontrare opere diverse e complementari e ricostruire, attraverso più nuclei collezionistici, alcuni momenti fondamentali del percorso dell’artista e della storia dell’arte italiana.
Guardando alle opere esposte, quanto del futuro Boccioni futurista è già presente nella sua produzione precedente? E quali elementi mostrano questa evoluzione?
Nelle opere in mostra al MASI sono già presenti molti elementi che anticipano il Boccioni futurista. Un esempio significativo è Il treno che passa, dove un paesaggio ancora idilliaco viene attraversato diagonalmente dal treno: la macchina e la modernità iniziano così a entrare nella sua pittura.
Anche alcuni piccoli studi di paesaggio della collezione Chiattone suggeriscono una visione colta durante il movimento, grazie al punto di vista rialzato, agli elementi tagliati ai bordi e alla pennellata orizzontale. È un cambiamento importante, perché la velocità dei nuovi mezzi di trasporto modifica profondamente il modo di percepire e rappresentare la realtà.
Un altro elemento fondamentale è la soglia, soprattutto la finestra, che mette in relazione spazio interno ed esterno. Questo si vede già ne Il chiostro e nel ritratto dello scultore Valerio Brocchi, dove lo sguardo passa dall’interno verso il paesaggio esterno. La finestra diventerà poi centrale anche nel Boccioni futurista, insieme alla sovrapposizione e alla compenetrazione degli spazi.
Il Futurismo, quindi, non nasce improvvisamente: molti dei suoi temi fondamentali come modernità, velocità, movimento, nuovi punti di vista e compenetrazione degli spazi sono già presenti, in forma embrionale, nelle opere precedenti e si svilupperanno pienamente nella sua ricerca futurista.
Qual è secondo lei l’aspetto più interessante del legame di Boccioni con la Svizzera e l’Italia?
L’incontro tra due persone con ambizioni comuni, il giovane artista italiano Boccioni e l’imprenditore di origini luganesi Chiattone, dimostra come le opportunità culturali e professionali non abbiano necessariamente confini o nazionalità, ma nascano dalla condivisione di interessi, volontà e obiettivi. Il sostegno di Chiattone fu importante per Boccioni, perché gli permise di continuare la propria ricerca e di mantenere un’apertura verso esperienze e stimoli diversi che caratterizzò il suo percorso.
Anche grazie ai suoi viaggi e ai continui confronti con ambienti e culture differenti, Boccioni riuscì a essere particolarmente ricettivo verso le nuove idee, compresa la lezione di Filippo Tommaso Marinetti, considerato il fondatore del movimento futurista. Fu poi capace di trasformare questi stimoli in qualcosa di personale e nuovo, trovando nella pittura un linguaggio diverso da quello sperimentato fino a quel momento.
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