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“A noi!”: anche il Ticino conobbe la seduzione fascista

foto di gruppo
I fascisti ticinesi riuniti con i gagliardetti delle varie sezioni comunali, in una foto pubblicata su "Il fascista svizzero". Jonas Marti, RSI

Gagliardetti di paese, giornali e feste per bambini. Negli anni Trenta il movimento cercava consenso anche nella vita quotidiana del Cantone italofono.

“La nuova gioventù del Ticino”, annuncia il titolo sopra la fotografia. Gli uomini in camicia nera si stringono gli uni agli altri. Molti sorridono, qualcuno tiene un braccio sulla spalla del vicino. Alle loro spalle si alzano i gagliardetti di Verscio, Muggio, Caslano, Mendrisio, Lugano, con il grido “A noi!”. Il giornale li presenta come il futuro del Cantone. Un futuro fascista.

Il fascismo nasce in Italia dopo la Prima guerra mondiale. Mussolini promette ordine e rinascita nazionale, mentre le squadre fasciste colpiscono gli avversari politici e le organizzazioni dei lavoratori. Arrivato al governo nel 1922, negli anni successivi costruisce una dittatura. La censura soffoca la stampa, gli oppositori vengono perseguitati, il partito pretende di organizzare l’intera società attorno al culto del Duce.

>>> Il reportage integrale del programma della RSI La Storia infinita:

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Il movimento attraversa presto la frontiera. Già nel maggio 1921 nasce a Lugano il primo fascio italiano all’estero, tra gli emigrati. Le organizzazioni legate a Roma cercano di riunire e controllare gli italiani residenti in Svizzera. Nel 1933 nasce anche un movimento fascista svizzero, guidato dal colonnello vodese Arthur Fonjallaz. Il referente ticinese è Nino Rezzonico.

Un giornale di battaglia

Il 14 dicembre 1933 esce il primo numero de Il Fascista Svizzero, organo della Federazione fascista del Cantone Ticino. Si definisce “settimanale di polemica e di battaglia”. Accanto al programma politico trovano posto le cronache delle sezioni e le riunioni dei gruppi femminili. Ci sono le feste per le famiglie, persino le canzoni. Il giornale offre ai militanti un mondo in cui riconoscersi.

La promessa è quella di una “democrazia perfezionata”. Nelle pagine del giornale il richiamo al popolo si accompagna alla sfiducia nei partiti storici e all’attesa di uomini nuovi, capaci di decidere. La libertà di stampa viene associata al «disfattismo». Il progetto prende in prestito le parole della democrazia per contestarne le libertà e il pluralismo.

>>> Dagli archivi della RSI, un altro documentario sul Ticino e il fascismo del 1994:

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La politica di ogni giorno

I “Musi duri” di Mendrisio posano per una fotografia. Il nome rivendica fermezza, il ritratto mette in scena la coesione del gruppo. A Lugano, Elvezio Grassi, proprietario del bar Argentino, ha allestito al primo piano un locale tappezzato di ritratti del Duce. L’appartenenza politica si coltiva anche nella familiarità di una compagnia e di un luogo di ritrovo.

uomo posa seduto in una stanza
Ritratti di Mussolini e ritagli di giornale sulle pareti della “Sala Nera”, al bar Argentino di Lugano. Jonas Marti, RSI

Anche le ricorrenze dell’infanzia hanno una funzione politica. Nella fotografia della “Befana fascista” di Lugano, madri e bambini posano insieme. La distribuzione dei doni intreccia assistenza e propaganda. Il movimento cerca di legare la propria presenza a un gesto atteso dalle famiglie, al ricordo di una festa.

foto di gruppo
Madri e bambini riuniti per la “Befana fascista” di Lugano. Jonas Marti, RSI

Il Cantone è attraversato da tensioni sull’italianità e sul proprio posto nella Confederazione. Alcuni fascisti sognano l’annessione all’Italia, altri guardano alla dittatura mussoliniana come a un modello, altri ancora cercano una via ticinese al fascismo. Il movimento di Fonjallaz e Rezzonico conta al massimo poco più di 500 membri. Nel 1935 non conquista alcun seggio in Gran Consiglio, il Parlamento cantonale.

copia di giornale
Il saluto romano nelle prescrizioni de Il Fascista Svizzero. Jonas Marti, RSI

L’appartenenza che il giornale propone ha intanto le sue regole. Deve accompagnare il militante anche fuori dalle riunioni, diventare un gesto riconoscibile nella vita ordinaria. La consegna non prevede eccezioni: “Il fascista ticinese saluta romanamente. Ovunque si trovi”.

>>> Le stragi neofasciste e i legami con la Svizzera italiana: un documentario della trasmissione di approfondimento della RSI Falò:

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