Zoomer e l’arte, una passione da milioni
Secondo una nuova indagine di Art Basel e UBS, i collezionisti della Gen Z stanno rivoluzionando il mercato dell'arte con una spesa più che doppia rispetto alle generazioni precedenti e un approccio agli acquisti sempre più informato e digitale.
Quella dei cosiddetti Zoomer (Gen Z) emerge come la generazione più incline a spendere nell’arte tra le fasce di popolazione facoltose: nel 2025 e nella prima metà del 2026 ha investito più del doppio rispetto a quelle più anziane. Ed è all’origine di quasi la metà degli acquisti di opere con un prezzo superiore al milione di dollari.
È quanto emerge da una nuova indagine sui collezionisti ad alto patrimonio realizzata da Art Basel, fiera dell’arte moderna e contemporanea, e da UBS, sulla base delle risposte fornite da 3100 persone di dieci mercati chiave: Stati Uniti, Regno Unito, Cina continentale, Hong Kong, Francia, Australia, Germania, Giappone, Brasile e Singapore.
Lo studio offre anche una prima analisi dedicata alle modalità con cui queste persone iniziano a costruire le proprie collezioni. La famiglia resta il canale principale: il 28% l’ha indicata come via primaria d’ingresso nel collezionismo, quota che sale al 40% tra i membri della Gen Z. Quasi il 90% delle e dei giovani che hanno ereditato opere le ha conservate, a conferma del ruolo duraturo dell’eredità familiare nel plasmare le collezioni tra generazioni.
Tra gli aspetti più importanti del possesso di un’opera, l’unicità e la rarità svettano con il 43% delle preferenze, davanti al fatto che un lavoro è rispettato dagli esperti (23%) e che le opere sono ammirate negli ambienti dei collezionisti (22%). L’unicità conta ancora di più per gli Zoomer (48%) rispetto ai Baby Boomer (38%).
Acquisti informati
Le collezioniste e i collezionisti non comprano a caso: il 72% ha condotto ricerche indipendenti moderate o significative prima di acquistare arte, in aumento rispetto al 62% del 2025, con una quota che raggiunge l’80% tra i membri della Gen Z. Cresce anche l’uso di fonti digitali e strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale (IA): il 58% utilizza risorse online per consigli e raccomandazioni, mentre l’impiego di app e strumenti di IA è salito al 22%, dal 4% del 2024.
Restano centrali anche filantropia e pianificazione dei lasciti. Il 23% dei collezionisti interpellati – si parla sempre di High Net Worth Individual (HNWI), cioè di persone particolarmente abbienti – ha dichiarato di voler donare opere a musei nel prossimo anno, mentre molti altri intendono sostenere premi per artisti, residenze, fondazioni o musei privati.
“In qualità di leader mondiale nella gestione patrimoniale, UBS segue da diversi anni il fenomeno del grande trasferimento di ricchezza”, commenta Paul Donovan, capo economista di UBS Global Wealth Management, citato in un comunicato. La ricerca “conferma che tale fenomeno è ormai ben avviato”. I collezionisti più giovani continuano peraltro a prediligere categorie tradizionali come la pittura e la scultura, “il che suggerisce che, sebbene le abitudini di collezionismo si stiano evolvendo, alcune preferenze estetiche rimangono più costanti tra le generazioni di quanto spesso si pensi”, aggiunge l’esperto.
Lo studio evidenzia una base di collezionisti sempre più informata, coinvolta nel mondo digitale e attiva in diverse categorie e canali, chiosa da parte sua Noah Horowitz, CEO di Art Basel, citato nel documento per la stampa. “I confini del collezionismo si stanno ampliando, plasmati da significativi cambiamenti intergenerazionali”, afferma. I membri della generazione Z “introducono una nuova serie di aspettative e comportamenti che influenzeranno il modo in cui i collezionisti del futuro interagiranno con il mercato dell’arte”, conclude il dirigente.
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