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Via libera degli Stati ai voli interni per le compagnie straniere

aeroporto lugano al crepuscolo
Apertura al cabotaggio per i voli nazionali Keystone-SDA

Il Consiglio degli Stati ha approvato una modifica di legge per consentire alle compagnie aeree europee di operare voli nazionali in Svizzera, come sulla tratta Lugano-Ginevra, qualora non vi sia interesse da parte dei vettori elvetici.

Anche le compagnie straniere dovrebbero essere autorizzate a offrire voli nazionali interni alla Svizzera, come sulla tratta Lugano-Ginevra.

Lo ha deciso mercoledì il Consiglio degli Stati, modificando in questa direzione la revisione della legge sulla navigazione aerea. Quest’ultima, nel voto d’insieme, è stata accolta per 37 voti a 4.

Con la riforma vengono attuate varie mozioni adottate dal Parlamento. Lo scorso mese di giugno, il Nazionale – dove ora fa ritorno per l’esame delle divergenze – ha già dato luce verde al progetto nel suo insieme.

D’accordo sul fondo della revisione, la commissione preparatoria della Camera dei cantoni ha però apportato varie modifiche alla versione iniziale. In primis, i “senatori” hanno deciso di creare le condizioni normative per riprendere i collegamenti aerei interni, aprendoli anche a società estere. Attualmente, il trasporto di persone o merci tra due punti del territorio svizzero per via aerea è riservato alle imprese elvetiche. Non essendoci però compagnie interessate, nessuno opera su queste tratte.

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 16 settembre 2026:

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Gli Stati hanno dunque inserito nella legge la possibilità per i vettori con sede principale nell’Unione europea e nell’Associazione europea di libero scambio di assicurare – in caso di assenza di interesse da parte di compagnie svizzere – questo servizio. In particolare, la rotta che potrebbe beneficiarne è quella fra Lugano e Ginevra.

Ticinesi a favore

“Non si tratta di una liberalizzazione generale del cabotaggio, bensì di collegare meglio due poli finanziari maggiori”, ha affermato Fabio Regazzi (Centro), già autore di un’iniziativa parlamentare con obiettivi simili. Per il ticinese, lo scopo è “rafforzare la competitività, l’attrattiva e la coesione nazionale”.

“L’andata e ritorno in treno fra Lugano e Ginevra dura circa dieci ore, con spesso l’obbligo di pernottare”, gli ha dato man forte Marco Chiesa (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice). Non si vuole peraltro creare un mercato artificiale, ha argomentato l’ex presidente del suo partito: “Nel 2015 su quella tratta c’erano decine di migliaia di passeggeri”.

Pur riconoscendo la lunghezza del tragitto in questione via ferrovia, Baptiste Hurni (Partito socialista – PS, sinistra) si è detto convinto che questa apertura non sia necessaria. In Svizzera “c’è la densità più alta al mondo di treni, con un alto tasso di puntualità”, ha infatti sottolineato. Per 28 a 12, il plenum ha però seguito la maggioranza della commissione.

Tutela del personale

Per quanto riguarda gli altri ritocchi, la sinistra è ad esempio riuscita ad ampliare la nozione di personale aeronautico, al fine di proteggere meglio l’insieme dei collaboratori contro eventuali aggressioni, come avviene per gli impiegati delle FFS.

Ha invece fallito nel tentativo di tutelare ulteriormente la salute del personale di volo. In particolare, mirava a disciplinare i tempi di servizio, gli orari di volo e i periodi di riposo.

A differenza di quanto successo al Nazionale, la garanzia dei diritti acquisiti in merito agli orari di esercizio degli scali di Ginevra e Zurigo non è stata oggetto di dibattito. Gli Stati hanno completato la disposizione per proteggere anche la portata dell’esercizio degli aeroporti nazionali.

I “senatori” hanno poi rinunciato a emanare prescrizioni per gli ultraleggeri, ossia gli aeromobili la cui massa al decollo non supera i 600 chilogrammi, stralciando un articolo introdotto dall’altra camera.

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