Violenze domestiche verso una sorveglianza “dinamica” in Svizzera
Per contrastare più efficacemente le violenze domestiche, la Svizzera adotterà un sistema di monitoraggio elettronico attivo che, a differenza del metodo passivo attuale, allerterà immediatamente una centrale in caso di violazione delle zone di divieto.
La Svizzera intensificherà la lotta contro le violenze domestiche con un sistema di sorveglianza elettronica attiva degli autori, 24 ore su 24 e in tempo reale. Lo riportano venerdì 24Heures e la Tribune de Genève, precisando che Vaud avvierà un progetto pilota in tal senso nella seconda metà dell’anno.
Attualmente nella maggior parte dei cantoni il sistema funziona ancora in modo passivo, con controlli effettuati a posteriori. Riuniti giovedì a Berna, i membri dell’associazione Electronic Monitoring (EM), che riunisce tutti i cantoni ad eccezione del Vallese e del Ticino, hanno confermato la loro volontà d’introdurre un sistema attivo entro il 2027. Quasi la metà dei cantoni avvierà dei test nei prossimi mesi.
“Ciò che è previsto concretamente è la creazione di una centrale che vigilerà in ogni momento affinché le zone di divieto definite dalla giustizia siano rispettate”, spiega alle due testate il presidente dell’associazione, il consigliere di Stato vodese Vassilis Venizelos.
Grazie alla geolocalizzazione del braccialetto, qualsiasi intrusione in una zona vietata farà scattare immediatamente un allarme. Una centrale contatterà quindi l’autore per ordinargli di allontanarsi. “Se non obbedisce, interviene la polizia”, riassume Venizelos.
A lungo termine, il sistema dovrà evolvere verso una sorveglianza cosiddetta “dinamica”, con un dispositivo indossato anche dalla vittima per misurare costantemente la distanza tra le due persone. “Questo dispositivo permette di seguire in tempo reale e di sorvegliare simultaneamente i movimenti degli autori e delle vittime”, spiega il vodese, aggiungendo che “non si tratta di imporre questo tipo di dispositivo a una vittima. Se una persona non si sente a proprio agio con questa idea, non le verrà proposto”. L’obiettivo è anche quello di superare i confini cantonali e garantire una protezione continua su tutto il territorio svizzero.
Vaud avvierà un progetto pilota nel secondo semestre del 2026 con sei-dodici braccialetti elettronici. Questa fase di test consentirà di valutare contemporaneamente la sorveglianza attiva classica e quella dinamica. “L’obiettivo è generalizzare lo strumento nel 2027”, precisa Venizelos. Il progetto richiede tuttavia una formazione specifica degli agenti di polizia e l’attuazione di protocolli di intervento armonizzati.
Il costo del dispositivo rimane relativamente contenuto. A Zurigo, un progetto pilota è costato 60’000 franchi in diciotto mesi. Nel canton Vaud, la sorveglianza di 6-12 braccialetti comporterebbe una spesa compresa tra 7’500 e 15’000 franchi all’anno. Per Venizelos, “il costo dell’inazione è ben più elevato”. La violenza domestica genererebbe in Svizzera circa 300 milioni di franchi di costi diretti all’anno. Nel canton Vaud la polizia interviene da tre a cinque volte al giorno per questa problematica.
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