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Svizzera-UE: il nodo dell'accordo quadro arriva al pettine

Ursula Von der Leyen, che aveva incontrato nel gennaio scorso la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga al WEF di Davos, ha detto di aspettarsi che il Governo svizzero faccia rapidamente un passo verso la firma dell'accordo quadro istituzionale. Keystone / Alessandro Della Valle

Dopo il 'no' di domenica all'iniziativa per abolire la libera circolazione, tornano in primo piano le discussioni per un accordo quadro istituzionale che dovrà regolare i rapporti futuri tra Svizzera e UE. Ma la strada è tutta in salita.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 settembre 2020 - 21:00

Per qualche mese, in attesa del risultato della votazione di questo fine settimana, il tema dell'accordo quadro istituzionale era stato messo un po' in sordina. Nulla di più normale, visto che in caso di accettazione dell'iniziativa promossa dall'Unione democratica di centro, sarebbe verosimilmente colato a picco.

Questa intesa, negoziata nel 2018 ma non ancora firmata, consente di adeguare in modo più dinamico e rapido gli accordi bilaterali, accordi su cui si basano da anni i rapporti tra Svizzera e UE e che regolano tutta una serie di settori, dalla libera circolazione al trasporto aereo, passando per i trasporti terrestri all'agricoltura. Attualmente, ogni qualvolta che vi è uno sviluppo del diritto europeo in uno di questi ambiti, la Svizzera riprende generalmente le norme. Passando però prima da nuovi negoziati. L'accordo quadro dovrebbe appunto evitare questa prassi un po' troppo lenta agli occhi di Bruxelles.

L'accordo raggiunto nel 2018 suscita però diverse reticenze nella Confederazione. I punti problematici sono tre: protezione dei salari, aiuti statali e direttiva sulla cittadinanza. Inoltre, l'istituzione di un tribunale arbitrale incaricato di dirimere eventuali vertenze è particolarmente criticata dalla destra: una simile istituzione rischierebbe di far perdere sovranità alla Svizzera e intaccherebbe la sua democrazia diretta.

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Da Bruxelles non arrivano però segnali particolarmente incoraggianti per la Confederazione. Diversi esponenti europei - la presidente della commissione Ursula Von der Leyen in primis - si sono felicitati per il risultato della votazione di domenica. Sottolineando però nello stesso tempo che non vi sono margini per un'ulteriore negoziazione. L'accordo va firmato così com'è e in fretta.

Una posizione ribadita da Andreas Schwab, presidente della delegazione del Parlamento europeo che si occupa delle relazioni con la Confederazione, intervistato dalla Radiotelevisione svizzera.

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La pillola difficilmente però riuscirà a passare in Svizzera. Così com'è, l'accordo quadro infatti non convince né la destra sovranista né buona parte della sinistra, preoccupata per l'allentamento delle misure di accompagnamento per proteggere dal fenomeno del dumping salariale. E neppure molti esponenti di centro o del mondo economico. L'ex ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann, del Partito liberale radicale (centro destra), ha ad esempio recentemente definito l'accordo "unklug", ovvero sconsiderato.

Il parere di economiesuisse e dei sindacati:

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Insomma, come riassumono La Tribune de Genève e 24 Heures, i negoziati - o meglio le discussioni, visto che Bruxelles ha sottolineato che non c'è più nulla da negoziare - si annunciano come una "via crucis" per la Svizzera.

Il portavoce del Governo André Simonazzi non si è sbottonato sul seguito che sarà dato a questo dossier: "Il Consiglio federale determinerà la posizione della Svizzera nelle prossime settimane e riprenderà la discussione con l'UE concernente una soluzione per i punti dell'accordo ancora aperti".

tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 28.9.2020)

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