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Parmelin al WEF: “L’unità dopo Crans-Montana è un modello per le crisi globali”

Guy Parmelin
Guy Parmelin ha dato il via al WEF. Keystone-SDA

Aprendo il Forum di Davos con un appello alla cooperazione internazionale, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha dato il via ai lavori in un clima di forte tensione, dominato dalle minacce di dazi statunitensi nei confronti dell'Europa.

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha dato ufficialmente il via ai lavori del Forum economico mondiale (WEF) di Davos con un commosso ringraziamento per il sostegno internazionale ricevuto dopo la catastrofe di Crans-Montana. Nel suo discorso inaugurale, il capo del dipartimento federale dell’economia ha sottolineato come la tragedia abbia saputo mobilitare energie e unire le persone al di là di ogni avversità.

“È impressionante vedere in che misura questa catastrofe ha potuto rafforzare la collaborazione”, ha affermato il 66enne nell’intervento – tenuto in francese – al centro dei congressi della cittadina grigionese. A suo avviso questa unità d’intenti non dovrebbe però limitarsi alle emergenze, per quanto drammatiche: Parmelin ha espresso l’auspicio che un simile spirito di cooperazione si estenda anche alle relazioni internazionali, per trovare soluzioni sostenibili e durature alle “sfide del nostro tempo”.

Il servizio del TG 12.30 della RSI del 20 gennaio 2026:

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Tra queste l’esponente UDC ha citato esplicitamente i conflitti in Ucraina e a Gaza, come pure le crisi in Sudan, Venezuela e Iran. Nonostante i molteplici fronti di difficoltà, secondo Parmelin l’esistenza del WEF e la presenza a Davos di alti rappresentanti dimostra che il mondo è pronto a rafforzare il dialogo e le istituzioni comuni per affrontare e superare queste prove.

Tensioni tra minacce di dazi e diplomazia

Il WEF si è aperto in un clima di tensione. Le preoccupazioni maggiori derivano dalle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump d’imporre dazi aggiuntivi a otto Stati europei (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Regno Unito) che si oppongono alle sue ambizioni espansionistiche in Groenlandia.

In risposta a queste minacce, gli ambasciatori dell’Unione Europea (UE) hanno tenuto una riunione di emergenza a Bruxelles. Un vertice straordinario dei 27 Paesi membri si terrà giovedì sera nella capitale belga, come annunciato da un portavoce del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso l’intenzione di richiedere l’attivazione dello strumento anti-coercizione dell’UE in caso di nuovi dazi doganali americani. Questo strumento, che richiede la maggioranza qualificata dei Paesi dell’Unione Europea, permette di bloccare l’accesso ai mercati pubblici europei o di congelare determinati investimenti.

I discorsi di Macron e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, previsti dopo quello di Parmelin, saranno seguiti con particolare attenzione. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrebbe intervenire martedì al WEF, come pubblicizzato dalla Ukraina House.

La Svizzera, pur non essendo direttamente interessata dalle minacce di dazi di Trump, potrebbe subire danni collaterali. Il Governo elvetico ha mantenuto un profilo discreto riguardo alle minacce sulla Groenlandia.

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 19 gennaio 2026:

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